L’ONOREVOLE
SERGIO BERLATO CONSIGLIERE PARTICOLARE DELL’ONOREVOLE MINISTRO GIOVANNI
ALEMANNO CI COMUNICA:
Camera:
alle ore 20,00 del 17 settembre il sì definitivo alla legge sulla caccia
che rende possibile, a determinate condizioni, praticare l’attività
venatoria ad alcune specie di uccelli: Storno, Passero, Fringuello etc.
etc.
Durante l’esame del
provvedimento, è stato duro ed impegnativo il compito dei Deputati
sostenitori, così come violenta la protesta di alcuni animalisti che
dalle tribune del pubblico hanno gettato volantini gridando
“ASSASSINI” all’indirizzo di quei Deputati che hanno iniziato a
porre rimedio alle storture create con la legge 157/92.
L’Associazione Siciliana
Caccia e Natura, da sempre impegnata a risolvere i problemi che
attanagliano il mondo venatorio, ringrazia i 239 Deputati favorevoli,
stende un velo pietoso nei confronti dei 123 Deputati che si sono
astenuti, condanna il comportamento dei 43 Deputati contrari lasciando a
loro il compito di commentarsi e giudicare l’atteggiamento incivile dei
loro seguaci.
Il Presidente
Dr. Francesco Lo Cascio
Palermo,
lì 18/09/2002

Stenografico
Aula in corso di seduta
Seduta
n. 187 del 17/9/2002
Seguito
della discussione del disegno di legge: S. 628 - Integrazioni alla legge
11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna selvatica e
di prelievo venatorio, in attuazione dell'articolo 9 della direttiva
79/409/CEE (approvato dal Senato) e delle abbinate proposte di legge:
Vascon ed altri; Beccalossi e Saglia; Romele ed altri; Alboni; Moroni;
Benedetti Valentini ed altri (881-1182-1290-1338-1422-1434)
(ore 17,40).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno
reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal
Senato: Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di
protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione
dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE; e delle abbinata proposte di
legge d'iniziativa dei deputati Vascon ed altri; Beccalossi e Saglia;
Romele ed altri; Alboni; Moroni; Benedetti Valentini ed altri.
Ricordo che nella seduta del 25 luglio scorso è stato respinto
l'emendamento Azzolini 1.264.
(Ripresa
esame dell'articolo unico - A. C. 2297)
PRESIDENTE. Riprendiamo, dunque,
l'esame dell'articolo unico e delle proposte emendative ad esso presentate
(vedi l'allegato A - A.C. 2297 sezione 1).
Passiamo, all'esame dell'emendamento Luigi Pepe 1.271 sul quale il
relatore ed il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha
facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, il
tema che stiamo affrontando ha una delicatezza estrema - l'ha dimostrato
anche il dibattito che abbiamo tenuto lo scorso mese di luglio -
soprattutto per le diverse sensibilità che si presentano nella società.
Vi sono le esigenze delle regioni, delle associazioni venatorie ed
ambientaliste.
Rispetto a questo disegno di
legge, credo che il nostro gruppo abbia adottato una posizione
estremamente costruttiva - abbiamo presentato, infatti, pochi emendamenti,
tutti di sostanza, che intendiamo sicuramente sostenere - ed abbia anche
contribuito a mantenere aperta una linea di discussione tra i soggetti
interessati.
Oggi, è sopravvenuto un fatto nuovo e di estrema rilevanza: l'UNAVI,
l'Unione nazionale delle associazioni venatorie italiane e le principali
associazioni ambientaliste (WWF, Lega ambiente, LIPU, DEA) hanno
concordato una posizione comune rispetto al testo del disegno di legge,
proponendo alcuni possibili miglioramenti. Si tratta di una posizione che,
dal nostro punto di vista, oltre ad apparire pienamente condivisibile nel
merito, elimina anche ogni possibile riflesso di incostituzionalità del
provvedimento (nel senso da noi chiarito in diversi momenti del dibattito
fin qui svoltosi).
Orbene, poiché è intervenuto questo fatto, di cui siamo venuti a
conoscenza proprio pochissimi minuti fa, ritengo sia saggio e, quindi,
opportuno che il Comitato dei nove abbia la possibilità di discutere e di
affrontare, in un'ottica collaborativa e costruttiva, una proposta che,
ripeto, viene da larga parte del mondo interessato all'oggetto del
provvedimento che stiamo esaminando. Pertanto, proporrei di sospendere
brevemente la seduta (non credo siano necessari tempi biblici: 30 minuti
sono sufficienti), onde permettere al Comitato dei nove di analizzare la
suddetta proposta delle associazioni. Agiremmo, in tal modo, in maniera
costruttiva e lungimirante, perché, dedicandoci ad una discussione breve,
concreta e fattiva, velocizzeremmo senz'altro l'iter del disegno di legge
al nostro esame.
EGIDIO BANTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente,
a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, mi associo alla proposta
testé avanzata dall'onorevole Rava poiché ritengo di comune interesse
tentare di migliorare il testo del disegno di legge. Peraltro, l'eventuale
ritiro degli altri emendamenti ci consentirebbe una celere conclusione
dell'esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione...
PIERO RUZZANTE. Signor
Presidente, le avevo chiesto la parola!
PRESIDENTE. Prego, onorevole
Ruzzante, mi dica.
PIERO RUZZANTE. Signor
Presidente, intanto, chiedo la votazione nominale mediante procedimento
elettronico...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante,
stavo invitando l'Assemblea a votare per alzata di mano poiché nessuno
aveva chiesto la votazione nominale.
PIERO RUZZANTE. C'è anche una
seconda questione, signor Presidente.
Gli onorevoli Rava e Banti hanno avanzato una proposta di sospendere
brevemente la seduta poiché, in queste ore, è stato raggiunto un accordo
tra le associazioni venatorie italiane e le principali associazioni
ambientaliste. Desidereremmo che il Comitato dei nove potesse seriamente
valutare ipotesi di emendamenti che, se approvati, risolverebbero molti
dei problemi che ci troveremo davanti nell'iter parlamentare di questo
disegno di legge. Siccome mancano ancora alcuni minuti per il completo
decorso del termine regolamentare di preavviso, credo che una valutazione
in sede di Comitato dei nove sia possibile.
PRESIDENTE. Mi sembra giusto.
PIERO RUZZANTE. Se, poi, non ci
sono spazi, iniziamo a votare; però...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante,
mi sembra giusto accogliere parzialmente la richiesta e, poiché mancano
ancora alcuni minuti per il decorso del termine regolamentare di
preavviso, chiediamo se il relatore è disponibile a seguire questo
percorso: se c'è la sua disponibilità, allora il Comitato dei nove ha
senso; in caso contrario, tanto vale che egli ce lo dica.
LUIGINO VASCON. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor
Presidente, al di là della disponibilità al dialogo, che comunque deve
esserci in ogni caso, ritengo l'argomento molto pretestuoso. Si tratta di
un argomento che non ha fondamento in quanto mi risulta - e le mie
informazioni credo che siano alla pari di quelle di chi mi ha preceduto -
che l'UNAVI, pur volendo rappresentare l'Unione nazionale delle
associazioni venatorie italiane, abbia assunto questa iniziativa in
maniera impropria, senza consultare effettivamente le associazioni, bensì
prestando il fianco...
MARCO BOATO. Ma come fa a dire
questo?
LUIGINO VASCON. ...alle
associazioni ambientaliste qui elencate.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, un
uomo che ama il Parlamento come lei non può interrompere così;
altrimenti, se qua tutti interrompono... Stia tranquillo: la parola l'ha
sempre avuta, nessuno gliel'ha mai negata.
MARCO BOATO. Ma come fa a dire
questo?
PRESIDENTE. Ho capito, ma ora sta
parlando il relatore. Poi esprimerà le sue idee.
LUIGINO VASCON. Quindi, come
stavo dicendo - e mi avvio alla conclusione signor Presidente -, visti sia
l'introduzione sia il contenuto di questo emendamento sostitutivo, non
ritengo il caso di prendere in considerazione questa proposta, anche perché
andrebbe a stravolgere il senso del provvedimento medesimo.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, vorrei portare un po' di tranquillità in un dibattito che
riteniamo assurdo per alcuni versi. Anche a noi (al nostro capogruppo)
è giunto questo emendamento
proposto dall'Unione nazionale delle associazioni venatorie. Sorprende che
il relatore conosca le vicende interne delle associazioni venatorie;
pensavamo fosse relatore parlamentare di un provvedimento, non di un
gruppo di interessi di questo o di quel gruppo. Noi Verdi, peraltro, non
abbiamo ancora valutato, ma riteniamo non sufficienti questi emendamenti
proposti per cambiare opinione su un provvedimento sbagliato. Però, le
dichiarazioni del relatore dimostrerebbero che il centrodestra, di fronte
alle dichiarazioni dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita,
addirittura scavalca il mondo venatorio, assestandosi su posizioni di
estremismo venatorio e andando quindi addirittura oltre a quello che
propone l'associazione venatoria. Questo confermerebbe che questo
provvedimento che si sta esaminando non solo è incostituzionale ma
addirittura scandalosamente estremista, peggio delle peggiori posizioni.
Quindi, siamo sorpresi che il relatore non voglia nemmeno discutere
richieste moderate come quelle dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della
Margherita - noi non abbiamo chiesto la sospensione perché riteniamo
questa legge sostanzialmente sbagliata -, proposte dall'Unione nazionale
delle associazioni venatorie. Quindi, dobbiamo capire quali sono queste
lobby di minoranza estremiste e furiose, composte da pochi sparatori
arrabbiati che vogliono obbligare il Parlamento a votare una legge
indecente, antieuropea e incostituzionale. Voi spingete il paese (anche le
persone che non sono contro la caccia) verso l'abrogazione totale; non vi
rendete conto, invece, che questa proposta dell'UNAVI, peraltro discussa
con alcune associazioni ambientaliste, quanto meno vi salverebbe la
faccia. Poiché però, come in occasione di altre leggi, nemmeno volete
salvare la faccia, beh, bontà vostra; siete così matti da voler portare
il Parlamento a votare una legge incostituzionale, interpretando
addirittura quello che dice l'UNAVI. Ma vergognatevi! Vergognatevi, se
questo è l'atteggiamento che volete avere in Parlamento. Siete così
folli da voler andare contro l'opinione pubblica nazionale. Il 90 per
cento degli italiani è contro queste leggi indecenti, e non volete
nemmeno discutere con la parte più soft. Questo porterà spero tutta
l'opposizione a votare, in modo netto, contro questo provvedimento, visto
che non volete nemmeno alcune correzioni (Applausi dei deputati del gruppo
Misto-Verdi-l'Ulivo).
ERMETE REALACCI. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor
Presidente, intervengo con pacatezza, perché oggi credo che ci sia la
possibilità di essere ragionevoli, mentre prima della pausa estiva si
faceva fatica.
