Palermo, lì 04/06/2003
Prot.
n° 18/05 Lf
Preg.mo
On.Ministro
Giuseppe
Pisanu
c/o Dipartimento
della Pubblica Sicurezza
Piazza
Viminale, 1
00100 Roma
Oggetto:
circolare Ministeriale del 05/05 e 20/05/2003
Preg.mo On. Ministro,
faccio
seguito alla mia lettera del 19/05/2003 che allego in copia, per
informarLa delle temute conseguenze in merito all’interpretazione in
sede locale, (Sicilia), della sua circolare del 9 e 20 maggio u.s.
Di fatto, non si riesce più ad ottenere il rinnovo od il rilascio
di un qualsiasi porto d’armi, il motivo? Quello che io ho definito “il
panico della P.A.”.
Gli uffici non tengono più conto delle varie autocertificazioni ed
aspettano, imperterrite, gli originali dei vari certificati, ricevuti i
quali, provvedono ad una certosina ricerca del classico pelo nell’uovo;
fanno caso a sé le informative richieste alle autorità locali, rimaste
particolarmente impressionate dalla frase: “Ogni qualificata
segnalazione di eventi o condotte che possano far dubitare, anche per
indizi, del possesso o della permanenza dei requisiti di affidabilità
richiesti dalla norma…” che, interpretata, significa: se
qualcuno riferisce di aver sentito dire da qualcun altro che Tizio ha
detto: “Piove, governo ladro”, frase poco ricorrente in Sicilia per
scarsa pioggia, Tizio va definito socialmente pericoloso,
con tutte le conseguenze del caso.
Quanto sopra non è un’esagerazione, infatti, è già accaduto
che, in un piccolo centro della provincia di Catania, due tizi in auto
abbiano litigato per futili motivi ad un incrocio, litigio verbale senza
alcuna conseguenza né fisica né di altro tipo, la notizia, adeguatamente
gonfiata date le dimensioni della cittadina, è giunta alle orecchie dei
locali carabinieri che, senza perdere tempo, hanno provveduto al sequestro
delle armi detenute legalmente a casa
Atteso ché, il panico non risparmia nessuno, ne sono rimasti
vittime anche i medici di diverse AUSL, che, per la solita certificazione
sanitaria, hanno richiesto a tutti, indistintamente, visite specialiste
psicologiche, psichiatriche, esami delle urine e del sangue; a parte le
ovvie considerazioni di tale richiesta fatta indiscriminatamente, sul
costo della stessa e sull’assurdità della richiesta fatta ad un Tizio
che, ottenuto il rinnovo della patente di guida nei modi soliti, a
distanza di 48 ore, si è visto richiedere la visita specialistica
oculistica, la psicologica e la psichiatrica ecc. per il rinnovo del porto
d’armi, vi sono conseguenze pratiche molto gravi; i Centri d’Igiene
Mentale, non dimensionati per tale carico di lavoro, già alle prime
decine di richieste, hanno iniziato a fissare prenotazioni per settembre
ed oltre, ed è, ormai chiaro, che, se già prima non bastavano tre mesi,
sommando le varie attese, per ottenere un rinnovo di porto d’armi, il
tempo complessivo previsto raggiungerà e forse supererà l’anno;
infine, se, come ho letto, si pensa di attuare tale norma con cadenza
annuale, oltre all’ulteriore aggravio di spese ci sarà solo da
piangere, da fare esclusivamente in privato, per evitare che qualcuno ci
osservi e lo consideri segno di debolezza psichica ed incorrere ...
In
particolare, ritengo assolutamente urgente ed inderogabile porre
l’attenzione sui seguenti punti:
o
Le visite specialistiche vanno prescritte solo in casi molto
particolari ed alla presenza di obiettive esigenze avvertite e segnalate
dal medico di famiglia.
o
Nei casi ove il medico di famiglia non ravvisi obiettive
necessità che peraltro è obbligato a segnalare nel certificato
anamnestico preliminare, il cacciatore, si sottoporrà ad accertamento
delle condizioni psicofisiche avvalendosi delle strutture pubbliche o
Ufficiali sanitari, canali che si sono percorsi ad ogni rinnovo o primo
rilascio con ottima distribuzione dei carichi.
o
I rinnovi ed i rilasci dei vari porto d’armi devono avere
la precedenza sul controllo straordinaria in corso.
o
Non è accettabile che un porto d’armi non venga rinnovato
perché Tizio non ha pagato una contravvenzione 20 anni fa e ce né si
accorga solo adesso.
o
Ritengo non adeguate alla politica di questo Governo cui
vanta uno stato democratico che molti dovrebbero prendere ad esempio,
adottare sistemi di segnalazioni anche per indizi, con modalità degne del
peggior stato di polizia.
o
Le modalità di sottoporsi a controllo medico previste dal
Decreto Legge emanato dal Ministero della Sanità il 28/04/1998, non
possono essere disconosciute da possibili interpretazioni di chi legge la
sua circolare, senza avere valutato attentamente la presenza di adeguate
strutture sanitarie pubbliche che, nella più rosea aspettativa, ci porta
a delle prenotazioni che vanno da 120 a 150 giorni.
