Da
"info@ascn.it"
Salve,
come potrete constatare Vi scrive un cacciatore che da tempo ormai Vi
mostra
la più sentita gratitudine, rinnovando immancabilmente di anno in anno,
il
tesseramento all' A.S.C.N. . Innanzitutto mi associo e sposo volentieri la
Vs
causa circa la modifica della legge sulla caccia 157/92 in quanto il
sottoscritto,
come penso tutti i cacciatori, è stanco delle innumerevoli restrizioni,
presenti
solo in Italia, che opprimono la nostra grande passione. In merito Vi
autorizzo a
tenermi presente per qualsiasi sottoscrizione o manifestazione per la
difesa dei
diritti di noi cacciatori. Mi complimento per l'organizzazione del Vostro
sito
internet, dal quale, scorrendo le pagine, si nota tutto il Vs attaccamento
al nobile
sport della caccia. Desidererei , se possibile, essere avvisato su tutte
le eventuali
manifestazioni o giornate d'incontro dei soci dell'A.S.C.N., e, in più
per le gare
di tiro al volo (a livello amatoriale) che organizzerete. Se non Vi è
troppo
impegnativo desidererei ricevere qualche Vs gadget o qualche adesivo anche
per
testimoniare la mia "fede" nei Vostri confronti, e, una
qualsiasi tessera che testimoni
la mia appartenenza alla A.S.C.N. .
Vi ringrazio infine per gli auguri di compleanno che, ogni anno ricevo
immancabilmente dall'associazione, e, per le lettere con le quali mi
informate
degli avvenimenti legislativi e news sulla caccia, nostra comune passione.
Sicuro di una Vostra risposta mi complimento ancora una volta per la
costanza e l'impegno che mostrate verso la salvaguardia dei diritti dei
cacciatori,
troppo spesso ignorati o usati come strumenti per il raggiungimento di
fini politici.
Confidando ciecamente della Vs estraneità a qualsiasi coalizione politica
non mi resta che concludere dicendoVi: GRAZIE DI ESISTERE.
IL VOSTRO SOCIO
Rag. Accardo Angelo
--------------------
Con
la presente vi ringrazio per il biglietto di auguri che mi avete spedito
in occasione del mio compleanno. Nel ringraziarvi, mi farebbe piacere
sapere se le tanto attese proposte di legge per la sostituzione o
modifica dell'attuale legge 157/92 sono ferme o almeno io credo. Vorrei
sapere a che punto sono e se possiamo sperare in una loro approvazione
entro l'anno venatorio, la speranza e l'ultima a morire,
la Ns.
passione per la caccia non morirà mai. Un cordiale saluto a tutti voi e a
tutti gli amici cacciatori.
--------------------
Placido
Petralia
Apprezzo
molto la Vs. disponibilità e solerzia nel rispondere al quesito
che Vi ho sottoposto.Il mio passaggio al Vs. sito internet non è stato
casuale, da più di un anno fa parte dei miei siti preferiti.Colgo
l'occasione, infatti, per fare i complimenti alla Vs. associazione per
come tale sito è curato ed informato.Più di una volta ho risposto ai Vs.
appelli spedendo le mail da Voi suggerite.Per quanto riguarda il tesseramento,
e quindi la possibilità di essere socio, Vi prego volermi informare del
vs. referente della mia zona, sarà mio piacere contattarlo per eventualmente
aderire all'associazione.
cordialmente
Carmelo
Fiorello
--------------------
Quest'anno
sto pensando seriamente di unirmi alla vostra associazione, ma
non vorrei che la distanza fosse un problema.
Potete mandarmi del materiale informativo sul contratto associativo che
avete stipulato con relative somme ed eventuali omaggi?
Sono ormai stufo della fidc che ha ormai deciso di schierarsi con gli
anticaccia.
Sicuro di un vostro favorevole riscontro, colgo l'occasione per porgere
distinti saluti.
Marco Di Bella
--------------------
Salve..sono
un giovane siciliano appassionato di caccia......fedele
visitatore del vostro sito a cui faccio i miei complimenti perche ritengo
sia il migliore in sicilia e .....dintorni.....volevo solo esporre il mio
apprezzamento e la mia solidarieta' verso la vostra battaglia per la
modifica della legge nazionale sulla caccia...cosa giusta e
sacrosanta......oggi ancora di piu' visto che ci dobbiamo
allineare alle direttive europee vigenti......o dobbiamo solo subire gli
aspetti negativi di questa nuova europa unita come l'abbassamento del
potere d'acquisto e di questo euro ormai alle stelle a scapito di un
minore tenore di vita generale della classe medio-borghese del nostro
paese, e poi ritengo personalmente che il vero cacciatore sia il migliore
tutore della fauna e della flora che lo circonda perche' in fondo vive di
persona il contatto con la natura e impara ad apprezzarla ed a rispettarla
....non come tanti buffoni che si ritengono ambientalisti.....poi mi
dovrebbero spiegare le basi ideologiche di tale attributo......e grazie
anche per aver appreso da voi che alcune associazioni faunistiche come
arcicaccia e altre da voi descritte nei vostri articoli sul sito che
invece di schierarsi dalla parte degli interessi del cacciatore
applicano una politica filo-ambientalista....ho visto anche un loro
articolo apparso su tiscali animali contro la modifica della legge
157.......altro non sono che una massa di BUFFONI....BUFFONI.....se fosse
per me fallirebbero all'istante all'atto della stipula dell'assicurazione
sull'attivita' venatoria....In queste ultime elezioni ho dato la mia
fiducia al presidente berlusconi......ma come ben dite voi.e la dott.ssa
che accompagna le vostre battaglie politiche e che adesso non ricordo il
nome.....il cacciatore non mira bene solo alla selvaggina....ma anche ai
politici.........e quindi anche berlusconi vada a quel paese se non riesce
a tutelare nemmeno gli interessi di tanti cacciatori che sborsano fior di
quattrini per praticare l'attivita' venatoria e vengono considerati a
momenti alla stregua di assassini........vi faccio tanti auguri affinche'
possiate festeggiare presto la tanto sospirata vittoria politica.......
distinti
saluti.
Giuseppe
D'Amico
--------------------
siamo
un piccolo gruppo di cacciatori toscani che da tantissimi anni veniamo per
circa una settimana vicino ad agrigento per la caccia alla allodola, come
possiamo fare per sapere se siamo strati accettati o no? ringraziando
a&g
--------------------
Spett.Le
Associazione
Ho ricevuto la vostra e.mail . Colgo l'occasione per ringraziarvi
vivamente per il Vs. interessamento che, a prescindere da quale sia
l'esito, dimostra da solo la serietà e la professionalità della Vs.
Associazione. Del resto una idea in tal senso me la ero fatta visitando le
pagine del vostro sito che ho apprezzato per la chiarezza e la completezza
d'informazione. In merito al quesito che vi ho posto vi comunico che farò
esattamente quello che mi avete suggerito, appoggiandomi magari ad
altri cacciatori che conosco e che si trovano nella stessa situazione o giù
di lì. Spero di ottenere qualche risultato in un senso o nell'altro,
anche se credo che magari troveranno qualche motivo per l'esclusione.
Comunque in ogni caso qualunque sia l'esito di tale vicenda, ciò non mi
impedirà di godermi ugualmente la stagione venatoria 2004-2005. Con
l'occasione volevo sapere se esiste una sede della Vostra Associazione
nella Provincia di Caltanissetta o nelle provincie vicine per
eventualmente associarmi. ( Ho visto una Vs. locandina in una armeria di
Serradifalco).
Cordiali saluti, Angelo Volpe
--------------------
Le
trasmetto copia di quanto ho inviato per email al Dott Camillo Albanese.
Ho creduto opportuno inviarla per email pensando che un Dirigente o chi
per Lui avesse l'accortezza almeno di rispondermi e inventarsi qualcosa.
...Altresì con la presente La autorizzo eventualmente a pubblicare quanto
sotto (ovviamente senza i dati personali) sul vostro sito. La ringrazio e
Saluti.
Egr.
Dott. Agr. Camillo Albanese
Le scrivo per esternare il mio più completo disappunto sulle procedure
che si ottemperano alla RFV di Enna per le modalità di ammissione negli
Atc di Enna
Mi chiamo ... sono nato il ... a ... e sono residente in ... in via ....
Appartengo a quella categoria di "Cacciatori" che
meticolosamente seguono
tutte le prassi e le regole per poter esercitare un proprio Diritto.
Ho presentato richiesta di ammissione per quest'annata venatoria il
07.01.2003
per gli atc di Ennauno ed Ennadue con due regolari
raccomandate RR datata 07.01.03 e ricevute dalla rfv il 09.01.03. Mi
ritrovo ammesso nell'atc di enna uno ma non in quello di enna due. Come me
3 dei miei parenti a cui ho provveduto personalmente a spedire le
raccomandate.
La mattina del 19 luglio 04, ho telefonato alla RFV di Enna ,mi ha
risposto un certo ..., alla mia domanda di chiarimenti in merito
all'esclusione dall'atc di enna due ,molto garbatamente che sembrava
leggesse , mi è stato detto che il giorno 2 gennaio 2003 si sono
presentati
8 associazioni di cacciatori ed hanno portato più di 1660 richieste.
Pertanto tutte le richieste pervenute in data successiva al 2 gennaio non
sono state accolte.
Alla mia domanda "Ovviamente queste domande sono state tutte
protocollate? mi è stato detto che non occorre in questi casi. E' ovvio
dedurre che in queste condizioni non vi è nessuna garanzia per gli
onesti cittadini che spendono danaro in marche da bollo in raccomandate
e
perdono tempo della propria vita.
Sorgono spontanee ,inoltre le seguenti domande:
1. Come mai le graduatorie pubblicate dalla RFV di Enna non sono correlate
della posizione in graduatoria in merito all'arrivo cronologico
delle richieste di ogni cacciatore?
2. Come mai la RFV di Enna è l'unica su tutte le ripartizioni Siciliane
che non ha inserito il n.di posizione in graduatoria?
3. Quanti cacciatori hanno richiesto l'ammissione nell'atc Enna due dopo
del 2 gennaio 2003, versando inutilmente danaro?
4. E' ovvio dedurre che neppure per la stagione venatoria 2005/2006 mi
verra' accettato Enna due considerato che ho spedito le domande il 5
gennaio 2004.(e con questa sarà la quarta volta che non mi
accettano l'atc di Enna due). Sicuramente le raccomandate in arrivo non
sono state mai neppure aperte.
Per ironizzare sulla questione credo che organizzerò per tutti i
cacciatori interessati un "Veglione di Capodanno " alla R.F.V di
Enna. Forse cosi riusciremo ad essere i "primi".
Fiducioso di una Sua risposta e di un Suo intervento ad intraprendere
iniziative atte a togliere gli"eventuali dubbi" sulla regolarità
delle procedure in tutte le ripartizioni Siciliane ed in particolare in
quella di Enna. Porgo Distinti Saluti.
Da
"info@ascn.it"
in
allegato troverete una petizione che l'arcicaccia con legaambiente
chiede di firmare.
E' mai possibile che questa associazione faccia comunque politica contro i
cacciatori??
ma i suoi iscritti sanno??
Tancredi
Corrado
--------------------
Mi
complimento con il Ministro Alemanno e con chi si batte per la riforma
della legge sulla caccia.
Soci
Circolo Caccia e Pesca Adranon, Adrano Catania.
--------------------
Tutta
la mia indignazione verso chi ha boicottato la riforma della legge
sulla caccia, speravamo in un cambiamento dell'assurda 157 ,ciò non è
stato,
il voto lo daremo a chi difende la nostra categoria, siamo umiliati e
offesi da troppo tempo, siamo cittadini, onesti.
--------------------
Avete
fatto ridere i compagni dell’ ARCICACCIA e
tutta la sinistra !!!! Vergognatevi !!!!!!!!!! Il mio voto ve lo potete
scordare !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Dott.
Andrea Del Ry
--------------------
Grazie per la vostra mail, finalmente uno spiraglio di
luce. Ho spedito le mail agli
indirizzi da voi indicati.
Un
caro saluto
Armando
Tagliavacche
Da
"Il Giornale di Sicilia" del 11/09/2003
Strage
di cirnechi, cacciatori allarmati
Misterioso
avvelenatore: decine di casi segnalati nelle campagne etnee ed ennesi
CATANIA
Polpette avvelenate stanno facendo strage in questi giorni di cirnechi - i
bellissimi che incappano nel pasto mortale "Tra questi anche
esemplari di specie protette", denuncia Vito Liotta dirigente
dell'associazione siciliana caccia e natura (ASCN) che ha lanciato
l'allarme su quanto sta
avvenendo nelle campagne ai danni dei cacciatori.
Gli
ambientalisti: noi non c'entriamo.
Da
cacciatori a prede. Le parti si invertono e le “vittime” diventano
carnefici. Una nuova realtà quella denunciata dall'associazione siciliana
caccia e natura (ASCN).Secondo il resoconto del dirigente nazionale del
sodalizio,Vito Liotta, sarebbero diversi i casi di cani (soprattutto
cirnechi e segugi) rimasti uccisi, negli ultimi giorni, nelle campagne
siciliane (soprattutto nell’ennese
e nel catanese - circa 15 casi) attraverso "bocconcini
amari" di polpette di carne avvelenata
Purtroppo
sono diversi i casi di veri e propri “assassinii” ha spiegato Vito
Liotta, dirigente dell'Ascn - ai danni degli animali. I responsabili di
questi gesti non sono stati ancora individuati. Ad ogni modo abbiamo
cautelativamente presentato alla guardia forestale diverse denunce contro
ignoti".
Ma
la cosa più grave ha scritto in una nota Liotta è che ad avere la peggio
sono stati sì i poveri cani di proprietà dei cacciatori, spesso morti
dopo sofferenze inaudite (e la disperazione dei padroni), ma anche gli
altri animali solitamente cacciati dagli stessi cacciatori: volpi, gazze,
cornacchie e gatti selvatici. Chiediamo a questo punto un intervento anche
da parte delle forze dell'ordine e delle guardie Venatorie".
Secondo
l'Ascn i comuni più colpiti sarebbero Adrano, Giarre, Piedimonte, Agira,
Nissoria, Centuripe e Valguarnera. Tra gli animali morti ce ne sarebbero
pure alcuni di specie protetta.
Negli
anni sessanta sono scomparsi gli avvoltoi siciliani a causa proprio delle
polpette avvelenate ha spiegato Giuseppe Rannisi, delegato della lipu
(Lega italiana protezione uccelli e associazione per la conservazione
della natura) è chiaro che si tratta di un fenomeno terribile. Ma debbo
escludere che si tratti di azioni riconducibili a soggetti animalisti o
ambientalisti.
Nella
cultura dell'animalista c'è sempre il rispetto della vita. Un animalista
non ammazzerebbe mai un animale. Men che meno un ambientalista che, così
facendo, sa che danneggerebbe l’intero ecosistema.
L’appello
della LIPU è rivolto però anche agli stessi cacciatori: “quando
prelevano di più di quanto la fauna selvatica ha prodotto alla fine della
stagione riproduttiva il patrimonio faunistico si riduce sempre di più
anno dopo anno. Sarebbe opportuno, pertanto, che nel loro stesso
interesse, e in quello di tutti, i cacciatori, soprattutto quelli più
sensibili,- prendessero coscienza di questi fatti e limitassero i propri
carnieri, controllando nel frattempo la fauna selvatica dall'assalto dei
bracconieri e dei “furbi" di turno”.
ORAZI0
Longo
Da
"La Sicilia" del 30/08/2003
CACCIATORI,
ESAMI BLOCCATI
Da
un lato gli animalisti che protestano per l'anticipazione della data di
apertura della caccia al 6 settembre (invece che al 21, come nel resto
d'Italia); dall’altra i cacciatori o, meglio, gli aspiranti cacciatori
che hanno deciso di ricorrere alla magistratura per ottenere il tesserino
venatorio.
Sono
le due facce della medaglia della stagione venatoria (in Sicilia secondo
il decreto dell'assessorato regionale all'Agricoltura e Foreste durerà
dal 6 settembre al 31 gennaio 2004) che si annuncia, come ogni anno, densa
di polemiche.
Il
problema dei cacciatori è, quello di poter ottenere la ripresa degli
esami per l'abilitazione all'esercizio venatorio, un problema che riguarda
le doppiette di Catania, Messina ed Enna. In un comunicato stampa, il
presidente dell'Associazione siciliana caccia e natura, di Palermo,
Francesco Lo Cascio, contesta l'arbitraria ed illecita sospensione degli
esami da parte dell'assessore regionale Agricoltura e Foreste, Giuseppe
Castiglione. L'Associazione ha preannunciato un'azione legale per ottenere
dai giudici la ripresa dell'attività delle commissioni d'esame. «Da
marzo 2003 - dice Lo Cascio - non è più possibile sostenere gli esami di
abilitazione all'esercizio venatorio con grave danno per tutti gli
appassionati che da anni aspettano di essere chiamati». Le nomine delle
commissioni d'esame sono state sospese dal Tar di Catania su richiesta di
alcuni esclusi.
La
delegazione provinciale della Lav, invece, in una nota, sulla base anche
di dati forniti dall'Istituto nazionale di fauna selvatica di Bologna,
elenca gli aspetti più gravi del calendario venatorio siciliano. Innanzitutto,
l'anticipazione al 14 settembre dell'apertura della caccia alla quaglia
(troppo rara ed in declino in tutta Europa) ed al 6 settembre al
colombaccio ed al coniglio (ancora intenti ad allevare i piccoli); la
caccia alla beccaccia, fino al 31 gennaio, invece che fino al 31 dicembre;
la possibilità per ogni cacciatore di sparare alla fauna migratoria in
giro per l'intera Sicilia, per un totale di 24 giornate; la caccia vagante
in inverno; la possibilità di ogni cacciatore di abbattere fino a 15
animali al giorno, limite troppo altro che autorizza veri e propri eccidi.
«Dobbiamo dare atto - dice la Lav - all'assessore Castiglione di aver
comunque avuto il coraggio di anche a seguito delle pressioni del mondo
venatorio e dei politici ad esso collegati, di aver posticipato l'inizio
della caccia al 6 settembre e non
più
al primo come illegalmente fatto finora in Sicilia».
Intanto,
per qualcuno, la stagione venatoria è già partita. I bracconieri non
hanno bisogni di date e di tesserini venatori. Lo testimonia un'operazione
antibracconaggio del nucleo provinciale degli agenti ittici-venatori ed
ambientali della Federazione Siciliana della caccia di Catania. Gli agenti
hanno sorpreso un bracconieri nel territorio di S. Giovanni la Punta che
abbatteva un coniglio selvatico. Alla vista degli agenti che tentavano di
circondarlo, il bracconiere è scappato dopo aver nascosto dietro un
cespuglio, un fucile calibro 20, ancora carico. Il bracconiere è riuscito
a fuggire, gli agenti, però, hanno recuperato l'arma dopo un'accurata ricerca.
Il fucile è stato, poi, consegnato ai carabinieri della Compagnia di
Gravina che lo hanno sequestrato, avviando un'indagine per risalire al
proprietario.
Da
"Il Giornale di Sicilia" del 27/08/2003
Cacciatori
contro l'assessore, esposto alla Procura catanese
PALERMO. I cacciatori si schierano
contro l'assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Castiglione. Il
motivo è la mancata nomina delle commissioni che dovrebbero esaminare gli
aspiranti cacciatori nelle province di Messina, Catania ed Enna. «Da
oltre un anno - spiega Francesco lo Cascio, presidente dell'Associazione
siciliana Caccia e natura - attendiamo che l'assessore nomini le
commissioni che servono per ottenere il nulla osta e poter poi chiedere
alle questure il porto d'armi a scopo sportivo. L'assessore non ha
proceduto, ci sono mille aspiranti cacciatori che attendono di
essere esaminati da un anno, e per questo motivo abbiamo fatto un esposto-denuncia
alla Procura di Catania». L'assessore Castiglione non ha voluto replicare
alle critiche.
Da
"www.armietiro.it"
Sotto
accusa i medici di Calderini
Dopo
che gli organi di informazione, in seguito alla strage provocata a Milano
da Andrea Calderini, hanno sprecato fiumi di inchiostro sulle cosiddette
"armi facili", sembra che finalmente qualcuno abbia deciso di
occuparsi con serietà delle vere cause del perché un individuo con
problemi psichiatrici e sotto cure mediche sia riuscito a farsi rilasciare
un Porto di fucile per Tiro a volo. Il sostituto procuratore Marco Ghezzi,
infatti, ha accusato due medici milanesi (che hanno rilasciato a Calderini,
rispettivamente, il certificato anamnestico e il certificato di idoneità)
di concorso in omicidio per le responsabilità avute nella faccenda.
Secondo il pm, infatti, i due professionisti avevano a disposizione tutti
gli elementi per capire che a uno come Calderini non si poteva concedere
di avere armi. Tra l'altro, il medico (psichiatra) che ha rilasciato il
certificato anamnestico (già accusato di falso ideologico, pur avendo
disconosciuto la propria firma) era lo stesso ad avere in cura Calderini
per un disturbo psichico ossessivo compulsivo. I due medici saranno
interrogati nei prossimi giorni.