Se, infatti, prima della pausa
estiva c'erano anche ragioni di tempo che inducevano una parte di questo
Parlamento ad insistere per un'approvazione immediata del provvedimento,
oggi queste ragioni non sono più adducibili. Ci troviamo di fronte ad una
proposta che risolve buona parte delle obiezioni presentate nel corso del
dibattito, mi pare, anche, accolte da larga parte della maggioranza di
Governo. Francamente, credo che il testo presentato vada incontro anche ad
alcune delle questioni sollevate dallo stesso relatore nel corso della
discussione generale prima della pausa estiva. Se questo testo, che, come
già hanno detto altri, accoglie sia gli interessi delle maggiori
associazioni venatorie sia la sensibilità delle maggiori associazioni
ambientaliste, potesse essere posto al voto di questa Assemblea - e ciò
non può accadere solo per motivi biecamente tecnici, in quanto i termini
per la presentazione degli emendamenti si sono chiusi prima dell'estate -
credo che il provvedimento potrebbe ricevere un largo consenso da parte
del Parlamento. È chiaro che se ciò non accadrà ci troveremo di fronte
ad un provvedimento deficiente dal punto di vista tecnico e discutibile
dal punto di vista dell'impatto ambientale e dell'impianto scientifico e
dunque un provvedimento negativo per l'ambiente e per gli stessi interessi
del mondo venatorio.
Invito dunque il relatore, il Governo e la maggioranza a farsi carico di
questa responsabilità e a superare una divisione che, lo ripeto, i
cacciatori e gli ambientalisti hanno dimostrato di poter superare
(Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
CARLA ROCCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente,
penso che di fronte ad un provvedimento che ha diviso in maniera così
violenta il Parlamento ed il paese, trovare una via di mediazione, che non
mi soddisfa, ma che, comunque, è una via di mediazione, sia l'occasione
per la maggioranza, per la parte più avveduta della maggioranza, e per lo
stesso Governo di portare a casa un risultato, come veniva ricordato, con
una credibilità maggiore. Con quali argomenti si dirà alle associazioni
ambientaliste ma, soprattutto, alle associazioni venatorie che non si è
voluto trovare il modo, il tempo e la misura per affrontare un cambiamento
proposto dall'insieme di quei mondi? Approvare emendamenti che hanno
trovato d'accordo mondi altrimenti contrapposti è una copertura per il
Parlamento e per il Governo.
Io chiedo al Governo, esercitando una prerogativa che gli è propria, di
presentare questo emendamento visto che da parte del relatore,
evidentemente, non vi è la possibilità di valutare una proposta di
mediazione per evitare una forzatura che, a mio avviso, non fa bene al
relatore, non fa bene alla parte politica che egli rappresenta ma,
soprattutto, non fa bene all'insieme della maggioranza che su questo
emendamento potrebbe trovare un punto di caduta ad essa più favorevole.
Mi rivolgo quindi al Governo per questa iniziativa (Applausi dei deputati
del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
FULVIA BANDOLI. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI.
Signor Presidente, intendo rivolgermi, in particolare, ai membri della
maggioranza. I Democratici di sinistra non sono, contrariamente ai Verdi,
contrari alla caccia e non sono neppure contrari alle deroghe; soltanto
vorremmo che queste deroghe fossero rispettose di alcuni principi e
criteri. Vorremmo che venisse sentito l'istituto nazionale per la fauna
selvatica, vorremmo che il provvedimento non rischiasse di essere bocciato
per incostituzionalità, vorremmo che risultasse chiaro dal provvedimento
che le deroghe non sono uno strumento finalizzato all'allargamento
dell'elenco delle specie cacciabili e che sono applicabili solo per
periodi determinati di tempo. Tutte queste cose migliorerebbero il
provvedimento: potremmo avere un provvedimento di deroga serio,
scientificamente motivato che troverebbe il consenso anche di gran parte
del mondo ambientalista e di una parte del mondo venatorio. Ora, io vorrei
capire - e vorrei che fosse chiarito anche dal Presidente della Camera e
dalla maggioranza - perché se si può fare meglio, se si può giungere ad
un voto più unitario, voi dovete cercare, a tutti costi, lo scontro e la
totale indisponibilità a modifiche positive. Non è un espediente: sapete
che abbiamo espresso il nostro voto favorevole sui provvedimenti sulla
caccia e quindi, se migliorato, potremmo esprimere un voto a favore anche
del presente testo di legge. In caso contrario, se esso cioè non sarà
migliorato, non lo voteremo: deve infatti essere chiaro che non è
assolutamente possibile seguire in modo oltranzista le spinte più
negative presenti ormai solo in una parte ridottissima del mondo
venatorio. Infatti, la stragrande maggioranza di tale mondo ha tenuto
sempre un atteggiamento responsabile e costruttivo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Luigi Pepe 1.271, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 407
Votanti 394
Astenuti 13
Maggioranza 198
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 372).
Prendo atto che l'onorevole
Galvagno non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli emendamenti Zanella 1.265 e Russo Spena
1.284, da votare congiuntamente in quanto di identico significato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro
Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, i due emendamenti in oggetto, che anch'io ho sottoscritto,
riguardano il divieto di ricorso alle deroghe ai fini delle cacce
tradizionali. Si tratta di dare un segnale concreto, se tali emendamenti
saranno approvati, anche in risposta a ciò che è stato sostenuto dalla
parte responsabile del mondo venatorio, e cioè che la presente norma non
serve per riprendere le cacce tradizionali vietate dalle normative
europee, cosa che rappresenta uno degli intendimenti più scandalosi di
coloro che, nel nostro paese, mirano a trasformare la legge attuale -
norma a tutela della fauna che prevede le attività venatorie come
un'eccezione in un ambito di regole chiare - per arrivare ad una
deregulation selvaggia. La richiesta ai colleghi è quindi quella di
esprimere un voto a favore di questi due emendamenti. Lo chiediamo a tutti
coloro che hanno sempre sostenuto che la norma sulle deroghe vale solo per
situazioni molto specifiche e che essa è a tutela dell'agricoltura. Poiché
le cacce tradizionali sono cosa diversa , e persino la parte responsabile
del mondo venatorio sostiene che non vuole riaprirle, approvando tali
emendamenti che vietano il ricorso alle deroghe ai fini delle cacce
tradizionali si dimostrerebbe trasparenza e correttezza. Rinnovo pertanto
l'invito ai colleghi di tutte le forze politiche ad approvare tali
proposte emendative. Voglio anche aggiungere - lo dico con chiarezza - che
insieme alle altre realtà animaliste ed ambientaliste saremo i
protagonisti di un'iniziativa specifica: poiché i voti sono pubblici,
leggeremo quelli che i colleghi esprimeranno in Parlamento su tale
materia, dato che il 90 per cento degli italiani è contrario e che voi in
questa sede rappresentate il popolo italiano e non alcune minoranze di
lobbisti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor
Presidente, ritengo che questi emendamenti siano particolarmente
importanti, anche perché incidono su un testo che va a modificare in
senso negativo la legge n. 157 del 1992. Credo che questa innovazione
legislativa, inedita e del tutto negativa, non possa incontrare il largo
favore della società, né quello del mondo ambientalista e dei cacciatori
- che peraltro in materia si sono espressi in maniera responsabile - né
quello delle forze democratiche e dell'associazionismo, perché l'intero
impianto del presente disegno di legge, così come quello delle abbinate
proposte che in questa sede intendiamo profondamente modificare (tale
materia vede ormai da anni la produzione di una vasta letteratura, con
pronunciamenti da parte della Corte costituzionale, atti dell'Unione
europea, ricorsi alla Corte di giustizia di Lussemburgo ed altro ancora),
va a modificare in senso negativo il punto principale della legge n. 157
del 1992, cioè l'adozione del criterio della programmazione. Ancora una
volta si va nel senso di una deregolamentazione selvaggia ed ossessiva. In
effetti, invece che attuare un'articolazione o un decentramento, con
riferimento a questo tema si viene a mutilare l'intero ordinamento di
un'idea di programmazione. Crediamo, quindi, che questi emendamenti, forse
modesti, siano accettabili anche da parte di chi la pensa diversamente da
noi e da altre forze politiche sul tema specifico della caccia; ad ogni
modo, riteniamo che essi farebbero rientrare il disegno di legge
nell'alveo della legge del 1992.
PIER PAOLO CENTO. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor
Presidente, intervengo per sottoscrivere gli emendamenti precedentemente
illustrati dai colleghi Pecoraro Scanio e Russo Spena.
LAURA CIMA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, sono
disponibilissimo nei vostri confronti, ma i Verdi non possono chiedere di
parlare su ogni emendamento, avendo esaurito il tempo a loro disposizione.
Prego, onorevole Cima.
LAURA CIMA. Signor Presidente,
chiedo solo di aggiungere a tali emendamenti anche la mia firma.
PRESIDENTE. Mi scusi, in tal caso
si è trattato di un processo alle intenzioni.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli
emendamenti Zanella 1.265 e Russo Spena 1.284, di identico significato,
non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della
votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 407
Astenuti 26
Maggioranza 204
Hanno votato sì 36
Hanno votato no 371).
Prendo atto che il dispositivo di
voto dell'onorevole Mantovani non ha funzionato.
Avverto che l'emendamento Nuvoli 1.266 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Pistone 1.278, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 433
Votanti 412
Astenuti 21
Maggioranza 207
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 270).
Indìco la votazione nominale,
mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.263, non
accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 438
Votanti 423
Astenuti 15
Maggioranza 212
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 235).
Indìco la votazione nominale,
mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 1.625, non
accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 439
Votanti 425
Astenuti 14
Maggioranza 213
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 229).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Realacci 1.733.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Realacci, che tuttavia non può prendere
la parola, così come gli onorevoli Banti e Rocchi, essendo già
intervenuto sull'articolo unico e sul complesso delle proposte emendative
ad esso riferite.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro
Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, intervengo per preannunciare il voto favorevole
sull'emendamento in esame e per chiedere che, almeno su questa proposta di
carattere minimale - che prevede che le deroghe siano applicate solo per
periodi determinati, stabilendo con riferimento a questa problematica un
limite temporale - i colleghi della maggioranza, che molte volte
privatamente si sono detti disponibili ad una linea meno estremista di
quella adottata, esprimano un voto favorevole. Ciò, affinché vi sia
coerenza fra le dichiarazioni rese, anche pubblicamente, dai colleghi dei
vari schieramenti e le decisioni che si stanno prendendo in questo
Parlamento, che rischiano di essere assolutamente di segno contrario.
Chiediamo, quindi, di approvare
almeno questa proposta, che prevede che tali deroghe vengano applicate
soltanto per periodi determinati, sostenendo l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Realacci 1.733, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 435
Votanti 422
Astenuti 13
Maggioranza 212
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 229).