Certo Sig. Ministro, che lei condividerà le mie preoccupazioni e
quelle di tutti i cacciatori che mi onoro di rappresentare; confidando nel
suo personale interessamento ed alla logica del suo partito che fino ad
oggi ha dimostrato di essere garante della giustizia ed onestà, colgo
l’occasione per porgere distinti saluti.
Il
Presidente
Dr. Francesco Lo Cascio

Palermo, li 19/05/2003
Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Al
Sig. Vice Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Sig. Ministro dell’Interno
Al Sig. Ministro delle Politiche Agricole e Forestali
Ai Sig. Prefetti delle Province regionali siciliane
Oggetto:
licenza di porto d’armi e detenzione armi.
Nella
qualità di cacciatore e presidente dell’Associazione Siciliana Caccia e
Natura, mi permetto di scriverVi in merito ai recenti fatti di cronaca, in
cui due cittadini, uno Siciliano e l’altro Lombardo, hanno utilizzato
armi in loro possesso per consumare delle azioni scellerate ai danni di
altri cittadini.
Purtroppo, alla gravità
dei fatti sono seguite reazioni, sia giornalistiche sia politiche, per le
quali mi vedo costretto a rivolgermi alle SS.VV. al fine di esprimere
un’opinione, nella speranza di avere conforto, relativamente alle misure
da adottare, misure auspicate da molti politici, che penalizzerebbero
gratuitamente ed ingiustificatamente molti onesti ed integerrimi cittadini
italiani.
Come troppo sovente
accade, i cacciatori e le categorie che per diletto, professione o
necessità utilizzano armi (tiratori sportivi, guardie giurate,
commercianti, rappresentanti di preziosi ecc.), pagano elevati prezzi
sociali dettati dall’irrazionale emotività di alcune frange politiche o
testate giornalistiche che con colpevole superficialità cercano soluzioni
a dei pretesi problemi con falsi obiettivi, trovando dei rimedi che non
sono risolutivi ma ledono irrimediabilmente la libertà della categoria a
cui appartengo e la dignità sociale. Già una volta come rimedio per
combattere la mafia si limitarono drasticamente i rilasci di porto
d’armi per difesa personale agli onesti cittadini (come se i mafiosi
o delinquenti comuni, nella più larga eccezione, chiedano porto d’armi
o permessi vari per acquistare o detenere armi).
Oggi per eliminare il
problema di atti scellerati, si parla di sottoporre ai possessori di porto
d’armi visite psichiatriche a cadenza annuale, al fine di evitare chissà
quali disastri, e nel frattempo tutti i rilasci e rinnovi giacciono
bloccati nelle diverse questure d’Italia. A tal proposito mi permetto
chiederVi di trattare l’argomento con la razionalità che esso merita,
senza che ancora una volta l’onesto cittadino paghi un prezzo salato per
fatti che non lo coinvolgono direttamente.
Considerato che le
statistiche molto spesso sono utilizzate come motivo sufficiente a
condannare, mi sia permesso di citarne qualcuno per meglio valutare gli
eventi criminosi che ci vedono indirettamente coinvolti: in Italia
esistono circa 800.000 porto d’armi per uso caccia, circa 100.000 porto
d’armi per uso sportivo e difesa personale che sommati ai nuclei
familiari che detengono legittimamente, sebbene a diverso titolo, armi in
casa, portano ad un totale di circa 5.000.000 di persone in possesso di
armi, mentre gli episodi “criminalizzati” sono per nostra fortuna
solamente “2”, che rappresentano una percentuale dello 0,0000004% del
totale.
Io credo che, senza
ulteriori certificazioni, le cifre riportate da sole bastino a stabilire
che non vi sono i paventati pericoli di follie di massa che vedrebbero
trasformata l’Italia in una fabbrica di TERMINATOR e ritenere inutili
ulteriori inasprimenti legislativi su una regolamentazione che è tra le
più severe ed efficienti d’Europa.