Da
"La Sicilia" del 5/07/2003
Ok
del governo per cacciare la lepre siciliana
Roma.
Nella prossima stagione venatoria si potrà sparare alla lepre della
specie lepus corsicanus, tipica della Sicilia. Lo prevede un decreto del
presidente del Consiglio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ieri in
edicola. E Wwf e Lav (Lega antivivisezione) non ci stanno e parlano di «gravissimo
attacco alla fauna nostrana».
Si
tratta, spiegano le due associazioni, «di una specie quasi del tutto
esclusiva della Sicilia, a parte qualche piccolo gruppo sparuto
dell'Italia meridionale. E' un animale particolarmente importante perché
riconosciuto pochi mesi fa dallo stesso Istituto per la Fauna Selvatica,
come specie a se stante, rispetto a quella del resto d'Italia (lepre
europea), dunque
una specie 'doc' tutta italiana».
«Prima
ancora di censire la popolazione siciliana di lepre e sviluppare una
strategia per la sua tutela - proseguono Wwf e Lav - lo Stato ha deciso di
inserirla tra le specie cacciabili per poterla abbattere tra neppure due
mesi quando si aprirà la stagione venatoria. Un fatto - aggiungono - reso
ancora più grave poichè è la prima volta che questo strumento
straordinario, il Dpcm, viene usato per estendere la caccia ad altre
specie: i pochissimi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri
emanati fino ad oggi (il primo risale agli anni '80 a firma Spadolini),
sono sempre serviti per «salvare» le specie dalla caccia inserendole tra
le specie protette».
Wwf
e Lav pronte a dare battaglia
Le
due associazioni, quindi, sono decise a opporsi con tutti i mezzi
possibili contro questo decreto del governo che arrecherà gravi danni
alla fauna siciliana, già ogni anno impoverita da una indiscriminata
stagione di caccia che lascia sul terreno migliaia di animali di svariate
specie, oltre anche a quelle specie protette cacciate da cacciatori di
frodo e gente senza scrupoli.
Si
tratta dunque, secondo le associazioni, «di un segnale negativo per gli
animali protetti di casa nostra, soprattutto alla luce di quanto accaduto
ieri presso la Corte Costituzionale, che ha ribadito per la seconda volta
in sei mesi che spetta proprio allo Stato la competenza esclusiva per la
tutela della fauna selvatica». Un provvedimento che aggraverà la già
precaria situazione della fauna italiana.
L.
S.
L'A.S.C.N. RINGRAZIA IL GOVERNO
PER LA CORRETTEZZA DIMOSTRATA.
INUTILE
RISPONDERE AI SOLITI DUE, wwf e lav;
INUTILE
PARLARE DI DATI SCIENTIFICI CONOSCIUTI DA ANNI;
INUTILE
RIFERIRE DI DATI I.N.F.S. SULLA LEPUS CORSICANUS.
A
QUESTI DUE INTERESSA SOLO CHIUDERE LA CACCIA, TUTTO IL RESTO NON CONTA.

Da
"www.armietiro.it"
Anche
i medici vittime della "caccia alle streghe"
Anche
i medici cadono vittime dello stato di confusione che regna nelle questure
dopo la famigerata "circolare Pisanu". A Roma, la polizia ha,
infatti, denunciato per falso ideologico quattro medici (due dei quali
militari) per aver dichiarato idoneo al rinnovo del Porto d'armi un
cittadino di 69 anni con un occhio di vetro, dotato nell'occhio superstite
di un visus di 9 decimi. Il cittadino è stato a sua volta denunciato per
concorso in falso. Per motivi incomprensibili, avere un occhio solo
sembra, per la questura di Roma, un motivo sufficiente per rifiutare il
rilascio del certificato medico. Questo, evidentemente, senza che nessuno
si sia preoccupato di leggere quanto riportato nel decreto del 28 aprile
1998, che espressamente riporta: "Per i monocoli (organici e
funzionali) l'acutezza visiva deve essere di almeno 8/10, raggiungibile
anche con correzione di lenti normali o corneali, o con l'uso di
entrambe". Quindi, il cittadino aveva un visus addirittura superiore
al minimo previsto. Per l'incompetenza della polizia romana, cinque
persone dovranno pagare (profumatamente) un avvocato per difendersi da un
reato inesistente. Chi risarcirà queste persone? Proviamo a chiederlo a
Pisanu...
Lunardi:
automobili come le armi
Il
ministro delle infrastrutture, Pietro Lunardi, ha rilasciato una serie di
interessanti dichiarazioni in merito alla pericolosità di motorini, moto
e automobili, paragonate alle armi da fuoco. «Li considero armi improprie»,
ha detto Lunardi, «e di conseguenza l'ottenimento della patente dovrebbe
seguire lo stesso rigoroso e difficile iter che si segue per il Porto
d'armi». In Europa, ogni giorno, sulle strade restano uccise 150-200
persone, 20 solo in Italia. Tra le prime iniziative volte a contrastare
questo fenomeno, ci saranno corsi di educazione stradale, inseriti nel
programma di studi fino dalle scuole inferiori. È interessante notare
come, nell'arco di un mese, si sia passati dal dogma delle "armi
facili" del dopo strage di Milano a un iter "rigoroso e
difficile" per l'ottenimento di un'autorizzazione in materia di armi:
che dire? Dalle stalle alle stelle...
La
disinformazione si fa internazionale
''Oltre
ai tre milioni di armi registrate, gli Italiani possiedono almeno 1,5
milioni di armi nascoste o non registrate. Conseguenza di alcune delle
leggi più permissive d'Europa sul possesso delle armi, la maggior parte
degli Italiani può possedere tutte le armi che vuole. Contrariamente alla
convinzione comune che gli Europei sono praticamente privi di armi, nei 15
paesi dell'Unione europea vi sono circa 84 milioni di armi da fuoco. Di
queste, l'80 percento - 67 milioni - è nelle mani di cittadini privati'',
afferma Karp. ''È un fatto che i cittadini europei sono molto più armati
di quanto essi stessi credano''.
Sono solo alcune delle
affermazioni rilasciate Aaron Karp, senior consultant dello Small arms
survey e autore di un nuovo rapporto sulla diffusione delle armi da fuoco,
che sarà reso pubblico al palazzo di vetro dell'Onu di New York nei
prossimi giorni. A noi non interessa fare un confronto tra legislazioni in
fatto di armi, quanto piuttosto sapere a quali fonti ha attinto Karp per
la stesura del suo memoriale. Se, infatti, si fosse basato sulle
indicazioni pubblicate dai quotidiani e dalle televisioni, avrebbe
ottenuto un quadro quantomeno deformato della situazione italiana. Sarebbe
anche interessante sapere da dove ha tirato fuori il totale di armi
legittimamente detenute ma, soprattutto, la stima sulle armi detenute
illegittimamente (se sono armi clandestine, come si fa a censirle?). Sul
fatto, poi, che la maggior parte degli italiani possa detenere "tutte
le armi che vuole", occorre evidentemente un chiarimento: se per
"tutte" intende "tutti i tipi", allora vorremmo sapere
in quale armeria possiamo trovare un bel Mab 38 funzionante, per la nostra
collezione. Se, invece, per "tutte" intende indicare un numero
infinito, resta da capire quale differenza ci sia tra un pazzo che
brandisce una pistola e un pazzo che ne brandisce due. Se questi sono i
dati, le impressioni ma, soprattutto, le professionalità sulle quali l'Onu
dovrà decidere il futuro degli appassionati d'armi, stiamo freschi!

