Palermo,
lì 07/07/2003
Preg.mo
Onorevole
Giovanni
Alemanno
Ministro
per le Politiche Agricole e Forestali
Via
XX Settembre, 20
00100
Roma
Egr. Sig. Ministro,
apprendiamo
attraverso l’On. Sergio Berlato il suo impegno personale e politico a
ridare al popolo dei cacciatori, una giusta legge sulla caccia.
In passato, nonostante la presenza di numerose associazioni
venatorie tradizionali, si è consentito nel 1992 l’attuazione di una
legge quadro sulla caccia aberrante.
Con l’avvicendamento dei diversi Governi regionale e Nazionale,
s’iniziarono a confezionare pacchetti di divieti e tagli come appresso:
1)
L’APERTURA DELLA CACCIA DAL 15 AGOSTO VENNE SPOSTATA ALL’ULTIMA
DOMENICA D’AGOSTO;
2)
SUCCESSIVAMENTE LA CHIUSURA DELLA STAGIONE VENATORIA VENNE SPOSTATA
AL 28 FEBBRAIO;
3)
PER ARRIVARE AI TEMPI NOSTRI CON LA LEGGE NAZIONALE 157/92, CHE CI
CONCEDE L’APERTURA LA TERZA DOMENICA DI SETTEMBRE E LA CHIUSURA AL 31
GENNAIO, COME SE CIO’ NON BASTASSE, LA NORMATIVA, CON UN FITTO VINCOLO
DI LEGAME AL TERRITORIO PONE I CACCIATORI AGLI ARRESTI DOMICILIARI
CHIAMANDOLI AMBITI TERRITORIALI DI CACCIA.
Come si può definire tutto ciò: secessione, federalismo,
democrazia o vergogna, quando occorrono casi di cacciatori nati in
Piemonte o Palermo e residenti a Roma per motivi di lavoro si pone
l’assoluto divieto all’esercizio dell’attività venatoria nel
proprio paese d’origine, perché legati in un ambito territoriale di
caccia nel luogo di residenza; o peggio il padre non può recarsi a caccia
assieme al figlio perché non è stato ammesso nell’A.T.C. della stessa
provincia. Riteniamo che questa non si può chiamare giustizia oppure i
cacciatori non sono considerati cittadini Italiani?
Onorevole Ministro, la legge 157/92 e la 394/91 ispirate da una
filosofia aprioristicamente anticaccia, hanno ridotto i cacciatori ad una
specie a reale rischio di estinzione. La 394/91 si è impossessata, in
forma coatta, di tutti i territori a spiccata vocazione faunistica; la
157/92 ha completato l’opera imponendo una serie di balzelli, divieti e
restrizioni fino a relegare i cacciatori in piccoli spazi. La sensazione
che la 157/92 voglia impedire la caccia senza abolirla è chiara. In
proposito è sintomatico quanto recita l’articolo 21 comma 1 lettera c)
che tratta i divieti: “L’esercizio venatorio è vietato nelle foreste
demaniali ad eccezione di quelle che non presentino condizioni favorevoli
alla riproduzione ed alla sosta della fauna”, quindi il concetto è: a
caccia si può andare dove non c’è la selvaggina.
Secondo la legge 157 e diverse associazioni venatorie di chiara
appartenenza politica, per pianificare si deve rinchiudere il cacciatore
in un gabbione. La pretesa di incatenare il cacciatore ad una minima parte
del territorio, oltre ad essere ingiustificata, mi sembra che confligga
con il diritto di ogni cittadino di “circolare e soggiornare liberamente
in qualsiasi parte del territorio nazionale” previsto dall’art. 16
della Costituzione. Salvo che la 157, dopo essersi arrogato il potere di
spogliare l’Assemblea Regionale Siciliana della competenza legislativa
esclusiva in materia di caccia, non si voglia anche arrogare il potere di
privare dei diritti costituzionali solamente il cittadino cacciatore.
A lei Sig. Ministro, i cacciatori chiedono un impegno affinché,
fatto salvo il concetto della gestione del territorio e del giusto
vincolo, si adoperi al fine che queste due leggi dello Stato, impregnate
dal pregiudizio e da false richieste di loschi personaggi che si ergono
con l’inganno a rappresentanti del mondo venatorio ma che mirano
unicamente ad interessi personali, siano smascherati modificando
radicalmente o meglio sostituendo le due leggi, consentendo una caccia
programmata per periodo e specie cacciabili secondo il principio: CONSERVAZIONE,
GESTIONE, UTILIZZO DELLE RISORSE NATURALI.
Il
Presidente
Dott. Francesco
Lo Cascio