SEGUITO
DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE: INTEGRAZIONE E MODIFICHE ALLA
LEGGE REGIONALE 1 SETTEMBRE 1997 N. 33 CONCERNENTE “NORME PER LA TUTELA
E L’INCREMENTO DELLA FAUNA SELVATICA E PER LA REGOLAMENTAZIONE DEL
PRELIEVO VENATORIO”. DISPOSIZIONI PER IL SETTORE AGRICOLO E FORESTALE
NN.(1075-775~832-1035-1054-1055-1087-1097-1131/A).
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PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine
del giorno: Discussione dei disegni di legge.
Onorevoli
colleghi, poiché per il seguito dell'esame del disegno di legge posto al
numero 1) "Norme per l'elezione
del Presidente della Regione e dell'Assemblea regionale siciliana" si
attende che trascorrano le ventiquattro ore previste dal Regolamento per
la presentazione di emendamenti, si procede con il seguito dell'esame del
disegno di legge no.1075‑775‑832‑103S‑
1054‑1055‑1087‑1097‑1131/A) (Seguito)
"Integrazioni e modifiche alla legge regionale 1
settembre 1997, n. 33, concernente Norme Per la protezione, la
tutela e l'incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del
prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e
forestale"', posto al numero 2). Invito i componenti la III
Commissione a prendere posto al banco delle commissioni.
Ricordo
che nella seduta n. 342 del 6 dicembre 2000 era stata svolta la relazione
al disegno di legge. Dichiaro aperta la discussione generale.
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ZANNA. Chiedo dì parlare.
-
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
-
ZANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
ritengo necessario fare, brevissimamente, qualche considerazione, nella
speranza che già possa contribuire a raggiungere l'obiettivo di definire
un testo che, dico subito, dovrebbe essere un poco più equilibrato e più
puntuale rispetto a quello esitato dalla Commissione. Vorrei subito
sottolineare il fatto che in questa legislatura ‑ se non ricordo
male credo che questa sia la quarta o perfino la quinta volta che
discutiamo sulla caccia o trattiamo 1’argomento dell'attività
venatoria; é la quarta volta, poiché abbiamo approvato prima la proroga
e poi la legge numero 33 e via dicendo. Il fatto che in meno di cinque
anni abbiamo fatto quattro leggi sulla caccia ci fa capire come abbiamo
legiferato male. E abbiamo legiferato male ‑ e purtroppo ne è
un'ulteriore testimonianza il disegno di legge proposto dalla Commissione
‑, non rispettando le norme nazionali, la legge‑quadro 157 o,
ultimo episodio, la sentenza della Corte Costituzionale, visto che siamo
qui a discutere per una censura che è avvenuta in sede di Corte
Costituzionale, ma si è cercato sempre ‑ riuscendoci ! ‑ di
rispondere ad altri interessi legittimi, che vengono dalle associazioni
venatorie, per forzare alcune norme e alcuni principi che devono invece
trovare finalmente piena legittimità e piena applicazione anche nella
nostra Regione. E' noto che non passi come amico dei cacciatori, ma quello
che ho sempre cercato di spiegare in questa sede e anche nelle assemblee
pubbliche con loro è quello che la battaglia che in questi anni ho
portato nei diversi dibattiti delle diverse leggi che abbiamo fatto non è
stata una posizione ideologica o pregiudiziale. Ho detto più di una volta
che non sono e non sarò mai un cacciatore, ma mi sono sempre
esclusivamente battuto per una regolamentazione dell'attività venatoria,
nel pieno e totale rispetto delle norme in vigore da anni, da quasi dieci
anni nel resto del Paese e che, dove applicate, in un giusto equilibrio
anche con le norme di tutela dell’ambiente ‑ mi riferisco in
questo caso alla legge‑quadro sull’ambiente, la n. 394 del 1991
‑ hanno fatto sì che l'attività venatoria sia programmata,
equilibrata, cosa che invece in questa Regione non è avvenuto, proprio
perché sono prevalse altre indicazioni. Le vorrei ricordare, onorevole
assessore, che per sposare queste tesi oltransistiche e per inserire nella
nostra normativa delle forzature, per ben tre volte l'attività di caccia
è stata sospesa da sentenze del tribunale, al quale diverse
organizzazioni ambientaliste e protezionistiche si sono rivolte. La colpa,
quindi, non è di chi cerca l'applicazione della legge, ma di chi ha
voluto definire ed approvare, in questo parlamento, norme inapplicabili
...
-
CUFFARO,
assessore per l’agricoltura e le foreste. Ma il C.G.A. ha sospeso la
sospensiva!
-
ZANNA. Poi vediamo da chi è nominato il
C.G.A., onorevole Assessore.
-
CUFFARO,
assessore per l’agricoltura e le foreste. Noi vorremo vedere da chi
quelli del TAR!