ALEMANNO:
VERDI, AMBIENTALISTI PREVENUTI SULLA CACCIA
Dopo
le contestazioni ambientaliste subite a Venezia (''I cacciatori amano
l'ambiente come i violentatori amano il sesso''), il ministro Gianni
Alemanno si sfoga dalle pagine del GIORNALE: ''Ma quali devastazioni,
quali 'violentatori'? E' giunta l'ora di abolire uno stereotipo
assolutamente falso: i cacciatori non sono criminali in liberta' vigilata.
La mia legge permettera' di avvicinarsi a un modello europeo e di chiudere
la fase delle guerre ideologiche''.
''I cacciatori non sono orchi cattivi, come vuole un cliche' ideologico.
Sono persone che amano l'ambiente come e quanto gli ambientalisti.
Purtroppo nelle associazioni verdi e' scattato un riflesso condizionato,
una cultura di sospetto''. A chi lo accusa di avere illustrato una
controriforma, Alemanno risponde:
''Ho esposto le linee guida di un progetto che verra' presentato nel
Consiglio dei ministri. Ma l'unico obiettivo e' avvicinarsi alle regole
europee, che sono meno restrittive di quelle italiane. La fauna e' un
albero da frutto che piu' si pota e piu' riproduce''.
A chi lo accusa di voler depenalizzare i reati di caccia illecita
risponde: ''Al contrario, combatteremo i bracconieri con maggiore vigore.
Ma deve cadere il tabu' del cacciatore nemico dell'ambiente''. Nessuna
competenza sottratta allo Stato assicura il ministro: ''Affideremo il
controllo del territorio e dei regolamenti, dove possibile, alle Regioni.
Costituiremo le Unita' locali dove cacciatori e ambientalisti si
incontrino e pianifichino l'attivita' e i cicli stagionali, con
flessibilita'. In Francia il modello funziona benissimo''.(ANSA)

L'Associazione
Siciliana Caccia e Natura riporta
integralmente il comunicato stampa Arcicaccia, ma non può fare a meno di
chiedersi: Ma
questi sono a favore dei cacciatori o no?
COMUNICATO
STAMPA ARCICACCIA del 16/05/2003
L’Arcicaccia
a Venezia … insieme agli scienziati Altrove, di contro, solo
impostazioni chiuse e propagandistiche
L’Arcicaccia
ha partecipato, questa mattina, a Venezia, ad un convegno scientifico (dal
titolo “Conservazione e tutela della fauna selvatica: le ragioni della
scienza, del diritto, dell’Europa) organizzato da WWF, Legambiente e
Lipu. “Una presenza convinta - ha sostenuto nel suo intervento Osvaldo
Veneziano, presidente dell’Arcicaccia che ha partecipato
all’iniziativa insieme a Marco Ciarafoni, presidente del Consiglio
Nazionale dell’Associazione – dettata dall’esigenza di proseguire
responsabilmente, nell’interesse del Paese, sulla strada del confronto e
della ricerca di obiettivi comuni, pur nella legittima articolazione del
pensiero, per dare concretezza al buon governo del territorio, alla tutela
dell’ambiente e alla conservazione della fauna” Per l’ARCI CACCIA,
oggi, a questa strada maestra si contrappone, dentro e fuori il
Parlamento, con il beneplacito di una parte dell’associazionismo
venatorio, una strategia privatistica e di deregolamentazione
dell’attuale sistema venatorio che non mancherà di produrre una
pericolosa stagione di conflitti sociali, di cui il Paese non sente
proprio il bisogno. Per questo l’Associazione ha ritenuto, altresì, di
non partecipare all’altro Convegno in corso sempre a Venezia (sulla
gestione della fauna) per l’impostazione chiusa e propagandistica che
l’on. Sergio Berlato, per conto del Ministero, ha inteso dare a quei
lavori rifuggendo, irresponsabilmente, dal coinvolgimento delle forze
interessate. Al convegno ambientalista, di contro, dopo le importanti
relazioni svolte da autorevoli ricercatori delle più importanti università
italiane, hanno preso la parola amministratori, rappresentanti delle
istituzioni e della politica, e la Coldiretti. Quest’ultima ha altresì
annunciato che chiederà la sospensione della discussione alla Camera del
disegni di legge sulla modifica della 157 in attesa che possano essere
recepiti differenti intenti di riforma, in linea con la politica agricola
comune e gli strumenti della legge di orientamento.
L’Ufficio
stampa Roma, 16 maggio 2003

L'Associazione
Siciliana Caccia e Natura riporta
integralmente
e non commenta le farneticazioni del Sig. Danilo Selvaggi, che del
resto si commentano da sole, ma, se la salvezza dell'ambiente dipende da
tali personaggi, allora siamo messi veramente male.
Da
"Il Manifesto" del 28/12/2002
E'
APERTA LA CACCIA AI BRACCONIERI LEGALIZZATI
DANILO
SELVAGGI*
Nove
proposte di legge per dare licenza di uccidere a chiunque decida si
sparare a tutti gli animali in qualunque mese dell'anno, perfino nei
parchi protetti. "Il più grave attacco alla natura" dicono gli
ambientalisti, sferrato dal governo di centro-destra. E dai Comunisti
Italiani.
Appresa
la notizia del disastro sulle coste galiziane, pare che il ministro
spagnolo dell'ambiente abbia deciso di andare a caccia. Esorcismo?
Improrogabili impegni con le allodole, ansiose di incontrare il ministro?
O qualche strana legge socio-ecologica il cui significato fatalmente ci
sfugge? Qualunque sia la ragione di quel gesto, esso vale come metafora più
generale dell'attenzione dei governi per i drammi ambientali:
un'attenzione sostanzialmente nulla, quando non patologicamente capovolta.
Le specie animali si estinguono, gli habitat naturali si riducono, l'aria,
la terra e l'acqua continuano a ingoiare veleno e tuttavia i governi cosa
fanno? Vanno a caccia. Per quanto ci riguarda, l'Italia non è affatto da
meno, anzi spingendosi ben oltre la spiacevole metafora spagnola. Sono
infatti giunte alla camera dei deputati, in nome dei "problemi della
caccia rimasti insoluti e che chiedono giustizia!" (parole testuali
del deputato della Leganord Stefani, punto esclamativo incluso), nove
proposte di legge mirate a un rilancio in grande stile della caccia, a una
sorta di spavaldo neoromanticismo venatorio. Leggendole, sembra quasi di
aver sbagliato secolo: nove proposte estreme, tali da riportarci a
stagioni che, seppur a fatica, credevamo tramontate: le stagioni degli
animali fatti a pezzi ed esposti in piazza, delle aquile e degli orsi
abbattuti impunemente, dell'uccellagione, dei cardellini accecati per
fungere da richiamo. Nove proposte che hanno spinto la Lipu a parlare del
"più grave attacco alla fauna, alla natura e alla biodiversità
della storia repubblicana" e tutte le associazioni ambientaliste ed
unirsi tra loro in quella che si annuncia come una campagna, anche questa,
di altri tempi. Negli ultimi dieci anni, la caccia come battaglia
ambientalista era passata in secondo piano, sostituita dal suo cattivo
alter ego, il bracconaggio, e dai mille altri problemi che affliggono la
biodiversità. Una legge quadro (la nota 157 del 1992) aveva infatti
sancito una specie di pax romana tra mondo venatorio e ambientalisti,
spingendo questi ultimi a "distrarsi" dalla caccia in quanto
tale e a concentrarsi sulle numerose infrazioni della legge stessa, a
cominciare appunto dal dilagante fenomeno del bracconaggio. Memorabili, in
tal senso, le azioni contro i bracconieri mafiosi nascosti nel loro bunker
di cemento presso lo Stretto di Messina, o le rischiose azioni di
vigilanza nelle valli bresciane e sui litorali campani. Una battaglia
condotta in nome della legge, appunto la 157, e di una ormai diffusa
coscienza ecologica. Ancora oggi, la 157 é considerata una legge valida,
nata per recepire la corrispondente direttiva europea e regolare l'attività
venatoria, subordinandola alla salvaguardia delle specie animali. Una
legge che tuttavia rischia di essere smantellata, umiliata dalle proposte
di legge presentate in parlamento. Cosa dicono dunque queste proposte?
Quale scenario ambientale e culturale e persino di sicurezza dei cittadini
delineano? A seguire, un riassunto breve e purtroppo non esaustivo di
quello che rischia di accadere.
1.
Gli animali selvatici non saranno più "patrimonio
indisponibile dello Stato", come solennemente sancito dall'articolo 1
della legge 157 e dalle convenzioni internazionali, ma torneranno ad
essere "res nullius", cosa di nessuno, "oggetti" a
disposizione.
2.
II territorio nazionale verrà ridisegnato in funzione della
caccia: si potrà cioè cacciare anche nelle foreste demaniali, nei
parchi, nelle riserve naturali, in quei luoghi preposti alla conservazione
della natura, all'educazione e alla ricreazione di bambini e adulti. Chi
potrà dunque sentirsi sicuro, persino tra "visitatori" umani,
visto che già oggi sono decine le vittime annuali della caccia?
3.
Verranno aboliti i divieti di esporre animali vivi o morti interi o
fatti a pezzi, nelle sagre e nelle fiere, pratica arcaica e praticamente
desueta.
4.
La caccia sarà aperta tutto l'anno, da agosto a febbraio per
legge, negli altri mesi per espedienti e scappatoie
varie. Sarà dunque possibile cacciare anche nei periodi di
riproduzione e migrazione degli animali, delicatissimi per gli equilibri
ecologici.
5.
verranno depenalizzati (cioè trasformati in mere infrazioni
amministrative) tutti reati penali come l'abbattimento o la cattura di
orsi, falchi, aquile, cicogne, stambecchi;
o come l'esercizio della caccia
nei giardini urbani, nei campi sportivi e in altri luoghi preclusi; o come
il commercio e la detenzione di fauna protetta; o addirittura come la
caccia da veicoli in movimento. Tutto ciò sarà possibile, salvo una
semplice multa gusto nel caso si venga scoperti.
6.
Le prove d'esame per il patentino dì caccia saranno ridotte da
cinque a una. Peraltro, incredibile a dirsi, verrà abrogato il comma 5
dell'articolo 22 che specifica la necessità di superare (esame per
ottenere l’abilitazione. Cioè, per essere promossi basterà
"sostenere" l'esame, non "superarlo"!
7.
Infine, secondo una forma estrema di devolution, la competenza
sulla tutela della fauna selvatica (o quello che rimarrebbe) passerà del
tutto a minuscoli ambiti locali, nonostante che il tema sia per sua natura
"globale" e che, per questa stessa ragione, la costituzione
italiana e una recentissima sentenza dell'alta corte (536/2002) sanciscano
la
Potestà
esclusiva dello stato in materia di tutela dell'ambiente e degli
ecosistemi. Questo ed altro ancora prevedono le nove proposte di legge dei
deputati Stefani (Leganord), Massidda (Forza Italia), Bono (An), Onnis (An),
Benedetti Valentini (An) Serena (An), Gibelli (Leganord) e Rizzo
(Comunisti Italiani), nonché di un gran numero di co-firmatari. Inoltre,
tra le pieghe delle proposte notiamo un'altra interessante facility, e cioè
la riduzione fino al 60% delle tasse per l'esercizio venatorio.
E’
in realtà questo uno dei temi attorno a cui ruota l’intera faccenda:
bisogna in effetti chiedersi cosa può aver spinto la maggioranza e
persino un importante membro dell'opposizione a proposte così hard e
forse addirittura controproducenti. Due sembrano le risposte più
plausibili: da un lato, (utilizzo della caccia come nuovo grimaldello per
smantellare l'idea dell'ambiente quale patrimonio indisponibile dello
stato, bene da tutelare e promuovere concretamente. Un bene, in realtà,
che viene pian piano dismesso, violato, svenduto (vedi Patrimonio spa,
riduzione delle aree protette, rimozione delle norme di tutela, prove
tecniche di condono edilizio ecc.). Dall'altro, la necessità, sotto la
spinta di armieri e associazioni venatorie più estreme, di arrestare il
declino clamoroso, in senso numerico e sociologico, che vive ormai da
tempo il fenomeno "caccia". In dodici anni il numero dei
cacciatori italiani si è infatti più che dimezzato, passando dal milione
e mezzo del 1990 a 800 mila del 1996, fino all’attuale 700 mila (fonte
Eurispes). Come far fronte allora a questo crollo? Abbassando le tasse,
certo, ma non solo. Di fatto si sceglie il modo più estremo e
parossistico, rimuovendo ogni vincolo, aprendo la strada alla nuova era
della doppietta: bracconaggio legalizzato, caccia sempre e ovunque, piombo
e fucili dappertutto. Nove proposte di legge che dunque ci consegnerebbero
un paese culturalmente offeso e in cui la tutela degli animali selvatici e
in genere la conservazione della natura perderebbero possibilità e
ragione d'essere. Proposte che hanno indignato persino una parte del mondo
venatorio, tanto da spingere il presidente dell'Arcicaccia Osvaldo
Veneziano a scrivere una lettera aperta all'unità (18 dicembre) e a
parlare, senza mezzi termini, di "aggressione distruttiva al nostro
patrimonio faunistico... sponsorizzata da qualche fabbricante di
cartucce”. Parole che meriterebbero attenzione.
Tra
un paio di settimane, le nove proposte di legge verranno discusse in
commissione agricoltura della camera.
Dovessero
passare, l’Italia, straordinario ponte biologico per milioni di uccelli
migratori, perderebbe l’unica legge di tutela degli animali selvatici,
aggiungendo così una nuova tessera grigia al già triste mosaico
giuridico-culturale che sta componendo.
Le
associazioni ambientaliste e animaliste hanno giurato battaglia, avviando
una campagna di opposizione che nei prossimi giorni prenderà corpo. Dal
canto suo, l'opposizione parlamentare (Verdi e Prc in particolare) ha
minacciato la raccolta di firme per il referendum abrogativo, qualora la
totalità dei disegni di legge non venisse ritirata. Certo sarebbe
auspicabile che il primo passo lo facesse il comunista Rizzo, ritirando la
propria proposta.
Vedremo.
Intanto,
in Galizia migliaia di berte, sule, gabbiani continuano a trovare la morte
nera, e con essi la pesca e l'intera economia dell'area, messe in
ginocchio dal relitto letale della Prestìge. E' davvero questo il futuro
che intendiamo costruire? Ma il ministro dell'ambiente spagnolo è andato
a caccia, e dal ministro dell’ambiente italiano a tuttora non c'è
risposta. O forse, come dice l'onorevole Stefani, ci sono altri problemi
che chiedono
giustizia.
Bene, ma attendiamo di capire quali e a quale forma di giustizia ci verrà
chiesto infine, e probabilmente invano, di abituarci.
*Lipu,
Lega Italiana protezione Uccelli - Birdlife Italia.