Indìco la votazione nominale,
mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.900, non
accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 444
Votanti 420
Astenuti 24
Maggioranza 211
Hanno votato sì 34
Hanno votato no 386).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Rocchi 1.945.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro
Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, l'emendamento in esame, che i Verdi sottoscrivono (le facciamo
grazia del diritto di ciascuno a chiedere di poter sottoscrivere gli
emendamenti), contiene una previsione molto semplice, ossia che i piccoli
uccelli non possono essere oggetto di deroghe.
Sappiamo che uno degli aspetti che più scandalizza l'opinione pubblica
europea in tutti i sensi è che in Italia si consideri normale sparare
anche a piccolissimi animali insettivori che pesano meno di una cartuccia
e che non creano alcun problema.
Dunque, siamo additati come una specie di corridoio della morte per
centinaia di milioni di volatili che emigrando passano sul nostro
territorio e si trovano di fronte un plotone di esecuzione di sparatori
accaniti e furiosi. Questi ultimi sono malamente rappresentati da una
piccola minoranza di nostri colleghi che, però, riesce a condizionare una
maggioranza di colleghi parlamentari che sanno di essere contro la caccia,
sanno di essere almeno contro il massacro dei piccoli volatili, però non
hanno il coraggio non dico di votare a favore di questo emendamento, ma
almeno di astenersi per decenza. Andremo collegio per collegio a rendere
evidente come stanno votando i parlamentari che prendono i voti delle
dieci milioni di famiglie italiane che amano gli animali ed in questa sede
non hanno il coraggio nemmeno di votare per escludere dalla caccia milioni
di piccoli volatili che non danno nessun fastidio, anzi fanno bene
all'agricoltura. Vi chiediamo almeno questo atto minimo di coraggio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Avete respinto
prima l'emendamento secondo cui le deroghe erano per periodi limitati di
tempo e ciò dimostra in parte la vostra malafede. Adesso vi apprestate ad
esprimere un voto contrario su quest'altro emendamento che dice
sostanzialmente ciò che anche voi dovreste condividere, cioè che le
deroghe si possono applicare solo alle specie dannose all'agricoltura.
Allora, spiegatemi perché non potete votare a favore di questo
emendamento.
Sappiamo quali sono le specie prevalentemente dannose all'agricoltura, le
abbiamo più volte nominate in quest'aula.
L'emendamento in esame tende a
tutelare specie che non riguardano questa casistica. Quindi, mi pronuncio
a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Panattoni. Ne ha
facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor
Presidente, trovo così incredibile opporsi a questo emendamento, trovo
così illogico, così spaventosamente aggressivo, così violento accanirsi
contro i piccoli uccelli che chiedo di aggiungere la mia firma a questo
emendamento ed annuncio il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rocchi 1.945, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 437
Votanti 415
Astenuti 22
Maggioranza 208
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rocchi 1.946, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 434
Votanti 410
Astenuti 24
Maggioranza 206
Hanno votato sì 105
Hanno votato no 305).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rocchi 1.1374, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 441
Votanti 424
Astenuti 17
Maggioranza 213
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 235).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere
il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 1.1380.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha
facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente,
vorrei leggere l'emendamento dell'onorevole Marcora. Questo propone al
comma 1, capoverso dell'articolo 19-bis, comma 3, di sostituire le parole
«sentito l'istituto nazionale per la fauna selvatica» - che non ha
alcuna rilevanza giuridica - con le seguenti «sulla base di appositi
piani d'azione nazionali redatti dall'istituto nazionale per la fauna
selvatica e previa acquisizione del parere vincolante dello stesso».
Non credo che il collega Marcora sia attestato su posizioni ideologiche
anti-caccia, ma ha presentato un emendamento avente una sua coerenza ed
una sua razionalità istituzionale e che rappresenta il minimo requisito
che si possa prevedere per dare un minimo di decenza a questa legge. Perciò
invito a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente,
questo è uno gli emendamenti qualificanti della nostra battaglia in aula
riguardo a questo provvedimento.
Siamo infatti convinti che se le
deroghe devono poter essere concesse, nei casi appunto di
sovrappopolamento di specie e nel caso di danni ingenti all'agricoltura,
siamo altrettanto convinti che, trattandosi normalmente di specie
migratorie, non possiamo fare delle leggi regionali «a macchia di
leopardo», dove per il semplice fatto di appartenere ad una regione
piuttosto che ad un'altra una specie volatile può essere cacciata o meno.
È quindi assolutamente necessario che vi sia un quadro nazionale,
all'interno del quale poter concedere tali deroghe ed è altresì
assolutamente indispensabile che venga svolta una ricerca sulle specie che
eventualmente possono dare luogo a casi di sovrappopolamento e a danni
all'agricoltura. Ma tutto questo non può essere fatto dalle singole
regioni, bensì è necessario un quadro nazionale ed un'attività di
analisi che affronti i problemi di tutto il territorio nazionale e non
solo quelli di una singola regione.
Mi permetto di segnalare che questo è proprio uno dei punti proposti
dall'accordo fra le organizzazioni animaliste e ambientaliste e l'UNAVI,
con il testo di cui si parlava all'inizio di questa discussione. Ci sembra
quindi assolutamente incomprensibile come questo non voglia essere
accettato dal relatore.
Concludo dicendo che tra l'altro esiste una legge n. 157 del 1992 che non
viene modificata dal provvedimento oggi in discussione e che dunque
prevede comunque un parere vincolante dell'INFS. Pertanto, anche se non
espressamente citato nel testo oggi in discussione, facendo riferimento
alla legge n. 157, il parere dell'INFS sarà comunque vincolante. Questo
è quindi proprio un caso di miopia da parte della maggioranza e del
relatore, che non vogliono accogliere un emendamento sostenuto dall'Unione
nazionale delle associazioni venatorie italiane e dalle organizzazioni
ambientaliste e che ha l'obiettivo di evitare che il provvedimento al
nostro esame sia in contraddizione con la legge n. 157 del 1992, che
comunque resta in vigore.
Non comprendiamo quindi perché si voglia andare a tutti costi ad uno
scontro «muro contro muro», cacciatori contro ambientalisti, che non
esiste nella realtà; infatti l'accordo stipulato nel pomeriggio dalle
stesse ce lo dimostra e comunque in ogni caso nuocerebbe ad entrambi, ma
forse soprattutto ai cacciatori.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Marcora 1.1380, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 448
Votanti 435
Astenuti 13
Maggioranza 218
Hanno votato sì 200
Hanno votato no235)
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Rossiello 1.1378.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne
ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Intervengo,
signor Presidente, a sostegno di questo emendamento. Credo che
l'oltranzismo venatorio della maggioranza non possa non riflettere sulla
necessità di rendere obbligatorio il parere dell'Istituto nazionale per
la fauna selvatica. Tale parere deve essere obbligatorio perché
altrimenti credo che non abbia senso. Al riguardo vorrei dire che spesso
un certo tipo di caccia è nemica della caccia stessa.
Non si comprende, inoltre, la ragione della disgiuntiva «o gli istituti
riconosciuti»; riteniamo infatti debba essere «e gli istituti
riconosciuti». Se infatti vi è un interesse generale che va nella
direzione di una chiarezza della deroga, ebbene credo che il parere
espresso dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica debba restare
obbligatorio e quella «o» debba essere modificata in «e». Non a caso
dopo la parola «regionale», proponiamo di inserire i due punti e di
ricominciare con il soggetto: «tali deroghe».
Ritengo si tratti di un
emendamento di buonsenso, da accogliere nell'interesse complessivo del
mondo ambientalista, delle biodiversità e della regolamentazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,
penso di interpretare lo stato d'animo e il sentimento di tutti nel dare
il bentornato all'onorevole Dell'Elce, il quale giunge in aula in questo
momento e che come sapete ha avuto un grave incidente. Lo vediamo in forma
e questo ci fa piacere (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha
facoltà.
LUANA ZANELLA. Tutti gli
argomenti, posti all'attenzione dell'Assemblea da parte dei colleghi che
mi hanno preceduta, sono gli stessi che vorrei fossero presi in
considerazione a proposito di questo emendamento.
Infatti, il provvedimento di deroga deve indicare obbligatoriamente
un'autorità abilitata a dichiarare le condizioni stabilite, se sono
realizzate e decidere quali siano i mezzi, gli impianti e i metodi da
utilizzare, entro quali limiti e da quali persone. Le deroghe, cioè, non
devono avere uno scopo ricreativo, ma preciso.
Quindi, in questa sede - cari colleghi -, non trattiamo un provvedimento
sulla caccia, anche se a questo interesse viene piegato. Dunque, il fatto
che venga garantita l'individuazione di un'autorità nazionale di natura
tecnico-scientifica, senza prevederne il parere vincolante o, almeno,
obbligatorio, non soltanto è incostituzionale ma tradisce, addirittura,
lo spirito della direttiva che si vuole recepire.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rossiello 1.1378, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 449
Votanti 440
Astenuti 9
Maggioranza 221
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 229).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Bulgarelli 1.1320.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha
facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente,
sono appena tornata da Johannesburg, dove il nostro Governo si è
impegnato - al pari degli altri Governi - alla salvaguardia della
biodiversità.
Di fronte a questa necessità di garantire che le specie in via di
estinzione siano tutelate, in un provvedimento come questo non abbiamo
neanche il coraggio di affermare che sono vietate le deroghe quando hanno
per oggetto specie la cui consistenza numerica sia in diminuzione.
Inoltre, come recita il testo, dobbiamo aggiungere «in grave diminuzione».
Ritengo veramente vergognosa questa formulazione, in quanto la biodiversità
si difende quando le specie rischiano la diminuzione, non quando sono
ormai ridotte all'estinzione. Questa è la falsa coscienza con cui la
maggioranza vuole portare il Parlamento a votare contro tutte le
indicazione dell'Unione europea, ma anche dell'ONU e dell'ultimo vertice
svoltosi a Johannesburg sullo sviluppo sostenibile.
Mi chiedo se, per il gioco di quattro scalmanati cacciatori, in Italia
dobbiamo rischiare di perdere alcune specie che rischiano l'estinzione,
garantendo il piacere di questi cacciatori a fronte di questo scandalo.
Voglio che gli italiani sappiano che chi esprimerà un voto contrario su
questo emendamento è intenzionato a patteggiare, anche rispetto alle
generazioni future, il fatto che per garantire il piacere a quattro
cacciatori scalmanati alcune specie spariranno. Questo è il gioco!
Dunque, invito tutti a riflettere prima di esprimere un voto contrario su
questo nostro emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bulgarelli 1.1320, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro
chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 429
Astenuti 27
Maggioranza 215
Hanno votato sì 133
Hanno votato no 296).
Indìco la votazione nominale,
mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grillini 1.1396, non
accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 458
Votanti 441
Astenuti 17
Maggioranza 221
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 245).
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa, onorevole
Pecoraro Scanio?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Sul
successivo emendamento Nuvoli 1.1400.
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro
Scanio, il successivo emendamento è stato ritirato prima della seduta.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, lo facciamo nostro, se possibile.