- ZANNA.
Sarà vero anche quello che dice lei, però alla fine un organo al di
sopra delle parti, come la corte costituzionale, ha sancito il fatto che
questa Assemblea ha forzato i termini previsti dalle norme nazionali.
Vorrei aggiungere, onorevole
Assessore, che forse sarebbe anche corretto e giusto, dopo quasi quattro
anni, più di tre anni, fare un bilancio anche dell'applicazione della
legge n. 33/97 che avrebbe dovuto non solo riguardare, interessare il
calendario venatorio, perché la legge numero 33/97 non è concentrata
solo sugli articoli la e 19, dove si decide come e quando e che cosa
cacciare nella nostra Regione, ma prevede una serie di norme per la
programmazione e l'incremento anche della fauna della nostra Regione che
sono state del tutto disattese. E allora credo e spero che questa sia
l'ultima volta che noi, sicuramente in questa legislatura, poi chi ci sarà
nella prossima vedremo, spero che sia l'ultima volta, sia per questa
legislatura che per il prossimo futuro, che questo Parlamento sia chiamato
a discutere ed approvare l'ennesima legge sulla caccia. Questo è
possibile solo se noi continuiamo ‑ abbiamo fatto dei passi avanti
nelle diverse modifiche che abbiamo apportato alla legge n. 33 del 1997
‑ a recepire, la nostra Regione, le indicazioni, i principi,
l'impostazione della legge quadro, della legge n. 157; altrimenti avremo
ancora un'attività venatoria priva di programmazione, incurante della
tutela del territorio, avremo una caccia consumistica che preleva, che
prende soltanto dal territorio, distruttiva quindi e priva così di una
prospettiva. In gioco, onorevoli colleghi, a mio giudizio, non è solo la
possibilità che tra qualche anno nella nostra Regione non si potrà più
davvero cacciare, perché non ci sarà più nulla da cacciare e la
risposta non può essere questi falsi ‑ ed altra presa in giro per i
cacciatori ‑ ripopolamenti che non rispettano e non rispondono a
criteri gestionali tecnico‑scientifici, ma sono soltanto
un'immissione nel territorio di selvaggina senza nessuna programmazione e
senza, appunto, criteri scientifici, che hanno portata soltanto a
sperperare ulteriori risorse. illudendo i cacciatori, che pensano, magari
all'indomani, di ritrovare maggiore selvaggina nel nostro territorio.
Quello che voglio dire è che, se vogliamo programmare il prelievo
venatorio e l'attività di caccia non si può continuare a farlo come
finora é stato fatto, perché, ripeto, il tema che avremo davanti tra
qualche anno, se non cambiamo regime, non sarà quello della fine della
caccia ma dell'intero nostro ecosistema nel quale anche noi come esseri
umani viviamo. E la risposta non può essere, a questa crescita di carenza
nella presenza di selvaggina, quella di aprire gli spazi cercando magari
di aggirare le chiare indicazioni contenute nella sentenza della Corte
costituzionale, magari avendo più spazio per i cacciatori nelle zone D di
parco, così come viene proposto, o stravolgendo ancora una volta, cosi
come era scritto nella legge n. 33 e cosi com'è stato cassato e censurato
dalla Corte costituzionale, di non individuare correttamente, così com'è
previsto dalla legge nazionale, i confini degli ambiti territoriali. Per
concludere, vorrei soltanto fare una breve riflessione nel merito del
testo di legge elaborato dalla Commissione che, dico subito, spero
vivamente venga cambiato, anzi radicalmente cambiato dal dibattito di
quest'Aula, se lo faremo e se arriveremo a determinarci. Credo che sia
ridicolo ‑ mi si consenta ‑ il tentativo portato avanti da
quel testo di aggirare, tentare di aggirare i presupposti e i vincoli
voluti e sanciti dalla sentenza della Corte costituzionale. Lo possiamo
anche fare, onorevoli colleghi, lo abbiamo già fatto altre volte, pur di
accontentare le esigenze e le richieste che vengono dal mondo venatorio.
Lo possiamo fare ancora una volta, sono certo, così come è avvenuto
altre volte e così come, purtroppo ‑ a me non piace dire che ho
avuto ragione, perché poi se le conseguenze sono quelle che abbiamo visto
non mi fa piacere neanche dire di avere avuto ragione, non vorrei dire
ancora un volta, prevedere quello che poi succederà ‑ e purtroppo
è successo già altre volte ‑ che questa Assemblea forzi i termini
delle questioni, non si attenga alla sentenza della Corte costituzionale
per accontentare il mondo venatorio ed avremo una nuova impugnativa, una
nuova sospensione della caccia, una nuova sentenza che censurerà
l'attività di questo Parlamento. Allora vediamo di attenerci
rigorosamente a quello che c'è scritto.