Da
"L'Unità" del 18/12/2002
La caccia
della destra, quella dei voti.
di Osvaldo
Veneziano – Presidente ARCI CACCIA
In
Italia oggi abbiamo in vigore una legge nazionale sulla tutela della fauna
e la gestione dell’attività venatoria che è tra le migliori
d’Europa. Il suo unico limite è la non applicazione o la mala
applicazione da parte di certe Regioni. Questo giudizio vale anche per le
specie cacciabili da capanno e per le relative modalità di caccia. Questa
caccia può essere praticata tranquillamente se gestita con rigore
scientifico e se giustamente si "evitano" alcuni illeciti nonché
altri abusi come richiami elettronici e quant’altro.
Il
WWF e LIPU denunciano il pericolo di un’aggressione distruttiva al
nostro patrimonio faunistico; questo rischio è reale anche secondo noi.
Uso improprio delle deroghe, caccia nei parchi, rilancio del prelievo
venatorio consumistico, e azione incontrollata dei mercanti di selvaggina
sono pericoli seri che corre il nostro Paese e che subiranno gli
agricoltori per responsabilità (dobbiamo avere tutti il coraggio di fare
nomi) della attuale maggioranza parlamentare e del Governo Berlusconi,
nonché di una parte di Regioni governate dal centrodestra.
Il
"populismo" impera e, purtroppo, qualche Amministrazione
regionale e provinciale di centrosinistra insegue la "destra"
sul terreno delle politiche corporative.
Una
parte delle Associazioni dei cacciatori contribuisce fattivamente
all’affermarsi di questa cultura sospingendo all’isolamento e alla
corporazione. Si predica di voler l’accordo con gli ambientalisti ed il
mondo agricolo e si favoriscono poi nuove lacerazioni. L’accordo in
Italia c’era, ed era il rispetto della legge in vigore. Pare che questa
proposta culturale e politica, patrimonio anche del mondo venatorio, che
in libertà di autonomia era stata un prezioso riferimento fino a ieri,
oggi non lo sia più. Incalzati da logiche elettorali e di tesseramento
una parte del gruppo dirigente del mondo venatorio si orienta a cambiare
idea per il mutato quadro politico. Con tutto il rispetto per
l’autonomia di pensiero, il primato della corporazione, sponsorizzato
magari da qualche fabbricante di cartucce farà felice i mercanti della
caccia per qualche ora ma rischia di distruggere anche quanto di positivo
alcune Regioni hanno fatto. Per onestà dobbiamo dire che posizioni
radicali anticaccia quando si sono trasformate in iniziativa politica
hanno facilitato l’affermazione delle posizioni sopra richiamate di
politici cacciatori di voti.
E’
stato emblematico il caso recente nel quale la maggioranza governativa ha
rifiutato di accogliere le proposte di ambientalisti e di una parte del
mondo venatorio per migliorare la legge sulle deroghe.
I "Peggioristi" del centrodestra hanno
detto NO ad ogni ipotesi migliorativa suggerita dall’opposizione. Ne è
scaturita una legge che ha avuto critiche dagli ambientalisti e dai
cacciatori più equilibrati, non solo dell’ARCI CACCIA, e che non
interessa gli agricoltori. Di contro in Toscana si è riusciti ad avere
una legge votata dall’ULIVO con i Verdi e Rifondazione Comunista
che
ha trovato l’apprezzamento coerente non solo dell’ARCI CACCIA ma anche
delle Associazioni ambientaliste. Pare a noi positivamente evidente che la
scelta di coinvolgere la società civile si è affrontata in Toscana ed è
fallita con il centrodestra a Palazzo Chigi e in alcune Regioni.
L’associazionismo venatorio e ambientalista interessati a migliorare la
qualità ambientale del Paese dovrebbero trarne un insegnamento. Occorre
saper trasformare le critiche del mondo ambientalista e quelle del mondo
venatorio che hanno "comune sentire", anche se su possibili,
parziali obiettivi, in proposta politica di governo nazionale, nelle
Regioni e nelle Province per gestirla con le forze politiche che danno
garanzia di contrastare culture settoriali che portano solo
all’esclusione o alla ghettizzazione dei deboli e dei marginali.
Dobbiamo
esprimere un giudizio assai critico sulla "mala caccia" proposta
e organizzata dal centrodestra in particolare, che ha fatto assai peggio
dei governi succedutisi dal 1992, compresi quelli di centro sinistra ai
quali tutti abbiamo fatto giustamente "le pulci" per la politica
ambientale che critichiamo per provvedimenti che potevano fare e che,
purtroppo, non hanno fatto e tra questi anche quelli per migliorare la
gestione faunistica. Oggi possiamo affermare che il centrosinistra ha
avuto il merito, verificabile, di aver concretamente contribuito ad
arricchire il patrimonio faunistico ed a difendere il nostro territorio
dalle aggressioni del cemento, dalla speculazione e dai mercanti di
ambiente.
Guardare
al futuro, significa proporre una alleanza del buon governo del territorio
per contrastare intanto la voglia, attuale, di un "ministero delle
corporazioni". Non più partiti e assessorati dei cacciatori, non più
partiti contro la caccia, ma nuova alleanza per i miglioramenti ambientali
che veda la partecipazione di chi antepone sempre gli interessi generali
pur non respingendo il tentativo di riuscire a coniugarli con quelli
particolari.
Nei
dibattiti, negli scritti troviamo alcune posizioni incoraggianti che vanno
in questa direzione, non solo nel rapporto con alcune Associazioni
ambientali ma anche da alcuni esponenti dei Verdi e di Rifondazione
Comunista.
Tutti
cercano il voto del "centro" in questo Paese. Su questi temi il
centro è la mediazione, la concertazione realizzata e dimostratasi
importante un tempo e che non è però nella cultura dell’attuale
governo. Costruiamo le condizioni per riportare a governare la moderazione
e l’equilibrio a cominciare dalle prossime elezioni amministrative.
Riteniamo questa idea largamente condivisibile e maggioritaria tra i
cittadini.
NON
CREDIAMO SIANO NECESSARI COMMENTI

Da
"La Sicilia" del 31/08/2002
«Cacciatori etnei spesso penalizzati»
Dal
consigliere regionale dell'Associazione Siciliana Caccia e Natura,
Antonino Casella, riceviamo.
Vogliamo ribadire tutta l'amarezza e la
delusione dei cacciatori che vivono alle pendici dell'Etna che, senza
colpa, sono stati così pesantemente penalizzati dall'attuale calendario
venatorio. In data 11 giugno 2002, all'assessorato per l'agricoltura e
le foreste, il Comitato regionale faunistico-venatorio, composto dai
rappresentanti delle associazioni venatorie ed ambientaliste, diede parere
favorevole, tra l'altro, alla proposta di ridurre l'uso del furetto, nella
caccia al coniglio selvatico, al periodo compreso tra il 1° di ottobre ed
il 30 di novembre; tale decisione fu presa con valide motivazioni da noi,
del resto, condivise, ma, per un'imperdonabile leggerezza, trascurando le
esigenze di una parte rilevante dei cacciatori siciliani che, praticando
l'esercizio venatorio alle pendici dell'Etna, si trovano costretti, per la
morfologia del terreno lavico, ad utilizzare il furetto nella caccia al
coniglio, pena l'impossibilità di svolgere l'attività venatoria.
È quasi superfluo
ricordarle che tali cacciatori non possono uscire dal proprio ambito
territoriale di caccia, non avendo provveduto l'anno precedente a fare la
necessaria richiesta, né potevano, non essendo in grado di prevedere il
futuro.
Non
ritenendo giusto penalizzare tali cacciatori, il 16 1uglio 2002, inviavamo
una petizione alla Regione con un considerevole numero di firme, perché
venisse autorizzato l'uso del furetto, limitatamente all'attività
venatoria svolta negli anfratti lavici dell'Etna, nel periodo compreso tra
il 1° settembre e il 16 dicembre, senza ottenere, ad oggi, alcuna
risposta.

Da
"La Sicilia" del 23/08/2002
Singolare proposta degli
ambientalisti
«Salviamo i conigli del Parco dell'Etna»
«Trasferiamo gli animali in esubero»
MALETTO • «Troppi conigli nel Parco dell'Etna? Catturiamoli
e portiamoli altrove».
Prende piede
l'ipotesi di catturare i conigli all'interno del Parco dell’Etna per
diminuire quello che è una vera e propria piaga, derivata dai danni che
questi arrecano all'agricoltura etnea, con danno anche economico per
l'Ente di Nicolosi. Sul problema in generale, che non interessa solo il
Parco dell'Etna ma chiaramente tutte le aree protette della Sicilia, nei
giorni scorsi è intervenuto anche l'assessore regionale al Territorio ed
Ambiente, Bartolo Pellegrino, il quale pur indirizzandosi maggiormente
verso l'abbattimento e non alla cattura dei conigli, ha scritto una
missiva al presidente dell'Assemblea regionale.
Se da una parte il
possibile provvedimento fa gola ai cacciatori, non è piaciuto per niente
agli ambientalisti che si sono opposti a una simile proposta. Ed
allora ecco spuntare una proposta che viene dall’A.S.C.N (Associazione
Siciliana Caccia e Natura) che ha illustrato al presidente del Parco
dell'Etna, ing. Cettino Bellia, un suo progetto.
«Noi - afferma il dott.
Domenico Portale, vice presidente dell'associazione - abbiamo chiesto di
mettere a disposizione del Parco dell'Etna gli uomini ed i mezzi necessari
per catturare i conigli in esubero, per poi portarli nei luoghi dove la
presenza del coniglio è scarsa e quindi permettere di farli proliferare
dove sono in minore quantità. In verità - continua - fino ad oggi
la Regione non ha mai avuto a disposizione né professionalità, né gli
uomini, né i mezzi necessari e per questo non ha mai pensato ad una
simile soluzione. Noi invece - continua - utilizzando sistemi che non
arrecano danni agli animali, catturiamo i conigli in ottime condizioni di
salute e li trasferiamo altrove».
Ad applaudire l'iniziativa anche il sindaco di
Maletto, Gianni Parrinello: «Vi sono - afferma - tantissimi agricoltori
che ogni anno subiscono enormi danni dai conigli e paradossalmente poi il
Parco dell'Etna è costretto a sborsare i quattrini necessari per il
risarcimento del danno. E' inutile continuare a perdere tempo. È arrivato
il momento di agire e questa iniziativa potrebbe mettere d'accordo tutti».
La proposta è
piaciuta anche al presidente Bellia, anche se giustamente la decisione di
mettere in atto la proposta deve essere vagliata dal Comitato tecnico
scientifico del Parco: « Certo che la proposta mi è piaciuta. - ha
affermato Bellia - Attenzione, io sono d'accordo sia alla cattura, sia
all'abbattimento controllato nelle aree cosiddette contingenti del Parco.
Certo la proposta dell’Associazione Siciliana Caccia e Natura mi piace
anche perché eviterebbe di effettuare i ripopolamenti nelle zone dove il
coniglio scarseggia». Nel Parco dell'Etna in questo momento il
sovrappopolamento dei conigli ha già raggiunto livelli di guardia e noi
temiamo anche il propagarsi di possibili malattie».