PRESIDENTE. Non si può: è stato
ritirato prima della seduta. Onorevole Pecoraro Scanio può parlare sul
successivo emendamento 1.1373.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 1.1373.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro
Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, vorrei segnalare con una certa sorpresa come gli emendamenti
sottoscritti dai deputati di Forza Italia Nuvoli ed Azzolini non abbiano
nemmeno avuto l'accesso all'aula, nonostante le dichiarazioni di
un'associazione che si chiama peraltro - penso - Forza piccoli animali e
che oggi parlava in piazza. Dunque, questo ritiro mi sembra abbastanza
grave. Tutto sommato, è un elemento di trasparenza negativa. Mi rivolgo
ai deputati del centrodestra che partecipano alle iniziative delle
associazioni animaliste, dichiarandosi a favore dei diritti degli altri
animali, e che poi, - devo dire - peggio di come si faceva nei partiti
della sinistra antica - perché oggi c'è una grande libertà nei partiti
di sinistra-, subiscono una sorta di regime stalinista. Quindi, auspico la
libera espressione del voto almeno sull'emendamento Bulgarelli 1.1373, che
recita: «Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio esprime
parere vincolante sulle misure di cui al presente articolo». Non si
chiede nient'altro che la possibilità per il ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio, peraltro ministro di un Governo di
centrodestra, di esprimere un parere vincolante, trattandosi di attività
venatorie che incidono in materia ambientale. Chiederei ai deputati del
centrodestra, che hanno presentato e poi dovuto ritirare gli emendamenti,
quanto meno di votare liberamente su una proposta molto moderata:
attribuire al ministro dell'ambiente e della tutela del territorio un
parere vincolante su tali misure.
Spero che almeno su questo argomento possa essere espresso un voto da Casa
delle libertà e non da Casa della clausura e dell'obbligo di votare come
dicono i cacciatori e gli armieri o, meglio, come dice la parte estremista
di loro: come abbiamo verificato, i cacciatori moderati sono d'accordo su
una legge buona e non su una legge incostituzionale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bulgarelli 1.1373, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 426
Astenuti 30
Maggioranza 214
Hanno votato sì 76
Hanno votato no 350).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Russo Spena 1.1509.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha
facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor
Presidente, l'emendamento 1.1509, che ha come primo firmatario il collega
Russo Spena, richiama la necessità di sostituire il quarto comma
dell'articolo 19-bis, per consentire al ministro delle politiche agricole
e forestali e al ministro dell'ambiente di annullare, entro trenta giorni,
le misure di deroga adottate dalle regioni che siano in contrasto con
altre normative di carattere nazionale ed europeo. Anche questo mi sembra
un emendamento di buon senso che non richiama le ragioni di uno scontro
frontale fra coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrari alla
caccia; al contrario, si cerca di modificare una norma che noi Verdi - e
lo abbiamo detto - non condividiamo, che riteniamo incostituzionale e
contro cui ci opporremo in tutte le sedi politiche, oltre che attraverso
la mobilitazione. Già quest'oggi si è visto davanti al Parlamento, per
la prima volta dopo anni, l'emergere di una forte pressione ambientalista
e animalista con cui - lo diciamo chiaramente - la lobby dei cacciatori
dovrà fare i conti, da oggi in poi, al di là dell'esito di questo
provvedimento.
Ribadisco che l'oggetto dell'emendamento in discussione non è uno scontro
estremista tra coloro che sono contrari e coloro che sono favorevoli alla
caccia. Vi è la necessità di prevedere almeno la possibilità di un
intervento da parte dei ministri dell'agricoltura e dell'ambiente, per
garantire un'armonia legislativa e di fatto fra ciò che viene deciso in
deroga dalle regioni e le norme comunitarie in materia, esistenti o
future.
Io credo che si tratta di un emendamento che solo l'ottusità di chi non
vuole fare una discussione serena su questa materia può respingere.
Quindi, mi appello ai colleghi
parlamentari affinché esprimano un voto favorevole su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor
Presidente, quando abbiamo concepito e scritto questo emendamento insieme
al collega Vendola ritenevamo di ribadire nient'altro che un principio
fondamentale del nostro ordinamento. Il collega Cento ha illustrato il
senso e la lettera dell'emendamento, in base al quale il ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio procede all'annullamento dei
provvedimenti di deroga adottati dalle regioni che siano in contrasto con
le normative nazionali ed europee. Ci pare che questo principio di ordine
generale - che necessariamente deve guidare l'attività del ministro, in
qualsiasi sistema anche ad autonomia decentrata molto avanzata o un
sistema di tipo federale (infatti, non a caso richiamiamo una normativa
dei läender dell'ordinamento tedesco) - debba essere accettato
addirittura come un'ovvietà dal punto di vista dell'ordinamento,
altrimenti - questo è il motivo dell'emendamento - questa legge che la
maggioranza vuole approvare finirebbe con l'essere coerente con un
principio soltanto di deregulation perché comunque bisogna eliminare le
regole. Tuttavia, questo espone l'Italia a gravi conseguenze in campo
giuridico - lo sanno bene le colleghe e i colleghi più attenti al tema -,
anche in base alle norme europee e alle convenzioni internazionali al cui
rispetto l'Italia è tenuta.
Per concludere, giova ricordare alle colleghe e ai colleghi - mi permetto
di farlo, ma lo sanno benissimo - che del resto la Commissione europea ha
già avviato una nuova procedura di infrazione a carico del nostro paese
sostenendo la non corretta applicazione dell'articolo 9 della direttiva
CEE 79/409. Quindi, ci pare che questo emendamento, sia sul piano
giuridico, sia sul piano del buon senso, rappresenti un completamento del
disegno di legge in discussione e una correzione rispetto alla
deregulation selvaggia che vuole introdurre. Pertanto, invito anche i
parlamentari della maggioranza a votare a favore di un emendamento che mi
sembra sia il completamento di una disciplina e non sia contrario nemmeno
allo spirito del provvedimento in quanto tale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Signor
Presidente, questa volta vorrei dire ai colleghi dei gruppi
Misto-Verdi-l'Ulivo e di Rifondazione comunista che i loro emendamenti in
pratica mutuano lo stesso disegno di legge del Governo, il quale propone
che sia il Presidente del Consiglio dei ministri ad annullare i
provvedimenti delle regioni, mentre voi, con i vostri emendamenti,
proponete che intervengano anche il ministro dell'ambiente e il ministro
dell'agricoltura.
Ora, c'è da dire una cosa. In genere, nella legislazione corrente - che
almeno io conosco - il Governo esercita poteri sostitutivi se una regione
è inadempiente o fa provvedimenti non conformi. Questo potere di
annullare i provvedimenti regionali, come abbiamo sostenuto anche nel
nostro emendamento, è un qualcosa che secondo noi è profondamente contro
la Costituzione, oltreché contro un corretto senso di regionalismo e di
federalismo. Per cui, continuare a proporre emendamenti dove, ora l'uno,
ora l'altro, si annullano i provvedimenti regionali, non credo sia un
elemento di chiarezza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Russo Spena 1.1509, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la I Commissione (Affari Costituzionali) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro
chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 453
Votanti 428
Astenuti 25
Maggioranza 215
Hanno votato sì 80
Hanno votato no 348).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Luigi Pepe 1.1502.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha
facoltà.
MARCO LION. Signor Presidente,
naturalmente questo emendamento riprende le argomentazioni già addotte
dai miei colleghi nei confronti del precedente. Noi riteniamo che di
fronte ad una legge così fatta vi sia bisogno di un elemento minimo di
garanzia, in questo caso rappresentato dal Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio che potrebbe annullare i provvedimenti di deroga
delle regioni. Infatti, purtroppo - checché ne dica l'onorevole Bandoli -
l'Italia, attraverso le regioni italiane, si è già resa complice di
aperture di cacce tradizionali in deroga che solamente attraverso la
Commissione europea sono state bloccate. Ciò perché l'esigenza della
tutela dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE nei fatti poi non viene
mai rispettata perché - l'abbiamo detto più volte - la logica di una
piccola lobby (quella dei cacciatori) è stata sempre anteposta alla
logica più generale relativa alla tutela del nostro ambiente e della
fauna. Per questo i Verdi voteranno a favore di questo emendamento, al
quale tra l'altro, chiediamo di apporre la nostra firma. Si tratta di un
timido ma importante segnale affinché in Italia non si continui con la
logica secondo la quale, anche attraverso le leggi regionali, viene
permesso ciò che l'Unione europea non permette a tutela dei migratori e
dei piccoli uccelli.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Luigi Pepe 1.1502, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la I Commissione (Affari costituzionali) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti
449
Votanti 425
Astenuti 24
Maggioranza 213
Hanno votato sì 58
Hanno votato no 367).
Prendo atto che l'onorevole
Tanzilli ha erroneamente votato a favore mentre intendeva esprimere parere
contrario. Prendo atto altresì che l'onorevole Cialente non è riuscito
ad esprimere il voto avendo egli voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 1.1514.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha
facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente,
uno dei due emendamenti la cui approvazione veniva proposta alla nostra
Assemblea dalle associazioni ambientaliste e dall'Unione nazionale
associazioni venatorie italiane recita: «Il Governo in caso di
provvedimenti regionali non conformi alla normativa europea esercita il
potere sostitutivo, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della
Costituzione». Ebbene, l'emendamento Rava 1.1514 che siamo adesso
chiamati ad esaminare ed a votare è esattamente di questo identico tenore
poiché così recita: «In caso di provvedimenti regionali non conformi
alla normativa europea, esercita il potere sostitutivo, ai sensi
dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione». In questo momento
ci stiamo riferendo alla direttiva 79/409/CEE, quindi ad una normativa
comunitaria. Il nuovo titolo V della Costituzione all'articolo 120 secondo
comma recita: «Il Governo può sostituirsi ad organi delle regioni, delle
città metropolitane, delle province e dei comuni nel caso di mancato
rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria
oppure...». Se questo emendamento verrà approvato - come io propongo -
siamo all'esatta traduzione in sede legislativa della previsione relativa
alla parte iniziale del secondo comma del nuovo articolo 120 della
Costituzione. Per cui è inconcepibile che il relatore all'inizio di
questa seduta - quando vi è stata la proposta da parte del gruppo dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo di sospendere la seduta per pochissimi
minuti per permettere al Comitato dei nove di riunirsi - abbia, non solo
sprezzantemente respinto la richiesta di cui in qualche modo anche il
Presidente si era fatto tramite, ma anche addirittura affermato che un
testo di questo genere è stato frutto - se non ho capito male - della
coartazione o della manipolazione della volontà della stessa associazione
dei cacciatori. Trovo scandaloso quello che è avvenuto in quest'aula,
letteralmente scandaloso. Infatti, se ciò l'avesse detto un deputato
qualunque avremmo potuto polemizzare, ma si sarebbe trattato dell'opinione
di un singolo deputato. Invece è scandaloso, signor Presidente, che
questo l'abbia fatto il relatore nell'esercizio delle sue funzioni, che
abbia diffamato la stessa associazione venatoria - più volte citata - che
ha fatto questa proposta.