Per quanto sopra esposto,
Vi prego di volere intervenire al fine di riportare l’argomento nella
sua giusta proporzione, dando conforto e garanzia alla sicurezza dei
cittadini senza penalizzare una categoria troppo spesso usata come capro
espiatorio.
Mi sia consentito rendere evidente una delle preoccupazioni
principali dei cittadini italiani riguardante la sicurezza e che
l’impressione data dai mass media è che il cittadino medio, onesto e
lavoratore ha meno considerazione che non i comuni delinquenti, per i
quali si sviscerano i problemi psicologici, si cercano i diritti umani, si
analizzano le condizioni nelle quali hanno trascorso la loro infanzia,
ecc., e i diritti dei cittadini che nonostante la disoccupazione,
famiglia, infanzia (tutti abbiamo un’infanzia), mentre gli onesti
nonostante tutto, hanno mantenuto il loro senso civico, l’onestà, il
senso del dovere, l’amore per la famiglia e per il lavoro dove sono i
diritti di questi cittadini? No, alla persona onesta tutto questo le è
negato, è solamente concesso di subire la violenza dei criminali senza
neanche la solidarietà delle istituzioni.
Scusate lo sfogo, ma
desidero esprimere uno stato d’animo che ritengo sia di tutti i
cittadini onesti e denunciarVi nel frattempo che nutriamo la speranza che
gli Onorevoli Parlamentari che guidano il paese, possano concretamente,
trovare soluzioni che tengano in maggior conto le esigenze di benessere,
sicurezza e giustizia.
Certo del vostro sensibile
e sereno interessamento, con l’occasione mi è gradito porgere deferenti
saluti.
Il Presidente
Dr.
Francesco Lo Cascio

Palermo,
lì 05/05/2003
Preg.mo
On.
Assessore Giuseppe Castiglione
C/o Assessorato
Agricoltura e le Foreste
Viale
Regione Siciliana, 2675
90145 Palermo
Oggetto:
Calendario Venatorio 2003/2004
Riteniamo nostro dovere
portare alla sua attenzione quanto segue:
In diversi Comitati
Provinciali Faunistico-Venatorio della Sicilia, è stato dato parere
favorevole da parte dei rappresentanti dell’A.S.C.N. e di altre
associazioni venatorie di permettere l’uso del furetto nel periodo
compreso tra il 1° di settembre ed il 13 di dicembre, le motivazioni che
hanno portato a tale decisione, sono valide e pertanto condivisibili, cosa
del resto, da noi già esternata anche nel 2002.
Ci
permettiamo porre alla sua cortese attenzione, una categoria di cacciatori
che, praticano l’esercizio venatorio alle pendici dell’Etna
accompagnandosi a questo ausiliare che, oltre ai legami storico-culturale,
è indispensabile per la morfologia del terreno, pena l’impossibilità
di svolgere l’attività venatoria.
Tale
necessità è evidente a chiunque conosca anche solo superficialmente il
terreno lavico (“la sciara”) e quindi non contestabile,
inoltre, tali cacciatori, già fortemente penalizzati dalla presenza del
Parco dell’Etna, Oasi ed altri divieti che sottraggono oltre il 67% del
territorio cacciabile, impediscono che un’eccessiva presenza del
coniglio provochi gravi danni alle colture agricole, evitando la
gravissima situazione venutasi a creare nell’interno del Parco
dell’Etna, con danni calcolati in Miliardi di Lire.
Ultimo,
non per importanza, riteniamo che i cacciatori che praticano l’attività
venatoria rispettosi delle leggi, non meritano un ulteriore trattamento
così discriminante che, di fatto, toglierebbe loro oltre un mese di
attività venatoria.
Visto
e considerato quanto sopra esposto, le chiediamo di voler tenerne conto
nella stesura del Calendario Venatorio per l’anno 2003-2004, permettendo
l’utilizzo del furetto per la caccia al coniglio, limitatamente
all’attività venatoria svolta negli anfratti lavici dell’Etna,
nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 13 dicembre.
Inoltre, siamo certi che
condividerà le gravi preoccupazioni degli agricoltori di tutta la Sicilia
per i notevoli danni che la massiccia presenza di Storni ha causato alle
loro produzioni.
Considerando
che la nuova normativa nazionale, attualmente in vigore, permette che sia
autorizzata la caccia a quelle specie causa di danni all’agricoltura,
siamo certi che non vorrà sottrarsi alle sue competenze e porrà rimedio
a tale preoccupante situazione.
Certi che considererà
meritevole d’attenzione tale richiesta, con l’occasione voglia gradire
distinti saluti.
Il Presidente
Dott. Francesco
Lo Cascio