Da
"La Sicilia" del 3/08/2002
Bosco
Santo Pietro aperto alla caccia?
La
Lav:
Aprire
alla caccia la riserva di Santo Pietro, a Caltagirone? «Non se ne parla
nemmeno», esordisce la Lega antivivisezione per bocca del suo delegato
provinciale Alfio Lisi, replicando alle dichiarazioni fatte dall'assessore
regionale all'Ambiente Bartolo Pellegrino.Le sue recenti affermazioni
hanno suscitato le proteste degli ambientalisti, che le considerano una
vera e propria 'minaccia': quella di attivare la caccia anche nelle poche
aree protette regionali, dove finora l'attività venatoria è stata
vietata. Tra queste figura anche la riserva di Santo Pietro, a Caltagirone,
dove - sempre stando all'assessore Pellegrino - ci sarebbe un'«esubero»
di fauna selvatica:
Immediata la replica della Lav. «Il censimento
effettuato qualche mese addietro dall'ente gestore della riserva (la
Forestale) - ha spiegato Lisi - ha rilevato che all'interno di questa
vasta area vivono non più di 500 conigli. Vale a dire uno ogni quattro o
cinque ettari» (Nota di A.S.C.N.:"Forse il
Lisi non è il massimo come ambientalista, ma, certamente, ha un futuro
come comico"!). Evidentemente, però, ci sarà stato un «qui
pro quo», una differente 'intepretazione' del censimento: in realtà,
pare proprio che l'abbondanza di conigli a Santo Pietro ci sia, come ha
sottolineato Salvatore Diliberto, funzionario della Ripartizione
faunistico-venatoria, che si è occupato di effettuare il monitoraggio poi
inviato all'Istituto nazionale di fauna selvatica (Infs) tramite la
Forestale. E 500 sarebbero i conigli che I'Infs avrebbe «consigliato» di
abbattere attraverso un controllo della selvaggina o, in alternativa, di
catturare. Pratica, quest'ultima, più difficile del previsto con i mezzi
a disposizione della Ripartizione, nonostante fosse auspicata dagli
ambientalisti, i quali avrebbero preferito che gli animali venissero
'spostati' in altre zone.
A quanto pare, quindi, nel Calatino non si parla di una
vera e propria apertura alla caccia, come stigmatizzato dalla Lav, ma, semmai,
di una regolazione della fauna selvatica, sotto il severo controllo della
Ripartizione.

Da
"La Sicilia" del 1/08/2002
La
zona si estende per più di cento ettari di terreno tra Calatabiano e
Militello Diffidata dalla «vigilanza venatoria» l'azienda cbe aveva
imposto il pedaggio
Scoperta
un'area di caccia abusiva Bisognava pagare per entrare
E’
stato bloccato un probabile tentativo di truffa, ai danni dei cacciatori,
che all' inizio di settembre apriranno la loro stagione venatoria nella
provincia. Il blitz, messo in atto martedì mattina dal Nucleo di
Vigilanza Venatoria, composto da Stefano Cavalli, Giancarlo Raciti e
Antonino Catalano, sotto la direzione del funzionario direttore tecnico
delle guardie venatorie, Salvatore Di Liberto, insieme alla pattuglia di
Polizia Forestale, capitanata dal maresciallo Luca Ferlito, è stato
portato a termine con successo, nella zona definita "Catania 1",
che comprende una vasta area che va da Calatabiano a Militello.
"Su
segnalazione, abbiamo deciso di fare questo controllo ad hoc", ha
spiegato Di Liberto, infatti l'unità operativa della ripartizione
faunistico venatoria solitamente opera sulla base di una scaletta ben
precisa di controlli, predisposta dall'assessorato regionale, che durante
quest'anno, su un totale di dieci controlli, ha già portato alla revoca
di un'autorizzazione nei confronti di un allevamento di fauna selvatica.
In questo caso il problema, se non fosse stato rilevato dalle guardie
venatorie, sarebbe stato molto grave per tutti i cacciatori, che sulla
base di alcuni cartelli, collocati lungo il perimetro dell'azienda,
avrebbero avuto accesso alla zona solo dietro pagamento di un pedaggio.
"I prezzi, in questo caso del tutto ingiustificati, sono anche molto
alti, basti pensare che fino all'anno scorso per un solo coniglio si
pagavano
cinquantamila delle vecchie lire", ha sottolineato Di Liberto,
ricordando che la stagione dura cinque mesi e un singolo cacciatore può
uccidere fino a tre conigli al giorno. Ma questo non è tutto, infatti:
"Non solo le tabelle non erano autorizzate - ha continuato Di Liberto
- ma secondo il rilievo faunistico, la zona in oggetto, comprende specie
protette e particolarmente protette, con le quali l'attività venatoria è
altamente incompatibile". Quello che manca alle tabelle, collocate
sui 107 ettari dell'azienda, è proprio il decreto assessoriale di
autorizzazione, e martedì mattina è stata intimata la rimozione dei
cartelli: "Se questo non sarà fatto arriverà prima una diffida e
poi dovremo adoperare la forza", ha spiegato infine Di Liberto".
Lo scopo dell'operazione - ricordano tutte le guardie venatorie che hanno
partecipato all'intervento - è stato quello di liberare un territorio
agro-silvo-pastorale che era stato designato, senza autorizzazioni, alla
gestione della caccia programmata". MARIANGELA
DI STEFANO

Da
"La Sicilia" del 28/07/2002
Cdl
favorevole e centrosinistra contrario
II
Consiglio comunale si spacca sull'istituzione della Riserva di S. Pietro
CALTAGIRONE
- Discussione animata,
al Consiglio comunale di Caltagirone, per la trattazione della mozione
riguardante la richiesta (da inoltrare all'Assemblea regionale siciliana),
di sospendere il decreto di istituzione della riserva di Santo Pietro.
Il
dibattito ha contrapposto i pareri delle due opposte fazioni politiche, a
cominciare dall'esito della votazione finale: 18 voti favorevoli del
Centrodestra, 8 contrari del Centrosinistra e 1 astenuto. Alla base della
problematica, fra l'altro supportata da ulteriori attese di comitati
spontanei di cittadini, imprenditori agricoli e associazioni venatorie,
emergerebbe la ricerca di una soluzione immediata, per fronteggiare i
danni provocati dalla fauna selvatica nei fondi agricoli. I consiglieri
del Centrodestra hanno invocato la « sospensione del decreto di
istituzione della riserva, ed altresì citato alcune normative, alle quali
fare riferimento, per avanzare codesta richiesta al Governo regionale».
Il Centrosinistra, di contro, si è opposto, ritenendo che, si tratterebbe
«di un provvedimento improponibile; la soluzione potrebbe essere
fattibile da un punto di vista giuridico, ma non politico, poiché
"cozzerebbe" contro le regole d'istituzione di parchi e riserve».
La
«chiave di lettura» dell'argomento in questione, peraltro dibattuto da
almeno 3 anni, a questo punto, potrebbe individuarsi su due «linee»: le
lentezze della burocrazia e la funzione svolta finora dalle istituzioni
competenti.
Primo
firmatario della mozione è il capogruppo di «Fi», Giulio Mellini.
«Avremmo
gradito - dichiara Mellini - che la mozione avresse trovato il consenso di
tutti. Probabilmente, sono prevalse circostanze legate alle ideologie che,
comunque, comprendiamo. La richiesta è finalizzata anche alla rimodulazione
del regolamento e alla revisione dei confini di perimetrazione».
Marilena
Samperi, consigliere comunale del Centrosinistra, invece, nel corso di un
suo intervento ha detto che «l'Amministrazione è stata sempre sensibile
alle problematiche degli agricoltori, e lo dimostrerebbero le numerose sollecitazioni
avanzate in questi anni al governo regionale. La Regione non ha dato corso
a soluzioni immediate e definitive».
Sul
fronte del Centrodestra, Oscar D'Amico, consigliere di An, invece, si è
soffermato «sui danni provocati dalla fauna selvatica alle colture, e sull'esigenza
di riaprire l'attività venatoria, quale unica soluzione,
per arginare il problema». Il consigliere del Centrosinistra Domenico
Palazzo ha fornito una versione politica sugli argomenti dibattuti,
dicendo che: «I1 Centrodestra cerca di scaricare le proprie responsabilità
sul Centrosinistra: la mozione illude gli agricoltori e tenta di acquisire
le simpatie dei cacciatori, mentre la Regione non risolve il problema».
G.
P.
Da
"La Sicilia" del 14/05/2002
Virzì:
«Cacciatori più liberi»
La
Lav: «E' un obbrobrio»
PALERMO
- «Liberiamo i cacciatori dalla loro "prigionia"». Guido Virzì,
deputato di Alleanza Nazionale all'Assemblea regionale siciliana, é il
primo firmatario di un disegno di legge «per rivitalizzare la caccia
nell'isola, ridotta -spiega Virzì - in condizioni di agonia dalla
normativa vigente».
«Un
tempo i cacciatori potevano muoversi per tutta l'isola - dice il deputato
di An - adesso, pur pagando le stesse tasse, non possono andare oltre
l'area della provincia di appartenenza, senza contare che il 42% del
territorio siciliano è vietato alla caccia».
La
legge, afferma Virzì «deve tutelare con intelligenza il patrimonio
faunistico, ma deve anche rispettare la dignità dei cacciatori e i
settori economici che l'attività venatoria promuove».
Virzì
giudica «vessatoria la legge nazionale 157 del'92>7 e ritiene che «gli
aggiustamenti apportati alla legge regionale del '97 hanno consentito alla
Sicilia di non incorrere negli errori commessi dalle altre regioni, che
con ingiustificata solerzia hanno recepito la normativa nazionale».
Tra
i punti del disegno di legge, la facoltà data all'assessore regionale
all'Agricoltura di consentire ai cacciatori siciliani 25 o 30 giornate
dedicate alla sola selvaggina migratoria, «limitatamente a due ambiti
territoriali di caccia oltre quelli prescelti, e dietro pagamento dì 5,16
euro per ogni ambito».
«Un’iniziativa
palesemente elettoralistica, fatta solo per riscuotere le simpatie delle
fasce più estremiste dei cacciatori e della lobby delle armi, che
giuridicamente è da considerarsi un obbrobrio».
La
Lav, Lega antivivisezione, ha commentato così il disegno di legge del
deputato regionale On. Guido Virzì.
«Con
questo ddl si vorrebbe liberalizzare in maniera selvaggia la caccia in
Sicilia, trasformandola nel cimitero della fauna italiana ed europea - ha
detto Ennio Bonfanti, responsabile del settore fauna della Lav - la
proposta Virzì aumenta a dismisura i periodi di caccia fino a primavera,
quando gli uccelli migrano dall'Africa per tornare in Europa a nidificare;
inoltre favorisce il nefasto nomadismo venatorio che porta migliaia di
cacciatori a scorrazzare in tutta la Sicilia a seminare morte e
distruzione della natura».
LA
NOSTRA DOVEROSA RISPOSTA
Apprendiamo
con piacere da un articolo apparso sul giornale “La Sicilia” di martedì
14 maggio, che l’On. Guido Virzì si è fatto promotore, ancora una
volta, di un disegno di legge volto a migliorare l’attuale legislazione
regionale in materia venatoria.
Non
possiamo far altro che ringraziare vivamente l’On. Virzì per avere
posto l’attenzione su un problema che coinvolge il cacciatore e numerosi
settori economici dell’isola per lungo tempo bistrattati.
Siamo veramente
sconcertati nel leggere le allucinanti farneticazioni del responsabile
settore fauna della Lav, Ennio Bonfanti, che, superando se stesso, parla
del tentativo di “liberalizzare in maniera selvaggia la caccia in
Sicilia, trasformandola nel cimitero della fauna italiana ed europea”
?!!!, il tutto perché il cacciatore potrebbe andare in ben “due”
Ambiti Territoriali di Caccia che ci permettiamo ricordare al nostro
beneamato Bonfanti, sono di dimensione sub-provinciale ed insieme
costituiscono, a malapena, una provincia; inoltre, temendo che il Bonfanti
viva su un altro pianeta, ci prenderemo carico di inviargli un calendario
terrestre, evidenziandovi la quattro stagioni ed in particolare l’inizio
della primavera da lui anticipata a gennaio, mese di chiusura della
stagione venatoria.
A.S.C.N.