Quest'Assemblea ha l'occasione di correggere questo comportamento
scandaloso sotto il profilo istituzionale, approvando l'emendamento in
questione che è in totale, piena e rigorosa coerenza con il nuovo secondo
comma dell'articolo 120 della Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.
SAURO SEDIOLI. Signor Presidente,
ci troviamo a discutere su uno dei punti cruciali di questo disegno di
legge. Al comma 4 si prevede, infatti, che «il Presidente del Consiglio
dei ministri (...) possa annullare, dopo aver diffidato la regione
interessata, i provvedimenti di deroga», posti in essere dalle regioni
stesse, «in violazione delle disposizioni della presente legge e della
direttiva n. 79/409/CEE».
Abbiamo, al riguardo, discusso molto in Commissione (vi sono state anche
diverse audizioni nella medesima) e, a questo proposito, le stesse regioni
hanno chiesto che tale aspetto fosse modificato perché avrebbe
determinato una sorta di incertezza legislativa. Credo che, invece, il
provvedimento in esame dovrebbe rappresentare un punto di riferimento
preciso, altrimenti, nei prossimi anni, andremo ancora incontro a
contenziosi, nonché a scontri di tipo istituzionale. Saremmo, insomma, di
fronte ad un'incertezza che aumenterebbe le divisioni non solo di tipo
istituzionale, ma anche fra le parti interessate (mondo venatorio e quello
ambientalista). È un vero peccato che la nostra proposta (accolta dall'UNAVI
e dalle organizzazioni ambientaliste, così come affermato all'inizio),
sia stata respinta perché la modifica - ripeto - avrebbe conferito
maggiore certezza legislativa e determinato maggiore correttezza. Infatti,
noi proponiamo che il Consiglio dei ministri non eserciti il potere di
annullamento ma, così come previsto dalla Costituzione, quello
sostitutivo.
Abbiamo perso una grande possibilità: la possibilità di esprimere un
voto ampio su tale provvedimento, se tale proposta fosse stata accolta,
nonché quella di un percorso rapido al Senato (un voto unitario da parte
della Camera avrebbe determinato questa condizione al Senato). Si è
persa, inoltre, l'occasione di creare un nuovo rapporto fra mondo
venatorio e quello ambientalista; si tratta di un rapporto fondamentale ai
fini dell'applicazione della legge n. 157 del 1992 che non prevede
soltanto la protezione giuridica della fauna selvatica, ma anche il
ripristino delle popolazioni faunistiche, la buona gestione del
territorio, la creazione di habitat e zone di protezione volte al
ripristino di biotopi distrutti per crearne di nuovi, così come è
avvenuto, in una profonda collaborazione fra regioni, mondo venatorio e
mondo ambientalista. Sono risultati importanti che sono stati ottenuti
propri laddove è stato superato lo scontro e si sono trovate le
condizioni per un'iniziativa unitaria.
Penso che, al di là delle motivazioni di carattere costituzionale,
dobbiamo tenere conto anche di quelle che avrebbero potuto instaurare un
nuovo rapporto fra mondo venatorio e mondo ambientalista, nell'interesse
dell'ambiente e della popolazione faunistica.
Per queste ragioni chiedo che l'Assemblea si esprima favorevolmente su
tale emendamento.
PRESIDENTE. Hanno chiesto di
parlare per dichiarazione di voto gli onorevoli Zanella e Rocchi. Chiedo
quali di questi due deputati del gruppo dei Verdi intenda intervenire.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente,
non appartengo al gruppo dei Verdi, ma a quello della Margherita.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole
Rocchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha
facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente,
vorrei ricordare all'Assemblea la sentenza della Corte costituzionale, n.
272 del 1996, laddove venne stabilito che eventuali deroghe alla
disciplina comunitaria sono di esclusiva spettanza dello Stato, nel
rispetto delle numerose prescrizioni ineludibili che la normativa
comunitaria presuppone.
La Corte costituzionale precisa
inoltre che le regioni hanno potestà modificativa del testo comunitario,
solo nel senso di limitare e non di ampliare il numero delle eccezioni al
diritto di caccia. Si tratta quindi di garantire il diritto-dovere dello
Stato italiano di assunzione di responsabilità rispetto a quello che è
il patto costitutivo dell'Unione europea.
A seguito di tale sentenza - ricordo - il Governo, nel 1997, approvò un
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che dettava le modalità
di esercizio delle deroghe di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera c)
della direttiva 409/79.
Il Consiglio dei ministri stabili, coerentemente con le pronunce della
Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea, che spetta allo
Stato dettare la disciplina generale ed uniforme per tutto il territorio
nazionale riguardante l'ammissibilità delle regole e, a tal fine,
garantire l'omogeneità di applicazione della normativa comunitaria volta
alla conservazione degli uccelli selvatici e non alla caccia di questi
ultimi o all'esercizio, in termini creativi, della soppressione di piccoli
e piccolissimi uccelli.
Le regole quindi devono essere adottate dalle regioni, di intesa con
l'autorità centrale e laddove quest'esercizio di deroga viene effettuato
in difformità della direttiva stessa, è indispensabile stabilire il
principio di carattere generale per cui lo Stato ha un potere di veto o
meglio un potere sostitutivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, è noto che nella situazione di incertezza, e anche di
confusione, che si è determinata su questa materia negli ultimi anni,
diverse regioni hanno proceduto per via legislativa in ordine alla stessa
materia di cui tratta il disegno di legge al nostro esame. Ciò significa
che esistono oggi leggi regionali che i governi di volta in volta hanno
lasciato «passare», - e adesso queste ultime quindi sono operative -, e
che sono alquanto permissive in favore di forme di caccia diverse rispetto
a ciò che l'attuale provvedimento mira ad ottenere.
Ciò significa che se non si adotta un adeguato corrispettivo e non si
coordina il testo che noi approviamo con la situazione in essere e con il
nuovo testo della Costituzione, come ricordava prima di me il collega
Sedioli ed anche altri colleghi intervenuti, si va incontro ad una serie
di gravi difficoltà interpretative e a rischi di elusione della legge.
Noi rischiamo di approvare una legge che serve a poco, perché una regione
preferirà legiferare, anziché adottare un provvedimento amministrativo
che può essere annullato dal Presidente del Consiglio dei ministri. La
legge infatti non va incontro ad un potere di annullamento del Presidente
del Consiglio dei ministri; al massimo verrà sottoposta ad una verifica
di costituzionalità da parte della Corte costituzionale. Sino ad oggi però
non vi sono stati annullamenti di queste leggi da parte della Corte
costituzionale, e, in diverse regioni, addirittura per le specie protette,
vi è la preapertura della caccia, nemmeno quella della caccia normale.
Ciò significa che, per evitare ulteriori contenziosi e per dare certezza
alla materia, sarebbe stata necessaria a maggior ragione una riflessione
ed un'intesa. Sono convinto che il testo che noi approviamo, anche se
siamo all'inizio della stagione venatoria, non potrà che essere operativo
dalla prossima stagione venatoria, ossia quella a partire dal 2003. Il
tempo allora ci sarebbe stato e ci sarebbe. Gli emendamenti proposti dalla
Unavi e dalle associazioni ambientaliste vanno in questa direzione e,
secondo noi, è stato un errore non considerare la possibilità di una
modifica rispetto al testo approvato dal Senato, testo che quest'ultimo
potrebbe riapprovare nel giro di pochi giorni. L'emendamento al nostro
esame è uno di quelli che vanno in quella direzione e pertanto ribadiamo
in maniera convinta il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del
gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo )
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha
facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor
Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento Rava 1.1514, perché
credo sia un emendamento chiaro e di buonsenso. Vorrei sottolineare ancora
una volta che rischiamo di approvare una legge che presenta contraddizioni
tecniche notevoli, che apre dei varchi ad un'azione dannosa per l'ambiente
e che, sul piano sociale e culturale, riporta molto indietro il rapporto
fra i cacciatori ed il resto dell'opinione pubblica, rapporto che, dopo i
grandi scontri, a seguito dei referendum del passato, era avviato ad una
sistematizzazione, anche con rapporti positivi che si aprivano sul
territorio, e che può essere invece portato indietro da un estremismo
venatorio che danneggia innanzitutto gli interessi degli stessi
cacciatori. Mi pare che l'emendamento Rava 1.1514, apparentemente ovvio,
potrebbe almeno aiutare a «medicare» questi effetti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rocchi. Ne ha
facoltà.
CARLA ROCCHI. La ringrazio,
signor Presidente. Al di là del merito, che è stato illustrato dai
colleghi, mi domando e non ho la risposta - o meglio ce l'ho, ed è molto
frustrante - come sia possibile registrare un'indifferenza o un voto
contrario su un emendamento che chiede di ribadire un punto della nostra
Costituzione e di affidare il rafforzamento di questo punto al Governo.
Questa maggioranza, ovviamente, governa, dovrebbe sostenere la
Costituzione. Dall'atteggiamento nei confronti dell'emendamento Rava
1.1514, si capisce che qualunque cosa chiedessimo in quest'aula oggi,
l'accoglimento sarebbe ovviamente scontato: molto frustrante per noi,
abbastanza vergognoso per chi non ne tiene conto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rava 1.1514, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente, per
cortesia!
RENZO INNOCENTI. È uno scandalo,
signor Presidente!
PRESIDENTE. Guardate, non ho
ancora chiuso la votazione. È inutile che diciate tutti «Presidente!
Presidente!»: la votazione rimarrà aperta fino a che la situazione non
sarà tornata alla normalità.
PIER PAOLO CENTO. Non è che
possiamo far rientrare tutti, Presidente!
PRESIDENTE. Allora dovete
mettervi d'accordo: uno mi dice che devo chiudere la votazione per non
fare entrare tutti, l'altro mi dice che devo controllare se qualcuno vota
per un altro, io vedo nei banchi dei deputati della Margherita una
confusione... Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 435
Votanti 427
Astenuti 8
Maggioranza 214
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 227).
Passiamo alla votazione
dell'emendamento Realacci 1.1519.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro
Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, credo che siamo stati all'altezza di un Parlamento europeo...
PRESIDENTE. Siete stati
bravissimi, vi ho solo dato due ore di più...