Da
"info@ascn.it"
Saturday,
April 13, 2002 6:20 PM
volevo ringraziarvi per
esservi ricordati del mio compleanno il vostro augurio mi ha riempito di
felicità e tanta voglia di andare per boschi e colline ,dove lo spirito
del vero amante della natura fa pace con il corpo costretto al riposo
forzato dei lunghi mesi di silenzio venatorio.
complimenti per il vostro
sitarello dedicato a noi cacciatori mi sembra davvero molto completo.
cordialmente
distinti saluti

Da
"Il Giornale di Sicilia" del 27/10/2001
Caccia,
sentenza del Tar:
«La
stagione continua»
PALERMO. Il «partito delle
doppiette» ha vinto: la caccia non si fermerà nemmeno per un giorno. La
sezione di Palermo del Tribunale amministrativo regionale ha respinto il
ricorso che annualmente presentano le associazioni ambientaliste per
sospendere l'attività venatoria. E, per la prima volta negli ultimi
cinque anni, il successo è finito nelle mani dei cacciatori. Grande la
soddisfazione delle varie associazioni che hanno fatto fronte comune
contro il ricorso avanzato da Wwf, Legambiente e Lav, contro il calendario
venatorio.
«Gli ambientalisti -
dichiara Francesco Lo Cascio, presidente dell'associazione siciliana
Caccia e natura, difesa insieme con Libera caccia dai legali Angelo Russo
e Fulvio Pernice - hanno dimostrato, ancora una volta, di essere a corto
di validi argomenti». Fa eco la Federazione siciliana della caccia,
rappresentata in aula dagli avvocati Giovanni Pitruzzella, Carlo Comandé
e Daniela Ferrara: «L'ordinanza del Tar di Palermo fa giustizia e
consolida la politica attuata oggi dalle associazioni venatorie e cioè
piena fiducia nell'operato dell'assessorato all'Agricoltura. Si elimina
così ogni possibilità di attacco scriteriato ai calendari venatori. Sarà
pretestuosa da parte degli ambientalisti qualsiasi critica alle norme che
regolano la mobilità dei cacciatori siciliani sul territorio, nonché la
possibilità di usufruire di pacchetti di giornate da utilizzare al di
fuori del proprio ambito territoriale di caccia di residenza per la
selvaggina migratoria».
Proprio
su questo punto gli ambientalisti avevano incentrato il ricorso. «Abbiamo
sempre vinto alla sezione di Catania, mentre Palermo, come in passato, ha
dato un'altra interpretazione - polemizza Andrea Longo, segretario
regionale del Wwf - Eppure alcune violazioni normative sembrano lampanti.
Aspettiamo, però, di leggere la sentenza depositata dai giudici: è
possibile che non abbiano dato la sospensiva, perché siamo già fuori
tempo, ma abbiano accolto le nostre ragioni. Se le motivazioni non ci
convincessero, ricorreremo al Consiglio di giustizia amministrativa».
ALESSANDRA TURRISI

Da
"C.N.C.N. NOTIZIE" n.2 Agosto 2001
SICILIA:
ISOLA FELICE
... MA
NON TROPPO
Almeno
dal punto di vista venatorio!
Ad
ascoltare gli accorati appelli che giungono al CNCN dal Dr. Francesco
Lo Cascio, Presidente dell'Associazione
Siciliana Caccia e Natura, c'è di che farsi venire i capelli bianchi.
Salvo poi, a perderli del tutto, se si leggono le amare considerazioni del
Dr. Domenico
Portale sui disagi dei cacciatori siciliani:
"I disagi dei cacciatori siciliani
dipendono principalmente da due motivi:
•
dalle particolari caratteristiche del territorio e il
gran numero di parchi e oasi che, in alcuni casi, superano il 60% del
territorio provinciale, costringono il cacciatore che voglia cacciare
anche solo tre o quattro delle specie presenti nell'isola, ad uscire non
solo dal proprio ATC, ma anche dalla Provincia;
•
dalla stravagante decisione politica di porre come limite massimo alla
pressione venatoria l'indice di 34,53 ettari per cacciatore, e di
applicarlo rigidamente.
L'ASCN,
attraverso la penna del suo Presidente, si rivolge direttamente ai
politici nazionali (il Ministro Alemanno)
e a quelli regionali neoeletti, per denunciare con estrema chiarezza
uno stato di cose davvero preoccupante e per chiedere un approfondito
riesame della legge 157/92, unitamente alla rivisitazione della 394/91 su
parchi e zone protette.
In
particolare, si chiede che:
• le Z.R.C. vengano
costituite o spostate all'interno dei parchi e delle riserve per non
sottrarre territorio al cacciatore;
• che nel territorio
protetto vengano considerate le aree già soggette a divieto di caccia in
forza di altre disposizioni;
• gli ATC abbiano
dimensioni almeno provinciali, per non sgretolare il territorio e per non
porre, di fatto, i cacciatori agli arresti domiciliari.
Il
CNCN non può che auspicare una rapida soluzione a questi problemi,
impegnandosi, come per il passato, ad appoggiare le legittime richieste
degli armieri e dei cacciatori siciliani presso i singoli parlamentari.

Da
"info@ascn.it"
Salve, sono
sempre Marco DI BELLA,
con questa
e-mail voglio ringraziarvi per ciò che mettete a disposizione di
tutti (non ultima la graduatoria dei non residenti)
sul vostro meraviglioso ed aggiornatissimo sito.
Siete un saldo
punto di riferimento per chi ha bisogno di tenersi in contatto con la
meravigliosa Sicilia!
Continuate così,
siete la forza di tutti i cacciatori sia della Sicilia che di tutta
l'Italia.
Ce la faremo ad
avere febbraio nel calendario venatorio visto che l'attuale Governo (con
le sue promesse) ha goduto delle nostre preferenze? Insistete con il
vostro lavoro sono certo che ce la farete visto che, tanto
per incominciare siete riusciti a portare lì il Ministro Alemanno!
IL CACCIATORE
DEVE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO IN ASSOLUTO DIFENSORE DELLA NATURA!
"FATTI
NON FUMMO PER VIVER COME BRUTI, MA PER SEGUIR VIRTUTE E CONOSCENZA
Un
GRAZIE DI CUORE da tutti i Cacciatori Italiani!!!!
--------------------
Friday, July
13, 2001
Mi chiamo
Sergio è sono un cacciatore, ho cercato invano delle aziende faunistico
venatorie in Sicilia e Calabria, ma non sono riuscito a trovarne.
Mi chiedevo se
potreste aiutarmi in questa ricerca.
Mi piacerebbe
andare nel periodo di ferie, ed anche nei fine settimana.
Mi
complimento per il sito, e molto semplice chiaro e completo.
Complimenti per
il vostro sito molto interessante sopratutto.
Io sono
cacciatore ma abito in Belgio. Siciliano di Bompensiere (CL) vorrei
farmi socio. Potresti inviarmi tutte le informazioni al riguardo ?
Vi
ringrazio d'anticipo vi prego di ricevere i miei migliori saluti da
Bruxelles.

Da
"La Sicilia" del 8/03/2001
LE
MODIFICHE DELLA LEGGE SULLA CACCIA
L'Associazione
Siciliana Caccia e Natura ci scrive:
Martedì 6 marzo, leggendo “La Sicilia” abbiamo
trovato a pag.7 un articolo relativo alle modifiche della legge sulla
caccia che possiamo definire fondamentalmente corretto, poi a pag.18
“Catania cronache” un altro dal titolo “L’Ars accoglie le
richieste della Federcaccia catanese” che ci ha, sinceramente,
sbalorditi.
Premesso che le nostre proposte di modifica alla
legge sono note da tempo, essendo state rese pubbliche da quasi un anno,
quindi in tempi non sospetti, e disponibili presso il nostro sito internet
www.ascn.it/parlam4.htm,
riteniamo le dichiarazioni della F.S.D.C offensive per i Componenti della
3^ Commissione presieduta dall’On. Salvo Fleres che, data la situazione,
hanno lavorato al meglio ed ai quali vanno i nostri ringraziamenti.
Al di là del rivendicare meriti che non si hanno,
nell’articolo in questione non si faceva cenno ai due punti di cui sono
stati realmente promotori ed in particolare:
1.
modifica all’art. 44 che, in parole povere, permette alle guardie
venatorie volontarie esistenti nel 1997 di evitare di sostenere l’esame
di abilitazione; noi restiamo sempre del parere che sia poco etico e
potenzialmente pericoloso permettere a persone poco qualificate di
prestare servizio di vigilanza, come dimostrano i numerosi fatti accaduti,
non ultimo quello in cui sette guardie volontarie dell’F.S.D.C. sono
stati denunziate alla Procura di Catania per abusi vari.
2.
l’emendamento aggiuntivo 17.8 che testualmente dice: “Le due
unità lavorative del ruolo amministrativo presso l’ufficio centrale di
Palermo e la sezione provinciale di Catania della Federazione Siciliana
della Caccia, ex ente di diritto pubblico, in servizio continuativo
retribuito, a qualsiasi titolo da almeno dieci anni, ai sensi della legge
20 marzo 1975, n.20, possono accedere a domanda e senza limiti d’età al
ruolo speciale transitorio istituito presso la Presidenza della
Regione…”; articolo dichiarato improponibile dal Presidente dell’A.R.S.
On. Cristaldi e che cercava di far assumere alla Regione due dipendenti
della F.S.D.C.; Evitiamo qualsiasi commento, essendo delle persone
educate.

Da
"La Sicilia" del 6/03/2001
E
LA DOPPIETTA FECE PACE CON LA NATURA
PALERMO - In
commissione Finanze dell'Ars l'esame della parte finanziaria della legge
sulla caccia, modificata nella seduta dello scorso primo marzo. Le
variazioni apportate al provvedimento seguono quanto disposto dalla
sentenza della corte Costituzionale (n.4 del 10 gennaio 2000); le
richieste inoltrate dalle associazioni ambientaliste e da alcuni deputati
regionali, questi ultimi, attraverso degli emendamenti; le verifiche
effettuate nel primo triennio d'applicazione della stessa legge. E proprio
grazie a queste «verifiche», secondo il docente universitario, Giuseppe
Asciuto, che ha collaborato alla stesura del nuovo provvedimento, «si
sono prodotte alcune norme che, maggiormente, tutelano il patrimonio
faunistico e quello ambientale naturale».
Ma cosa cambia in realtà
per i cacciatori? Secondo le nuove norme, gli ambiti territoriali di
caccia vengono creati su base sub-provinciale anziché su base provinciale
come dettava la vecchia norma. Quindi, adesso l'amante della «doppietta»
ha diritto ad accedere a tre ambiti sub-provinciali oltre a quello
relativo al territorio dove risiede. Inoltre, ha la facoltà, per un
massimo di trenta giorni, di accedere ad altri due ambiti territoriali
solo per il prelievo di fauna migratoria, previo pagamento di una tassa di
10 mila lire a zona di caccia. Sono stati ridisegnati anche gli ambiti
territoriali delle isole Egadi, Eolie, Pelagie, Ustica e Pantelleria.
Ovvero, queste sono aggregate all’ambito sub-provinciale relativo alla
costa più vicina e non più sulla base della provincia d'appartenenza
delle isole.
Novità anche
sull'emanazione del decreto dell'assessore regionale delle Foreste che dà
vita al calendario venatorio. Adesso, l'assessore dovrà acquisire il
parere dell'Istituto nazionale della fauna selvatica prima di emanare il
provvedimento in questione.
E, a proposito di
pareri, l'amministrazione regionale delle Foreste, su richiesta della
Ripartizione faunistico venatoria, prima dell'apertura dell'attività di
caccia nei parchi del demanio forestale, deve esprimere il parere
favorevole entro trenta giorni dalla data della richiesta. Trascorso
questo termine, comunque, il giudizio viene considerato favorevole e
questo grazie alla disposizione del cosiddetto silenzio-assenso. Cambia
anche il periodo di caccia alla coturnice siciliana: dal primo ottobre al
15 novembre.
Buone nuove anche per
gli ambientalisti. Questi, grazie alle loro associazioni, hanno presenza
paritaria rispetto alle organizzazioni di agricoltori ed alle associazioni
venatorie nelle commissioni di esame per il rilascio della licenza di
caccia.
Diminuiscono anche le
tasse relative agli accessi alle zone di caccia. In soldoni, la tassa di
concessione per accedere ad ogni "ambito", oltre a quello di
residenza, viene ridimensionata dal 25 al 17 per cento rispetto al
pagamento della concessione regionale. 1 cacciatori risparmieranno qualche
soldo anche sulla carta da bollo per le domande di accesso agli ambiti
territoriali di caccia. Queste potranno essere presentate in carta libera
e la regolarizzazione con il bollo avverrà dopo la concessione di
ingresso. Con le vecchie norme, invece, il cacciatore, escluso per
soprannumero, veniva penalizzato, avendo già pagato, a vuoto, il bollo.
Le guardie venatorie, invece, possono chiedere il rinnovo del decreto
senza effettuare gli esami, se di questo ne sono in possesso dal 1997.
Per quanto riguarda le
zone contigue ai Parchi, queste vengono individuate di concerto fra l'Ata
e l'Ente parco e potranno includere anche porzioni delle zone D di Parco
dove è possibile esercitare la caccia nel rispetto di norme che saranno
emanate in seguito.
Infine,
avendone fatta richiesta, viene rilasciata la concessione per
l'accesso alla zona di caccia anche al parente del cacciatore in
graduatoria nonostante, in quell’ambito, si è raggiunto il tetto
massimo di accessi.
L'Ars accoglie le
richieste della Federcaccia catanese
Piena
soddisfazione della Federazione siciliana della caccia di Catania per
l'approvazione delle modifiche alla legge regionale sulla caccia da parte
del Parlamento siciliano. Accolte quasi tutte le richieste avanzate, in
modo particolare la possibilità di esercitare la caccia nelle zone
preparco (richiesta annualmente presentata dalla sezione provinciale di
Catania al Parco dell'Etna). Sono state accolte, inoltre, le richieste
relative agli ambiti territoriali di caccia (oltre quello di residenza
altri 3 ambiti, tassa prevista 16,50 % della tassa regionale per ambito),
caccia alla migratoria (dalle 20 alle 30 giornate a disposizione stabilite
dall'assessore all'Agricoltura e foreste in due ambiti a scelta), caccia
nei parchi (esercizio venatorio nelle zone preparco D: zone da concordare
con l'ente parco), caccia nelle zone forestali (consentita nelle zone
stabilite dall'assessorato), tesserino venatorio (mancata consegna al
Comune di residenza: sanzione da 50 a 300 mila lire).

Da
"La Sicilia" del 16/01/2001
I
CONIGLI DIVORANO TUTTO
Danni
ingenti a oliveti, frutteti e colture erbacee
CALTAGIRONE
- Gli agricoltori di Santo Pietro, esasperati per i danni prodotti alle
loro coltivazioni dalla fauna selvatica che attraversa i fondi agricoli
ricadenti in prossimità dell'area naturalistica, stanno inviando una
petizione agli organi istituzionali competenti a vario titolo per adottare
le idonee misure preventive, avanzare la giusta richiesta di indennizzo
nella speranza di arginare presto il fenomeno.
A
sposare la causa dei proprietari terrieri è anche la locale associazione
Uila-Uil. Il sindacato, nel condividere le preoccupazioni manifestate
dagli stessi agricoltori, si è impegnato a portare avanti la
problematica.
Destinatari
del documento saranno l'assessorato regionale al Territorio e ambiente
della Regione siciliana, dipartimento faunistico-venatorio, l'Ispettorato
agrario di Catania e il sindaco di Caltagirone, Marilena Samperi, ai quali
saranno esposti e documentati i danni prodotti dalla fauna selvatica alle
coltivazioni erbacce e arboree, inoltre sarà avanzata richiesta di
risarcimento.
A
lamentare questo stato di cose sono gli stessi agricoltori,
impossibilitati a effettuare piantumazioni di ortaggi e costretti a subire
ingenti danni alle colture arboree quali oliveti, pescheti e frutteti.
I
proprietari terrieri non chiedono l'attuazione di misure cautelative sotto
l'aspetto venatorio, ma auspicano urgenti interventi.
«Gli
agricoltori - dichiara Matteo Pulichino, sindacalista Uila-Uil - auspicano
sopralluoghi immediati perla verifica dei danni, tra l'altro
documentabili, alle colture, nonché l'intervento dell'assessorato
regionale al Territorio per arginare la problematica. Una delle ipotesi
d'intervento potrebbe attuarsi erogando loro contributi per provvedere a
particolari sistemi di recinzione».
A
quanto pare, però, secondo quanto manifestato dagli interessati, la
situazione dovrebbe essere affrontata al più presto.
«Nel
mio fondo agricolo - dichiara Salvatore Vacirca, agricoltore di Santo
Pietro - oltre 100 alberi di olivo sono stati danneggiati dal coniglio
selvatico. Oltre ai raccolti delle coltivazioni erbacce, ho constatato che
il danno subito dalle piante è rilevante anche per il futuro».
Altri
sono invece impossibilitati a piantare ortaggi. «Ho sempre coltivato
peperoni - dichiara Francesco Azzaro, orticoltore - ma quest'anno desisto
perché i conigli selvatici stanno danneggiando anche alberi da frutto. Le
nostre produzioni sono vincolate dalla selvaggina».
Per
le aziende zootecniche è impossibile procedere alla semina di foraggi. «Sono
proprietario di 60 capi di bestiame - dichiara Francesco Cona, allevatore
- mentre il fondo è coltivato seminativo e a pascolo. Le colture erbacee
sono praticamente distrutte».
In
pratica, da valutare non sarebbero i singoli casi, bensì i problemi di
tutti i proprietari delle terre che ricadono in prossimità della riserva.
A
condividere le preoccupazioni manifestate dagli agricoltori è il sindaco,
Marilena Samperi. «Chiederò - dichiara il primo cittadino - alla
Forestale, quale ente gestore della riserva, di attivare i piani di
abbattimento dei conigli selvatici, per scongiurare i danni paventati
dagli agricoltori».

Da
"Il Giornale di Sicilia" del 3/01/2001
Provincia,
sì all'acquisto di 2830 conigli
«Serviranno
per ripopolare i boschi»

La Provincia tira fuori dal cilindro
2.830 conigli: i cacciatori ringraziano, gli animalisti convocano gli
avvocati. E gli allevatori si preparano alla gara d'appalto: si parte da
una base di 150 milioni (50 mila lire per un coniglio adulto, 35 mila per
uno giovane), chi offrirà meno potrà aprire le gabbie e ripopolare
boschi e terreni di caccia (ma le doppiette hanno smesso di puntare i
piccoli roditori a dicembre, se ne riparlerà fra otto mesi). E pazienza
se, dati ufficiali affamano, il 58 per cento non sopravviverà alla prima
settimana: ci si affiderà alla stagione degli amori e alla magnanimità
di donnole, faine e predatori vari.
Nel calderone delle delibere di fine
anno, la giunta Musotto ha dunque infilato. Nel quale nessun particolare
viene lasciato al caso: i 2.830 conigli devono essere selvatici e di razza
siciliana (Oryctolagus cuniculus), 1.400 gli adulti, 1.430 i giovani, il
rapporto maschi‑femmine deve essere di uno a due e le
caratteristiche ben precise. Il colore innanzitutto: rigorosamente
(testuale) «grigio con sfumature giallastre e nerastre e con evidente
macchia rossastra sulla nuca», salvo le parti inferiori e il sottocoda
che devono essere bianchi. Quindi le misure: dal peso (compreso fra gli
800 e i 1.200 grammi) alle dimensioni totali (dai 38 ai 45 centimetri),
passando attraverso i 7‑8 centimetri delle celebri orecchie, gli
altrettanti 7-8 centimetri del cranio e i 7‑9 centimetri dei piedi
(non zampe, dunque) posteriori. Ogni esemplare dovrà poi essere dotato di
certificato di vaccinazione e di tatuaggio con il marchio dell'allevamento
di provenienza. 0 fratel coniglietto corrisponde a questo identikit oppure
se ne potrà rimanere buono buono in gabbia.
A firmare la delibera, l'assessore
all'Agricoltura Marcello Caruso: «II provvedimento riporta per intero le
indicazioni del dipartimento faunistico-venatorio della Regione, cui ci
siamo rivolti dopo che il consiglio provinciale aveva stanziato nella
manovra di bilancio i 150 milioni per H ripopolamento. Un favore ai
cacciatori? Non credo, personalmente non amo molto la caccia e inoltre la
stagione si è ormai chiusa». I conigli saranno liberati entro fine mese
nel territorio di oltre sessanta comuni
Ma con un altro provvedimento la
Provincia tende una mano agli stessi animalisti: 300 milioni da
distribuire alle associazioni no profit per l'ammortamento delle spese
fisse e di gestione. Il bando per la presentazione delle istanze è stato
appena pubblicato. «Con questo atto dice Caruso ‑confermiamo H
nostro impegno in questo settore, nel quale operano, in condizioni di
estremo disagio, numerose professionalità spesso spinte solo dall'amore
verso gli animali».
Insomma, conigli per i cacciatori e
soldi per gli animalisti. Tutti contenti?
«Un provvedimento inaccettabile, così
si procurano le prede ai cacciatori con i soldi pubblici». «Dove sta il
problema? A tutto fatto in piena regola e ne beneficia l'intero equilibrio
ambientale». Da un parte gli animalisti, dall'altra i cacciatori: fatale
e inevitabile che la delibera sui conigli, approvata sotto le feste
natalizie dalla giunta Musotto, dividesse ulteriormente due categorie già
storicamente contrapposte.
Grida allo scandalo Ennio Bonfanti,
della Lav (la Lega antivivisezione): «Stiamo valutando la possibilità di
presentare un ricorso alla magistratura ‑ dice - ipotizzando il
reato di maltrattamento di animali d'allevamento. Lo stesso dipartimento
della Regione ha testato che, una volta lasciate libere, il 58 per cento
di queste bestiole muore entro una settimana. Per non parlare dell'aspetto
più strettamente etico: un provvedimento camuffato con l'obiettivo del
ripopolamento faunistico ma che in realtà nasce a esclusivo vantaggio dei
cacciatori, ai quali un ente pubblico procura le prede, utilizzando i
soldi della collettività».
Di tutt'altro parere Francesco Lo
Cascio, responsabile dell'Associazione Siciliana Caccia e Natura: «Non
capisco queste prese di posizione strumentali. Per ben due volte il
dipartimento faunistico-venatorio della Regione ha convocato riunioni
sull'argomento, eppure le associazioni animaliste non si sono mai viste,
ad eccezione di una rappresentante del Wwf, presente al primo incontro e
durante il quale espresse parere positivo. E’ un provvedimento in piena
regola, peraltro con appalto pubblico, per non parlare del fatto che tutti
gli animali vengono liberati solo dopo attenta vaccinazione. E mi pare che
il ripristino della fauna non giovi solo ai cacciatori».

Da
"Il Messaggero" del 16/12/2000
L'INVASIONE
Ripopolamenti
e aree protette: l'Italia è una giungla

ROMA -
«Il cinghiale non è stupido», dice Paolo Giuntarelli, ricercatore
dell'Eurispes. «Va dove trova zone di calma venatoria, ed essendo ormai
protetto il 10 per cento del territorio italiano, il cinghiale prolifera;
ce ne sono almeno mezzo milione di capi, che distruggono tutto quello che
incontrano e rappresentano un pericolo per le coltivazioni». Oltre al
cinghiale, l'Eurispes "spara" contro gli storni, le volpi, i
cervi, i daini, i mufloni, perfino gli alteri e si direbbe innocui
stambecchi. In una ricerca curata da Giuntarelli e intitolata "il
prezzo dell'eco‑integralismo: i costi sociali della gestione
ideologica della fauna", l'Istituto di studi lancia l'allarme: dal
1991 gli animali selvatici in Italia sono aumentati dell'80 per cento,
sono troppi, e troppi i 115 miliardi di danni che provocano ogni anno.Il
panorama è triste. Le volpi, quegli spauriti animaletti che abbagliamo
coi fari della macchina, quanti polli e pecore fanno fuori ogni anno? E i
cervi? Mettetene anche solo un paio in un campo coltivato e non crescerà
più niente. Per non parlare degli stomi (specie protetta), che non solo
devastano auto e marciapiedi cittadini, ma nelle campagne fanno strage di
uva, olive, fragole e ciliegie. «La fauna selvatica è cresciuta in
questo modo ‑ spiega il ricercatore ‑ non tanto per i divieti
di caccia, ma per il diverso rapporto tra il territorio e i soggetti che
lo proteggono, dalle Regioni gli agricoltori, dai parchi alle associazioni
ambientaliste. siamo nel terzo millennio: oltre a proteggere, adesso
dobbiamo cominciare a gestire l'ambiente e la fauna su basi scientifiche.
Non siamo a Yellowstone o nell'outback australiano, ma in un territorio. o
fortemente antropizzato ove la fauna non può riprodursi all'infinito,
anche perché questo va a scapito delle specie più deboli. A Siena nel
corso dell'anno è stato autorizzato l'abbattimento di 200 cervi, cosa mai
successa rima, che ha portato notevoli benefici». Logica conclusione
dell'Eurispes: "abbattimento selezionato" degli animali in
eccesso. Logica reazione degli ambientalisti: il putiferio.
«E’
un rapporto tendenzioso e qualunquista - afferma la Verde Anna Maria
Procacci - sembra una tesi ritagliata apposta per i cacciatori». «Sono
indignato», commenta il presidente del Wwf Fulco Pratesi, che aggiunge:
«La fauna selvatica in Italia è ancora a rischio, le nostre campagne non
brulicano certo di daini, cervi e caprioli. A fare danni sono soprattutto
i cinghiali, ma chi ne incrementa il numero? I cacciatori stessi».
Contestando le cifre fornite dall'Eurispes, Pratesi afferma che «non
esistono osservatori scientifici sulla fauna» e ricorda che la
"lista rossa" stilata dal Wwf due anni fa stabiliva che «in
Italia ben 338 specie di vertebrati su 494 sono in pericolo e 200
rischiano addirittura l'estinzione»
Sulla
stessa scia Walter Caporale della Peta, la più grande associazione
animalista del mondo: «Forse l'Eurispes ha sbagliato Paese ‑
ironizza ‑ visto che l'Italia rimane una delle nazioni con la più
alta percentuale di cacciatori, il più alto numero di animali sterminati
e la più bassa percentuale di guardie venatorie». E ancora, Ennio
Bonfanti della Lav (Lega antivívisezione): «I dati dell'Eurispes
sembrano le chiacchiere dei cacciatori nelle osterie ‑ accusa
‑ Incendi e inquinamento, caccia e bracconaggio hanno ridotto il
nostro patrimonio di animali selvatici, tanto che sono decine le specie in
via di estinzione».
Eppure l'Eurispes
non ha dubbi: «L'abbattimento selettivo - si legge nel rapporto - è una
risorsa per tutto il Paese, perché consente di ridurre i danni reali alle
produzioni agricole, riduce l'impegno economico da parte di Stato ed enti
locali per indennizzare gli agricoltori e permette di realizzare un
perfetto equilibrio faunistico». Viene delineata anche la figura del
"nuovo cacciatore": «Da predatore deve diventare guardia
ecologica volontaria afferma Giuntarelli nessuno conosce il
territorio meglio di lui, può fare controlli antibracconaggio e di
prevenzione degli incendi». Sempre che si riescano a superare quelle che
l'Eurispes definisce «resistenze di ordine culturale, giuridico e
burocratico».