ALFONSO PECORARO SCANIO. ....
nonostante un estremismo venatorio molto poco europeo e, direi, abbastanza
scandaloso. L'emendamento Realacci 1.1519 è l'ultimo emendamento che
permetterebbe a questa Assemblea di dare almeno un segnale che il ministro
proponente non sia quello degli affari regionali - che non c'entra nulla
con un provvedimento in materia ambientale -, ma il ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio di concerto con il ministro degli affari
regionali. È una nota tecnico-giuridica, ovviamente, non un tema che
attiene alle vicende venatorie, ma sarebbe un segnale di «intelligenza
parlamentare», di capacità di cogliere quello che qualche collega ha
anche detto: questa legge non serve per questa stagione venatoria, quindi
state forzando le cose, state facendo una legge sbagliata, estremista, di
cui - per essere molto chiari - ne proporremo rapidamente l'abrogazione in
tutte le sedi (europea, costituzionale e «abrogativa») perché è un
obbrobrio giuridico! La state facendo con l'ottusità di chi non sa
discutere di un tema, mentre noi abbiamo sostenuto proposte che sono ben
lontane dalla nostra impostazione generale, ma vogliono arrivare ad una
soluzione politica e giuridicamente sostenibile. State insistendo con un
provvedimento nonostante proprio stamane vi sia stata - ed è ancora in
corso qui fuori - una manifestazione di tutte le associazioni
ambientaliste ed animaliste, anche di associazioni che sono culturalmente
schierate con il centrodestra e che oggi, fortunatamente, anche grazie a
Radio radicale vi stanno ascoltando. Soprattutto stanno ascoltando i
vostri silenzi, il fatto che nessun parlamentare di Forza Italia, di
Alleanza nazionale, dell'UDC, della Lega ha il coraggio di parlare, il
coraggio di dire come la pensa!
Lo dice privatamente, ma è
incapace di prendere la parola in aula, quanto meno su questo emendamento
che dispone che sia il Ministero dell'ambiente a fare le proposte e non il
ministro per gli affari regionali. Forse qualcuno ha un'idea, un'ipotesi;
forse pensa di intervenire per trenta secondi. Muti! Muti! Tremendamente e
drammaticamente muti! Parlo di parlamentari che sottoscrivono proposte di
legge a tutela degli animali, che vanno nei collegi a fare campagna
elettorale con le associazioni per la tutela degli animali, con coloro che
gestiscono i canili e che lavorano su questo territorio!
Sicuramente, anche loro si ricorderanno ciò, non solo la minoranza degli
estremisti venatori che, oggi, in questa sede, state beneficiando, perché
oggi avete di fronte una proposta che è giunta persino dall'unione
nazionale delle associazioni venatorie, preposta - lo devo affermare - di
assoluta supermediazione, che certamente non è la nostra proposta. Voi
avete detto di «no» anche ai cacciatori moderati, perché siete
sostenuti dagli estremisti più furiosi, da coloro che vi portano fuori
dell'Europa! Lo dirò in fase di dichiarazioni di voto finale; credo che
versiate veramente in una condizione penosa che danneggia quello che pensa
il 90 per cento degli italiani su questa materia. Sostenete sempre di
essere attenti ai sondaggi, Ma guardateli i sondaggi su questa materia!
Cercate di capire che, se direte «no» anche a questo emendamento,
negherete anche le ipotesi più moderate e di buonsenso. In tal modo,
sottoscrivete una posizione ottusa che non fa onore al Parlamento, alla
dignità dei parlamentari, soprattutto visto che anche coloro tra di voi
contrari alla caccia non osano nemmeno esprimersi o votare a favore del
diritto di proposta del Ministro dell'ambiente rispetto a quello per gli
affari regionali, sapendo che il provvedimento al nostro esame non
riguarderà questa stagione venatoria. Quindi, al Senato vi è tutto il
tempo per la votazione conclusiva. State forse pagando un tributo ma se è
un tributo - sappiatelo -, lo renderemo molto esplicito a tutti gli
elettori. Credo non sarà un tributo facile neanche per voi. Votate a
favore di questa proposta perché è l'ultima possibilità.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale,
mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.1519, non
accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 432
Astenuti 18
Maggioranza 217
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 229).
PIER PAOLO CENTO. Vergogna!
Vergogna! Vergogna (I deputati Cento, Lion, Cima, Zanella e Pecoraro
Scanio gridano reiteratamente «vergogna!» ed espongono fogli recanti
frasi di dissenso - Da alcune tribune si levano analoghe grida di protesta
e vengono lanciati volantini nell'emiciclo)!
PRESIDENTE. Onorevoli
colleghi.... La vera vergogna è la presenza di gruppi organizzati nelle
tribune! Questa è la vera vergogna, perché chi butta questi volantini
non ha rispetto delle idee degli altri, mentre noi rispettiamo le idee di
tutti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza
nazionale, dell'UDC (CCD-CDU))!
Sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 18,55, è
ripresa alle 19,05.
PRESIDENTE. Constato, onorevoli
colleghi, che la fiducia e la disponibilità dal Presidente dimostrate nei
confronti della componente politica Verdi-l'Ulivo del gruppo misto,
concretizzatasi nell'avere consentito numerosi interventi, al di là del
contingentamento dei tempi, è stata ripagata con una sceneggiata
indecente che mi ha lasciato senza parole e mi ha costretto a sospendere
la seduta (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita,
DL-l'Ulivo, dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania, Misto-Comunisti
italiani, Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI ).
È anche chiaro che, in questa occasione, si è verificata una modalità
inedita di raccordo tra le azioni poste in essere, all'interno dell'aula,
dai parlamentari di un gruppo e, esternamente, nella zona riservata al
pubblico, da una parte di quest'ultimo, su invito, evidentemente, dei
gruppi parlamentari.
Domani, alle 18, l'Ufficio di Presidenza, previa rapida istruttoria da
parte dei deputati questori, valuterà l'adozione di chiari provvedimenti
disciplinari poiché è evidente a tutti che ci siamo stancati di
deplorare questi episodi, che nuocciono al prestigio delle istituzioni
(Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo,
dell'UDC (CCD-CDU), della Lega nord Padania, di Rifondazione comunista,
Misto-Comunisti italiani, Misto-Liberal-democratici, Misto-Socialisti
democratici italiani, Misto-Minoranze linguistiche e
Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).
Poiché il progetto di legge consiste in un solo articolo, si procederà
direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del
regolamento.
(Esame degli ordini del
giorno - A.C. 2297)
PRESIDENTE. Passiamo pertanto
all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C.
2297 sezione 3).
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno Realacci n. 9/2297/1?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo lo accetta,
signor Presidente.
PRESIDENTE. Prendo atto che
l'onorevole Realacci non insiste per la votazione del suo ordine del
giorno n. 9/2297/1, accettato dal Governo.
PRESIDENTE. Qual è il parere del
Governo sull'ordine del giorno Bandoli n. 9/2297/2?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Signor Presidente, il
Governo lo accetta ove riformulato eliminando la frase: «anche sulla base
del parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio».
PRESIDENTE. Onorevole Bandoli,
accetta questa riformulazione, che prevede la leggera modifica testè
specificata dal rappresentante del Governo, o insiste per la votazione?
FULVIA BANDOLI. Accetto la
riformulazione, signor Presidente, e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Qual è il parere del
Governo sull'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/2297/3?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro
Scanio, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/3?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente ...
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro
Scanio, il tempo concesso al suo gruppo è esaurito e non le darò più la
parola.
Insiste per la votazione?
ALFONSO PECORARO SCANIO. Sì,
insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/2297/3, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 418
Votanti 329
Astenuti 89
Maggioranza 165
Hanno votato sì 40
Hanno votato no 289).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Zanella n. 9/2297/4?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Zanella,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/4?
LUANA ZANELLA. Sì, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Zanella n. 9/2297/4, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 425
Votanti 286
Astenuti 139
Maggioranza 144
Hanno votato sì 36
Hanno votato no 250).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Cima n. 9/2297/5?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Cima,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/5?
LAURA CIMA. Sì, signor
Presidente, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cima n. 9/2297/5, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 416
Votanti 271
Astenuti 145
Maggioranza 136
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 240).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Lion n. 9/2297/6?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Lion,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/6?
MARCO LION. Sì, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lion n. 9/2297/6, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 426
Votanti 262
Astenuti 164
Maggioranza 132
Hanno votato sì 23
Hanno votato no 239).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Cento n. 9/2297/7?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Cento,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/7?
PIER PAOLO CENTO. Sì, signor
Presidente, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cento n. 9/2297/7, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 420
Votanti 268
Astenuti 152
Maggioranza 135
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 246).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Rocchi n. 9/2297/8?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Rocchi,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n.9/2297/8?
CARLA ROCCHI. Sì, signor
Presidente, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Rocchi n. 9/2297/8, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 431
Votanti 303
Astenuti 128
Maggioranza 152
Hanno votato sì 58
Hanno votato no 245).
Qual è il parere del Governo
sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/2297/9?
ALBERTO GIORGIO GAGLIARDI,
Sottosegretario di Stato per gli affari regionali. Il Governo non lo
accetta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Ruggieri,
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/2297/9?
ORLANDO RUGGIERI. Sì, signor
Presidente, insisto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/2297/9, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 426
Votanti 313
Astenuti 113
Maggioranza 157
Hanno votato sì 73
Hanno votato no 240).
(Dichiarazioni
di voto finale - A.C. 2297)
PRESIDENTE. Passiamo alle
dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha
facoltà.
Alcuni gruppi hanno esaurito il tempo a loro disposizione ma,
naturalmente, concederò loro un tempo limitatissimo per la dichiarazione
di voto finale.
Prego, onorevole Grillo.
MASSIMO GRILLO. Signor
Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al
resoconto della seduta odierna del testo dell'intervento che mi riservo
eventualmente di far pervenire agli uffici.
PRESIDENTE. L'autorizzo
senz'altro, onorevole Grillo, e la ringrazio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, nel
riservarmi di chiedere l'autorizzazione alla pubblicazione del testo
completo della mia dichiarazione di voto, desidero esprimere con chiarezza
la posizione dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
Noi siamo assolutamente d'accordo
a disciplinare con un atto primario la materia riguardante l'applicazione
della direttiva comunitaria n.409. Questo è stato sollevato molte volte
anche dalla Corte costituzionale, quindi noi riteniamo sia necessario
farlo, perché l'assenza di regole, purtroppo, ha determinato, proprio in
questa annata venatoria, comportamenti che non sono coerenti con i
principi e le previsioni normative. Rimangono però per noi fermi i
principi della legge n.157 del 1992 e quelli contenuti nell'articolo 9
della direttiva comunitaria, che sono molto precisi e che vogliamo
assolutamente siano confermati nella loro validità. Non condividiamo - lo
dico con chiarezza - l'idea, che alberga in qualche parte della
maggioranza (resa evidente in alcuni interventi), di una caccia che sia in
qualche modo deregolata, con la possibilità per le regioni di fare tutto
ciò che vogliono. Noi non riteniamo debba essere così; ci devono essere
delle linee guida, che sono date dalla direttiva comunitaria e che
dovrebbero essere date dal provvedimento che stiamo analizzando. Sulla
base di queste linee guida le regioni, giustamente, anche nel nuovo quadro
delle facoltà legislative che gli sono state date con la modifica del
titolo V della Costituzione, devono poter legiferare. Devo dire che questo
provvedimento non contiene la previsione di una caccia deregolata.
Infatti, l'abbiamo sostenuto; al Senato abbiamo votato a favore, in
Commissione abbiamo ragionato e proposto degli emendamenti; lo abbiamo
accolto in una situazione di urgenza per evitare un'assenza di regole alla
vigilia dell'emissione dei calendari venatori. Lo abbiamo fatto per una
questione di responsabilità. Oggi, però, abbiamo perso un'occasione; lo
dico al relatore, alla maggioranza. Abbiamo sostenuto dall'inizio - lo ha
fatto il collega Sedioli nel suo intervento anche in discussione generale
- la necessità di mettere assieme tutti i soggetti che sono interessati
al buon andamento dell'attività venatoria e all'ambiente nel quale questa
attività si svolge, partendo da quei principi che sono dati dalla legge
n. 157. Noi oggi eravamo di fronte ad un accordo raggiunto tra l'UNAVI,
che raccoglie tutte le associazioni venatorie, e le principali
associazioni ambientaliste. Esse hanno raggiunto un punto di equilibrio
estremamente valido. Lo dico anche perché si trattava di un punto di
equilibrio che in qualche modo perfezionava addirittura le posizioni che
noi abbiamo sostenuto fin dall'inizio in questa discussione alla Camera.
Bene, di fronte a questa apertura proveniente dal mondo dei soggetti
interessati alla caccia e all'ambiente, abbiamo ricevuto una risposta
miope ed arrogante, che non ha creato i presupposti per poter andare
avanti, per calmare le posizioni ed arrivare ad un lavoro comune. È stata
un una inutile prova muscolare. Oggi, quindi, ci ritroviamo in una
situazione più difficile. Non vorrei che dietro a questa posizione, che
è stata espressa in Assemblea, ci fosse davvero l'idea di una caccia
deregolata. Non lo vorrei, perché, se così fosse, stareste compiendo un
gravissimo errore. Infatti, le regioni certamente devono avere la
possibilità di applicare le deroghe, ma questo deve avvenire entro limiti
ben precisi e per periodi ben delimitati. Questo è quanto è stabilito.
PRESIDENTE. Onorevole Rava, la
invito a concludere.
LINO RAVA. Credo di avere ancora
del tempo, signor Presidente, mi dispiace ma credo che alcuni concetti
debbano essere espressi, anche per chiarezza nei confronti di coloro che
hanno avversato in maniera forte il disegno di legge che stiamo per
approvare. È stato un modo forte che non abbiamo condiviso, nei metodi e
neppure nei contenuti. Le deroghe, secondo le prescrizioni delle direttive
comunitarie, possono essere adottate solo per ragioni di salute pubblica,
per evitare gravi danni all'agricoltura, per la sicurezza aeroportuale e
per evitare danni all'ambiente. Questi sono i criteri sulla cui base
possono essere adottate deroghe; noi non possiamo prescindere da questi
contenuti e non possiamo non considerare le deroghe come strumenti
straordinari. Riteniamo che questo debba essere il criterio informatore
dell'azione delle regioni. Credo che dobbiamo proseguire con decisione
sulla strada percorsa in questi anni. Vi sono province in cui l'accordo
tra il mondo ambientalista e il mondo venatorio ha dato risultati
straordinari, dove ci sono stati ripopolamenti e la ricomparsa di specie
pressoché estinte. Dunque l'accordo ha dato risultati importanti che sono
patrimonio di tutti, dei cacciatori ma anche di coloro che vogliono
tutelare l'ambiente. Avremmo assolutamente dovuto evitare che questo
provvedimento diventasse un'occasione per dividere, come è stato fatto, e
avremmo dovuto cogliere, invece, l'occasione vera di portare attorno ad un
tavolo, su una decisione condivisa, un larghissimo mondo, che, come dicevo
prima, va dalle associazioni venatorie a quelle ambientaliste.
PRESIDENZA
DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 19,20)
LINO RAVA. Questa divisione può
diventare un male esiziale che potrebbe davvero aprire la strada a
comportamenti centrifughi rispetto all'attuazione della legge n. 157 del
1992 sulla quale confermiamo la nostra posizione favorevole. Dobbiamo
quindi tenere fermi i principi, rispettare il dettato costituzionale da un
lato e, allo stesso tempo, la necessità di interventi specifici e
differenziati per le regioni perché, effettivamente, a livello regionale,
vi sono posizioni diverse. Per queste ragioni ci siamo battuti, in
sostanza, su due emendamenti. Un emendamento era volto a garantire la
costituzionalità del provvedimento; l'assessore Marmo in sede di
audizione presso la Commissione ha detto con chiarezza che se la legge
fosse stata portata avanti con questa formulazione certamente le regioni
avrebbero aperto un contenzioso di fronte alla Corte costituzionale.
L'altro emendamento che abbiamo sostenuto prevedeva il parere
obbligatorio, ancorché non vincolante, dell'istituto nazionale per la
fauna selvatica al fine di dare una visione globale del problema. Il fatto
che oggi - pur essendo venute meno le ragioni di urgenza, poiché ormai le
regioni hanno già deliberato e legiferato con riferimento ai loro
calendari ed anche alle deroghe e, in alcuni casi, lo hanno fatto anche in
maniera eccessivamente deleteria proprio perché non c'erano regole....
PRESIDENTE. Onorevole Rava, la
invito a concludere.
LINO RAVA. Concludo, signor
Presidente
Oggi è stato un caso negativo che non sia stata imboccata la strada della
saggezza per garantire la visione scientifica nazionale dell'istituto ed
assicurare la coerenza col dettato costituzionale. Credo che la
maggioranza abbia commesso un grande errore. Siamo convinti della necessità
di regolare questa grande partita e di approvare una legge per il
recepimento della direttiva comunitaria ma non siamo assolutamente
convinti del valore finale di questo provvedimento, che poteva e doveva
essere corretto in questa sede. Per queste ragioni ci asterremo dal voto
(Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e
della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor
Presidente, il poco tempo a mia disposizione mi costringe ad esporre
soltanto due problemi in questa dichiarazione di voto che vede i deputati
di Rifondazione comunista assumere una posizione decisamente contraria al
presente disegno di legge. Innanzitutto, da questa discussione emerge,
ancora una volta, l'esigenza di avviare una seria riflessione sulla
compenetrazione tra la tutela degli interessi agricoli e la disciplina
dell'attività venatoria, mentre il disegno di legge di iniziativa
governativa prevede soltanto delle deroghe, deroghe che non tengono conto
dell'assetto legislativo della materia. La legge del 1992, non a caso, è
una norma che prevede una programmazione molto articolata, rispettando le
autonomie locali ed il decentramento, e che ha - pur con tutti i dubbi e
le critiche che abbiamo mosso sotto l'aspetto ambientale - un suo
equilibrio. Ora ci troviamo invece di fronte ad un disegno di legge che fa
della deregulation un'impostazione strategica. Anzi, proprio le modifiche
previste da questo disegno di legge esporranno l'Italia ha gravi
conseguenze sia in campo giuridico sia in campo ambientale: in campo
giuridico, l'ho già ricordato in un precedente intervento, perché la
Commissione europea ha già avviato una nuova procedura di infrazione a
carico del nostro paese; in campo ambientale perché il patrimonio
faunistico dovrebbe essere sottoposto ad una forma unica di tutela
nazionale ed europea.
Nel merito del provvedimento non possiamo quindi non rilevare, è la
seconda ed ultima osservazione, gli aspetti incongruenti in esso
contenuti, a partire dal comma 2, a partire cioè dalla mancanza assoluta
di riferimenti alle motivazioni in base alle quali l'adozione delle
deroghe viene attuata, fino al fatto che non vengono specificati i
controlli, salvo quello del Corpo forestale dello Stato.
Sulla base di questi rilievi non vi è dubbio che il disegno di legge in
oggetto contenga, a nostro avviso, evidenti motivi di illegalità ed
alluda anche ad aspetti giuridici dietro ai quali si celano, sempre a
nostro avviso, forti interessi lobbistici. Sono quindi motivi di ordine
politico, oltre che preoccupazioni di carattere ambientale, che fanno
esprimere ai deputati del gruppo di Rifondazione comunista la contrarietà
a questo provvedimento che, badate, colleghe e colleghi, reca in sé anche
effetti devastanti proprio a causa delle norme deregolatorie, effetti
devastanti sul sistema venatorio, nonché sull'impatto ambientale e sulle
produzioni agricole.
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena,
la invito a concludere.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor
Presidente, mi permetta un'ultima osservazione concernente le specie
migratorie; questo è forse l'aspetto più grave del presente disegno di
legge e sicuramente il più odioso. Le specie migratorie sono, come noto,
un patrimonio transnazionale, un bene, un patrimonio comune del continente
europeo ed africano. In questo caso si tratta quindi veramente di un
tratto odioso di estremismo venatorio. Sono andato a luglio a Vico Equense
al congresso nazionale dell'ARCI e gli stessi cacciatori più democratici
e più accorti sono attenti a questo equilibrio tra caccia, natura e
specie viventi.
PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena,
deve concludere il suo intervento.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Questo
equilibrio, in questo disegno di legge, è stravolto. Per questo
Rifondazione comunista esprimerà in modo convinto un voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente,
so di avere a disposizione solamente tre minuti e pertanto non mi sarà
possibile svolgere tutte le argomentazioni per giustificare il voto che
esprimeranno i deputati del gruppo della Margherita sul presente
provvedimento, un voto di astensione. L'astensione è giustificata dal
fatto che noi siamo favorevoli ad una legge che si ponga gli obiettivi di
regolamentare, come questo disegno di legge, le deroghe alle specie
cacciabili. Vi è una situazione di completa anarchia dove ogni regione può
emanare una sua legge e dove, in molti casi, le regioni varano
provvedimenti incompatibili con le normative comunitarie; è pertanto
giusto che sia varata una legge in materia di deroghe. È sbagliato però
il disegno di legge che abbiamo oggi esaminato e che ci apprestiamo a
votare.
È sbagliato per molti motivi. Innanzitutto, è sbagliato perché è
inapplicabile e vi sono almeno tre elementi di inapplicabilità. La potestà
della Presidenza del Consiglio di annullare delibere regionali è
incostituzionale e lo ricordava prima l'onorevole Rava. L'assessore
all'agricoltura della regione Puglia Marmo ha già affermato di voler
proporre un ricorso contro questa legge immediatamente dopo la sua
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Pertanto, tale provvedimento non
potrà essere applicato e darà luogo a contenziosi, a ricorsi ai TAR ed a
battaglie giuridiche.
Tale disegno di legge è inapplicabile anche perché non si pone il
problema di come distinguere le leggi regionali attualmente esistenti: nel
testo esse non vengono citate e, quindi, si deve pensare che siano tuttora
vigenti. Chiaramente, se tali leggi fossero in vigore, non sarebbe più
valida quella che ci accingiamo ad approvare.
Inoltre, il provvedimento in esame è in contrasto con la legge n. 157 del
1992, in particolare per quanto riguarda la questione del parere dell'INFS.