Da
"La Sicilia" del 23/11/2000
LA
GIUNTA REGIONALE RIAPRE LA CACCIA
PALERMO - Con la pubblicazione del nuovo calendario venatorio e
degli ambiti territoriali sulla Gurs di domani, sarà scongiurato il
blocco della caccia in Sicilia. Il governo regionale, su proposta
dell'assessore all'Agricoltura e Foreste, Totò Cuffaro, ha approvato le
integrazioni richieste dal Tar di Catania. Ma il meccanismo adottato è
aspramente contestato dal Wwf, Legambiente, Lav e Lipu secondo cui chi in
questi giorni spara, «commette reato».
La
sezione catanese del Tribunale amministrativo regionale, nei giorni
scorsi, aveva emesso un'ordinanza di sospensione della caccia, ritenendo
che non fossero stati sufficientemente chiariti i motivi per cui non si
era tenuto conto del parere dell'Istituto nazionale fauna selvaggia nel
disporre il calendario venatorio 2000-2001 e nella definizione degli
ambiti territoriali di caccia. Il parere dell'Infs, in ogni caso, è
obbligatorio ma non vincolante.
Ambiti territoriali. Secondo uno
studio dell'Infs, in generale, non dovrebbero superare i 15 mila ettari di
estensione. Però, non si tiene conto delle notevoli differenze del
territorio dal Nord al Sud: cambiano morfologia, clima e numero di
cacciatori. In Sicilia esiste ancora la fauna selvatica, mentre altrove vi
è solo ripopolamento. Inoltre, vi sono Comuni come Monreale, Nicosia,
Mazzarino, Castronovo di Sicilia che hanno un territorio che va al di là
dei 15 mila ettari. Ed ancora, si fa osservare, le nostre isole minori
sono più vicine all'Africa di quanto il Piemonte non lo sia da Veneto o
Friuli Venezia Giulia. Troppe le differenze dalle Alpi a Capo Passero per
potere applicare una direttiva generica qual è quella dell'Infs.
Calendario venatorio. Anche in
questo caso il Tar di Catania ha chiesto di sapere i motivi per cui non si
è tenuto conto del parere dell'Infs che ha contestato la scelta della
Regione di anticipare alla prima domenica di settembre l'apertura della
caccia, mentre nel resto d'Italia avviene la terza domenica di settembre.
«Anche in questo caso rileva il professore Giuseppe Asciuto, consulente
dell'assessore all'Agricoltura - abbiamo visto che l'Infs generalizza.
Esperti delle Università di Catania, Palermo e Messina, sulla base di
documentazione scientifica, hanno consigliato di agire autonomamente».
Per
gli ambientalisti, però, «quello varato dalla Giunta regionale è un
piano illegittimo, perché viene violato il principio del giusto
procedimento. E' stato emanato un atto amministrativo, cioè, in totale
spregio delle precise ed articolate disposizioni che regolano la
procedura: ci sono voluti due anni
per formulare il primo piano ed ora se ne fa uno nuovo in una sola sera.
Il comportamento dell'assessore Cuffaro è fuorilegge perché il
provvedimento del giudice amministrativo è autoapplicativo». Secondo
questa interpretazione, la caccia deve essere considerata chiusa. Ma
domani sulla Gurs sarà pubblicato il nuovo calendario venatorio contro
cui si potrà sempre ricorrere davanti al Tar.

Da
"La Sicilia" del 21/11/2000
CACCIA,
RISCHIO SOSPENSIONE
Il Tar di Catania
sospende la stagione venatoria in Sicilia, ma respinge le eccezioni di
incostituzionalità avanzate dalle associazioni ambientaliste che avevano
impugnato il calendario approvato dall'assessore all'Agricoltura e
Foreste, Salvatore Cuffaro. Comunque, non si potrà più cacciare sul
territorio isolano solo dopo la pubblicazione sulla Gurs del relativo decreto. In ogni caso, l'assessore Cuffaro
ha già dato incarico ai propri uffici di rispondere immediatamente alle
osservazioni della sezione catanese del Tribunale amministrativo regionale
per ridurre al minimo la sospensione dell'attività venatoria.
Un'ordinanza in contro tendenza,
rispetto alle decisioni precedenti in materia, quella del Tar che
riconosce alla Regione la facoltà di poter deliberare in via
amministrativa il calendario faunistico e non per via legislativa, come
invece sostenuto dagli ambientalisti. Un successo per la burocrazia
regionale, ma anche delle varie associazioni di cacciatori difesi dal
professore Giovanni Pitruzzella (si è occupato dei profili
costituzionali) e dagli avvocati Carlo Comandè e Daniela Ferrari, mentre
l'avvocato Angelo Russo ha rappresentato l'Associazione Siciliana Caccia e
Natura.
Respinte, dunque, le eccezioni di
incostituzionalità, l'ordinanza sospende la caccia perché l'assessorato
non avrebbe motivato in modo sufficiente la decisione di disattendere in
parte il parere non vincolante dell'Istituto nazionale della fauna
selvatica. Perché il calendario sia legittimo e ritorni ad essere
operante, è sufficiente non che l'assessorato all'Agricoltura e Foreste
si adegui al parere dell'Infs, ma semplicemente che motivi il proprio
diverso avviso. Secondo l'ordinanza del Tar,
l'assessore Cuffaro dovrà «approvare con la massima tempestività il
calendario venatorio (motivando il diverso avviso), onde impedire una
situazione di stallo che si traduca in un pregiudizio grave ed
irreparabile per i cacciatori e le associazioni cointeressate... ed
assicurare il legittimo esercizio dell'attività venatoria». Un vero e
proprio riconoscimento del diritto alla caccia: «Ai cacciatori - continua
l'ordinanza del Tar - va assicurato, come a tutti i cittadini, il diritto
di ricrearsi esercitando la disciplina sportiva da essi prescelta in
funzione della salvaguardia della salute e della loro persona». La
mancanza di un calendario venatorio, «può persino compromettere
l'equilibrio ambientale, cagionando la sovrapposizione di particolari
specie animali». Analogo discorso per gli ambiti territoriali di
caccia stabiliti in modo difforme alle indicazioni dell'Infs il cui
parere, come detto, è obbligatorio e non vincolante.
Stante quest'ordinanza,
non sarà necessario ricorrere al Cga contro la sospensiva. sarà
sufficiente rispondere ai quesiti del Tar. In ogni caso, la caccia in
Sicilia chiuderà il 31 gennaio per la selvaggina migratoria e la seconda
metà di dicembre per il coniglio e la coturnice.
Lillo Miceli

Da "Il
Giornale di Sicilia" del 21/11/2000
Il
Tar: «La caccia in Sicilia va sospesa»
Ma
è subito guerra d'interpretazioni
PALERMO. (rop) Quelle dieci pagine di ordinanza diventeranno «il
casus belli» dei prossimi giorni, il Tar della Sicilia, sezione di
Catania, si pronuncia sulla caccia ed esplode, immediata, la querelle
tra ecologisti e patiti delle doppiette che danno pareri opposti sulle
ultime righe del dispositivo; quelle che contano. «II tribunale
amministrativo della Sicilia - si legge nell'ordinanza depositata dai
giudici - accoglie la domanda di sospensione dei provvedimenti impugnati
nei termini di cui in motivazione, con divieto di esercitare la caccia su
tutto il territorio della regione Sicilia, ordinando all’amministrazione
di riprovvedere onde assicurare il legittimo esercizio dell'attività
venatoria». E' l'approdo finale di un ricorso presentato nell'ottobre
scorso dalle associazioni ambientaliste. Ma cosa significano quelle parole
in «giurisprudenzese»? Sospensione, dunque. E da quando? I cacciatori si
sentono tranquilli. «L’associazione Siciliana
Caccia e Natura scrive il presidente, Francesco Lo Cascio - tiene a
precisare che l'ordinanza del Tar
di Catania non comporta la sospensione immediata della caccia; ciò
potrebbe attuarsi solamente
dopo la pubblicazione di
un preciso decreto di sospensione da parte dell'assessorato Agricoltura e
Foreste». E il collegio di difesa delle doppiette, composto dagli
avvocati Giovanni Pitruzzella, Carlo Comandè e Daniela Ferrara commenta
così: «L'ordinanza si risolve in una clamorosa sconfitta delle
associazioni ambientaliste, è stata riconosciuta all'attività venatoria
una vera e propria funzione di tutela dell'ambiente».
Diverso,
ovviamente, il parere di Ennio Bonfanti, componente del direttivo
nazionale della Lav: «L'ordinanza è in vigore da quando viene depositata
- dice - i cacciatori hanno torto, ma quale sconfitta... ». Altro punto
cruciale e delicatissimo del contendere, il rapporto tra regione Infs
(Istituto nazionale fauna selvatica), gli ecologisti accusano
l'assessorato Agricoltura e Foreste di avere illegittimamente varato il
calendario della stagione: «Senza nessuna comunicazione all'Infs e con
scelte dei tutto arbitrarie». «Ma - rispondono gli avvocati - secondo
l'ordinanza è sufficiente, perchè il calendario venatorio ritorni ad
essere operante che l'assessorato «Motivi il proprio diverso avviso, non
che si adegui al parere espresso dall'Infs». «Si tratta di cavilli -
ribatte ancora Ennio Bonfanti - la realtà è una sola, tutto l'impianto
del decreto è illegittimo. Si deve cambiare la legge regionale,
rispettando la sentenza della Corte costituzionale di quest'anno che
sancisce l'adeguamento della normativa alla legge nazionale. Gli
appassionati vogliono cacciare? procedano pure, noi allerteremo le forze
dell'ordine».
E
mentre si profila il solito scontro con contorno di furibonde polemiche,
tra due categorie (ambientalisti e cacciatori) che si definiscono, allo
stesso modo, «amanti della natura» Wwf, Legambiente, Lav e Lipu cantano
vittoria: «La sezione di Catania del Tar Sicilia ha accolto il ricorso di
sospensiva riguardante il calendario venatorio. Ancora una volta il Tar ha
dato ragione a Wwf, Legambiente, Lipu - si legge in un comunicato
congiunto -. Emanare decreti illegittimi (vedi sospensiva calendario
venatorio 2000-2001, 1999-2000 e gli anni precedenti) emettere leggi
incostituzionali (vedi sentenza Corte Costituzionale gennaio 2000 di
censura legge regionale) non solo rappresenta esempio di pessima
amministrazione, ma è la dimostrazione di come lo stesso mondo venatorio
venga raggirato dalla classe politica regionale».
Roberto
Puglisi

Da
"La Sicilia" del 8 novembre 2000
PALERMO -
Centinaia di appassionati si sono dati appuntamento sotto Palazzo dei
Normanni
"Doppiette"
protestano davanti all'Ars
I cacciatori
chiedono alla Regione il varo della legge sul settore
PALERMO - Anche i
cacciatori siciliani, ieri, hanno protestato davanti al Palazzo Reale.
Centinaia gli appassionati della doppietta che da tutta l'Isola si sono
radunati in piazza Parlamento. Una manifestazione per
"sollecitare" l'Ars a varare la legge sulla caccia. In pratica,
alcune associazioni ambientaliste, minacciano un ulteriore ricorso alla
Consulta in merito al decreto dell'assessore regionale dell'Agricoltura,
che ha dato vita all'attuale calendario venatorio. Motivo? Per gli
ambientalisti, il provvedimento è stato varato senza il supporto di una
legge regionale in materia di caccia, che abbia accolto quanto è stato
dettato lo scorso gennaio dalla Corte Costituzionale. Alla manifestazione
hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti dell'ASCN (Associazione
siciliana caccia e natura), dell'ANLC (Associazione nazionale libera
caccia) e dell'Assoarmieri.
"Chiediamo alla
classe politica - ha affermato il vicepresidente dell'ASCN, Domenico
Portale - di provvedere attraverso il varo di una legge ai dettami
previsti dalla legge quadro in materia".
Ricordiamo, infatti,
che lo scorso gennaio, la Consulta a seguito di un ricorso inoltrato dalle
associazioni ambientaliste ha bocciato tre passaggi della legge regionale
sulla caccia. Tra questi, quello riguardante gli ambiti territoriali di
caccia, creati dal provvedimento regionale attraverso zone a carattere
provinciale, mentre, secondo la legge quadro in materia, la loro
delimitazione è prevista in zone sub-provinciali.
Insomma, i cacciatori
chiedono una legge regionale sulla caccia, in quanto, secondo Portale,
"vogliamo esercitare la nostra attività venatoria senza poter essere
definiti fuorilegge". Adesso toccherà agli inquilini di Sala
d'Ercole decidere.
Intanto arriva una
nota del Wwf Sicilia. Secondo l'associazione ambientalista, in merito al
provvedimento sulla caccia, la commissione Attività produttive dell'Ars
ha varato una serie di modifiche e integrazioni alla normativa,
"riproponendo quasi integralmente gli articoli che erano stati
giudicati incostituzionali dalla Consulta". Sempre secondo il Wwf,
tra le modifiche apportate al provvedimento dalla commissione legislativa
si registra quella relativa al restringimento dei confini dei tre parchi
siciliani: Etna, Nebrodi e Madonie. In soldoni, secondo gli ambientalisti,
questo "sarebbe uno escamotage che consente ai cacciatori di
frequentare aree fino ad oggi vietate e sulle quali, attualmente, gravano
vincoli ambientali e paesaggistici". Per il Wwf, "da mesi il
Parlamento siciliano si sbraccia nella stesura di legge divora-territorio".
Infine una
considerazione. E' difficile che la commissione legislativa competente,
avendo lavorato seguendo la sentenza della Consulta abbia esitato un testo
come descritto dall'associazione ambientalista. Ma, comunque, c'è anche
un dibattito d'Aula ad attenderlo. E non ultimo, l'istituzionale lavoro
del Commissario della Stato.