La legge n. 157 prevede un parere vincolante, mentre il testo in esame
contempla solo l'espressione «sentito» il parere dell'INFS.
Per quanto concerne il merito, siamo in disaccordo con l'impianto di
questo disegno di legge, poiché si lascia alle singole regioni la potestà
di normare senza alcuna possibilità di ricondurre il tutto nell'ambito di
un quadro nazionale governato e coerente. Non possiamo pensare che queste
specie migratorie possano essere cacciate in una regione e non in un'altra
e se esistono problemi di sovrappopolamento o pericoli di estinzione essi
sicuramente vi saranno anche a livello sovraregionale. Pertanto, è
impossibile pensare che vi sia da parte delle regioni la potestà di
prevedere deroghe alla normativa sulla caccia, senza che vi sia un quadro
nazionale di riferimento.
Abbiamo presentato emendamenti
che riportavano queste osservazioni e che cercavano di migliorare la legge
nel senso che ho illustrato, ma abbiamo ottenuto da parte di questa
maggioranza e del relatore una risposta sprezzante. Si è voluto fare il
muro contro muro. All'inizio si era detto che non si poteva approvare
alcun emendamento, perché altrimenti con l'applicazione di questa legge
non si sarebbero rispettati i tempi necessari per pubblicare i calendari
regionali della stagione venatoria; oggi questo problema non esiste più
e, quindi, avremmo avuto tutto il tempo di mettere mano al testo del
provvedimento e di modificarlo, dal momento che comunque esso troverà
applicazione nelle prossime stagioni venatorie e non in quella attuale.
Questa maggioranza vuole governare in spregio al lavoro del Parlamento,
proponendoci una legge inapplicabile e su ciò giudicheranno i cacciatori.
Essi per primi si renderanno conto che in quest'aula è stata approvata
una legge che non potrà essere applicata e che, quindi, non potrà
rispondere alle loro esigenze. Ciò anche in sprezzo ad un accordo
raggiunto oggi fra le associazioni ambientaliste e animalista e l'UNAVI
(l'unione nazionale delle associazioni venatorie italiane), che prevedeva
proprio l'approvazione degli emendamenti di cui parlavo prima. La
maggioranza vuole governare in questo modo; sarà poi il paese a giudicare
(Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor
Presidente, intervengo molto brevemente innanzitutto per affermare - non
l'ho potuto fare prima - che è assai strano che si contesti alla
componente verde l'avere esposto un cartello molto piccolo e delicato che
recava le parole «I love» e che, quindi, conteneva una dichiarazione di
amore nei confronti di animali che altri vogliono uccidere. Forse si
dovrebbe protestare contro chi li vuole massacrare e non contro chi li
ama.
Credo, peraltro, che il fatto che vi sia stata da parte di associazioni di
liberi cittadini un'iniziativa, che probabilmente ha trovato anche nella
nostra esposizione in Assemblea un particolare fervore, non possa essere
considerato un vulnus, in un'aula dove altri addirittura hanno esposto dei
cappi.
Credo che oggi stiamo
semplicemente rivendicando, a nome del 90 per cento del popolo italiano
(come testimoniano tutti i sondaggi compiuti da istituti di centrodestra e
di centrosinistra e, per fortuna, da tanti istituti indipendenti), il
fatto che, gli italiani sono contrari a questo particolare accanimento nei
confronti dei piccoli volatili. Gli italiani preferiscono sentire un
usignolo cantare piuttosto che massacrarlo.
Questa è la posizione dei Verdi:
sappiamo che su questo rappresentiamo la stragrande maggioranza dei
cittadini di questo paese. Siete voi, colleghi, che vi dovreste
interrogare sull'aberrazione e sull'eccessivo perbenismo anche da parte di
alcuni colleghi che hanno vergogna di essere decisamente contro leggi
incivili. Gli stessi colleghi che si incatenano sulle leggi in materia di
giustizia - e lo facciamo con loro - guarda caso hanno un atteggiamento di
supponenza e di perbenismo sballato nei confronti di norme che in
quest'aula si vogliono approvare in dispregio del comune sentire degli
italiani e della stragrande parte degli europei, respingendo ogni proposta
di buonsenso.
Grazie ad un'iniziativa fondamentale dei Verdi e, all'epoca, anche
dell'onorevole Procacci, questo paese ha una legge sulla tutela della
fauna considerata una legge avanzata e che non vieta la caccia ma, al
contrario, ne prevede una regolamentazione. Voi volete scardinare questo
principio arrivando sostanzialmente ad esasperare i toni ed a portare di
nuovo ad una posizione abolizionista.
Per questo il nostro voto è decisamente contrario in nome degli italiani
e di quelle centinaia di persone che sono ancora fuori da Montecitorio a
manifestare la loro decisa contrarietà al provvedimento. Andremo fino in
fondo utilizzando gli appositi strumenti davanti alla Commissione europea
ed alla Corte costituzionale. Oggi è 17 settembre: questo giorno vi
porterà sfortuna perché oggi avete segnato ulteriormente un
potenziamento della posizione in difesa degli animali (Commenti dei
deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania -
Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto in dissenso dal suo gruppo l'onorevole Rocchi.
Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente,
intervengo per esprimere il mio voto contrario al provvedimento in
coerenza con un impegno di sempre ed in coerenza con il voto espresso sui
vari emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Romele. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROMELE. Signor
Presidente, sarò brevissimo. Dal 1979, 800 mila cacciatori aspettavano
questo provvedimento negato dai governi precedenti. Il programma di
Governo del Presidente Berlusconi, anche con questo passaggio legislativo,
conferma che viene rispettato con piena coerenza. Bravi amici e colleghi
della maggioranza - e non solo, per la verità - che apprestandovi a
votare questa legge non avete abboccato alle bugie di Pecoraro Scanio e
compagni.
Se la politica dei Verdi antianimalisti, anticaccia, antitutto è quella
dimostrata oggi in quest'aula parlamentare, ebbene avanti così nella
sinistra, che andate molto bene.
PRESIDENTE. Sono così esaurite
le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
LUIGINO VASCON, Relatore. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON, Relatore. Signor
Presidente, come relatore non nascondo le difficoltà che ho incontrato
nel seguire il provvedimento. Quello che mi preme sottolineare è,
purtroppo, la facilità con cui è stata demonizzata questa legge. Sono
state espresse parole volgari ed ingiuriose ad indirizzo di chiunque non
ne abbia condiviso lo spirito e l'applicazione ed ancora peggio è che ne
è stato fatto un uso strumentale e demagogico.
Questa legge va a colmare un vuoto legislativo lasciato dalla precedente
legge che regola l'esercizio venatorio, la n. 157 dell'11 febbraio 1992.
Proprio per la mancanza di completamento di quest'ultima l'Italia è già
stata multata per ben cinque volte. La Comunità europea ci ha detto che
se la legge venisse approvata così com'è potrebbero essere sgravati i 22
ricorsi pendenti, altrimenti ne dovremo affrontare altri 22.
Dunque, abbiamo fatto solamente il nostro dovere, abbiamo ottemperato al
completamento di una legge «zoppa» per opportunismo politico di coloro
che all'epoca ne avevano tracciato e portato in votazione il testo.
Pertanto, non dobbiamo di certo raccogliere le provocazioni che continuano
ad arrivare al nostro indirizzo, ma dobbiamo essere fieri di avere
ultimato una legge che prima era zoppa.
Signor Presidente, concludendo ringrazio tutti coloro che mi hanno
assistito e che hanno collaborato alla buona riuscita del provvedimento.
Mi riservo dall'esprimere ulteriori commenti perché non credo sia il
tempo né il momento di seguire inutili e sterili polemiche (Applausi dei
deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Sono così esaurite
le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
(Votazione
finale e approvazione - A.C. 2297)
PRESIDENTE. Passiamo alla
votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico,
sul disegno di legge n. 2297, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(S.
628 - Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di
protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione
dell'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE) (approvato dal Senato) (2297):
(Presenti 405
Votanti 282
Astenuti 123
Maggioranza 142
Hanno votato sì 239
Hanno votato no 43).
Prendo atto che l'onorevole
Vascon non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto che l'onorevole Lucà
non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che ne avrebbe voluto
esprimere uno contrario.
Dichiaro così assorbite le proposte di legge nn.
881-1182-1290-1338-1422-1434.
XIV
LEGISLATURA
RELAZIONE
- N. 2297 - 881 - 1182 - 1290 - 1338 - 1422 - 1434-A
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TESTO
del
disegno di legge
n.2297
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TESTO
della
Commissione
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1.
Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, dopo l'articolo 19 è inserito
il seguente:
"Art. 19-bis.
- (Esercizio delle deroghe previste dall'articolo 9 della direttiva 79/ 409/CEE).
- 1. Le regioni
disciplinano l'esercizio delle deroghe previste dalla direttiva
79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, conformandosi alle
prescrizioni dell'articolo 9, ai princìpi e alle finalità degli
articoli 1 e 2 della stessa direttiva ed alle disposizioni della
presente legge.
2. Le deroghe, in assenza di altre soluzioni soddisfacenti,
possono essere disposte solo per le finalità indicate dall'articolo
9, paragrafo 1, della direttiva 79/409/CEE e devono menzionare le
specie che ne formano oggetto, i mezzi, gli impianti e i metodi di
prelievo autorizzati, le condizioni di rischio, le circostanze di
tempo e di luogo del prelievo, il numero dei capi giornalmente e
complessivamente prelevabili nel periodo, i controlli e le forme di
vigilanza cui il prelievo è soggetto e gli organi incaricati della
stessa, fermo restando quanto previsto dall'articolo 27, comma 2. I
soggetti abilitati al prelievo in deroga vengono individuati dalle
regioni, d'intesa con gli ambiti territoriali di caccia (ATC) ed i
comprensori alpini.
3. Le deroghe di cui al comma 1 sono applicate per periodi
determinati, sentito l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS),
o gli istituti riconosciuti a livello regionale, e non possono avere
comunque ad oggetto specie la cui consistenza numerica sia in grave
diminuzione.
4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del
Ministro per gli affari regionali, di concerto con il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio, previa delibera del
Consiglio dei ministri, può annullare, dopo aver diffidato la
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Identico.
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regione
interessata, i provvedimenti di deroga da questa posti in essere in
violazione delle disposizioni della presente legge e della direttiva
79/409/CEE.
5. Entro il 30 giugno di ogni anno, ciascuna regione
trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero al
Ministro per gli affari regionali ove nominato, al Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle
politiche agricole e forestali, al Ministro per le politiche
comunitarie, nonché all'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS),
una relazione sull'attuazione delle deroghe di cui al presente
articolo; detta relazione è altresì trasmessa alle competenti
Commissioni parlamentari. Il Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio trasmette annualmente alla Commissione europea la
relazione di cui all'articolo 9, paragrafo 3, della direttiva
79/409/CEE".
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