Ritengo, per capire qual è la
mia opinione, che è più coerente a quello detto e scritto nella sentenza
il decreto che ha fatto l'Assessore, che ha permesso quest'anno di
cacciare, che non sicuramente questo disegno di legge, che stravolge gli
orientamenti espressi dalla Corte costituzionale. Vorrei fare un esempio:
direi è mirabile il tentativo di sostituire, per esempio uno dei punti
fondamentali della sentenza riguarda i confini degli ambiti territoriali,
‑ di aggirare l'indicazione chiara e netta della sentenza che
richiama espressamente la legge nazionale numero 157, di cancellare la
parola “fondamentalmente” laddove si parla del confini omogenei degli
ambiti territoriali, sostituendola con la parola
"possibilmente"; questo per cercare di aggirare successivamente
le conseguenze dell'accettazione ‑ inevitabile, per quanto mi
riguarda ‑ della legge numero 157 in materia. Gli ambiti devono
essere subprovinciali e i confini devono essere fondamentalmente omogenei
al territorio, e non possibilmente omogenei. E se parliamo di confini
chiari e nitidi negli ambiti territoriali ‑ purtroppo devo dire, ma
a così per tutti, e nella legge nazionale c'é scritto questo e la
sentenza ci invita, per non dire ci impone, al rispetto di quella legge
numero 157 ricordo che le isole minori hanno confini più chiari e più
netti di tutti, visto che sono circondate o accerchiate dal mare, come
direbbe un assessore di questo Governo, anzi come ha detto un assessore di
questo Governo.
-
PRESIDENTE. Era di altro Governo.
-
ZANNA. Pure di questo Governo.
-
PRESIDENTE. Pure è un avverbio; mi pare fosse
del Governo Capodicasa nel momento in cui pronunciava la fatidica frase.
-
ZANNA. Questo è vero, pertanto il
"reato" è stato consumato durante quel Governo, ma poi è stato
confermato nell'attuale Governo per questi meriti...
Come
per esempio, onorevole assessore, continuare a lasciare aperta la caccia
alla coturnice siciliana, che ha visto me personalmente impegnato in una
battaglia in sua difesa, non accettata da questo Parlamento, e finalmente
anche qui c'é una precisa e netta indicazione che ci viene e che, mi
auguro, per la prossima apertura della caccia sarà esclusa dalle specie
cacciabili, é un'altra di quelle perle contenute nel disegno di legge e
che qui non vengono affrontate.
Il
disegno di legge proposto dalla Commissione, per quanto mi riguarda, é da
cambiare radicalmente; anzi, non solo non tiene conto della sentenza,
ripeto, portando avanti un ridicolo tentativo di aggirare le indicazioni
di questa sentenza, ma inoltre aggiunge altri temi del tutto
inaccettabili, come quella più palese, dell'apertura della caccia nelle
zone C e nelle zone D di parco, stravolgendo la legge regionale in materia
di ambiente e territorio. Approfitto, e concludo, signor Presidente, per
dire una cosa. Mi auguro che l'Aula si determini per modificare la legge
numero 33 del 1997, che è una legge sull'attività venatoria e che non ci
sia il tentativo, a mio giudizio non previsto neanche dal regolamento di
quest'Aula, di inserire in questa legge norme che non riguardano
l’attività di caccia, come per esempio norme che modificano le leggi
nostre in materia di ambiente, la legge numero 14 e la legge numero 91,
così come viene invece proposto dal disegno di legge, che io considero
improponibile in questo testo. Oppure altre norme che riguardano magari
personale, la legge numero 16 del 1996.
Siccome
lei, Presidente, é stato sempre mito rigoroso in questi anni nel rispetto
del Regolamento dì questo Parlamento e finalmente, tranne l'inizio, non
si é più proceduto a deliberare leggi che riguardano l'universo mondo,
penso e spero che se dobbiamo fare una nuova legge sulla caccia, si faccia
una legge solo sulla caccia.
-
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole
Virzì. Ne ha facoltà.
-
VIRZI’. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, registro con grande soddisfazione che finalmente l’Assemblea
regionale siciliana si accinge a dire forse non l'ultima , ma almeno la
penultima materia, in relazione a una legge che fu votata in quest'Aula
nel 1997. Io credo che tutti, Governo e Parlamento, dovremmo ripensare a
noi complessivamente, come nostra capacità di funzionamento in termini di
resa
legislativa
dì fronte al ricordo terribile dell'iter di questa legge: furono
impugnati dal Commissario dello Stato soltanto tre articoli!
Attendiamo
di chiudere la discussione generale sulla rivisitazione di questa legge
alla fine del gennaio 2001 e nel frattempo sono successe una serie di cose
che hanno cambiato il quadro sostanziale, il panorama in cui ci muoviamo
Per legiferare.
L'onorevole
Zanna, dal suo punto di vista, giustamente ricorda che questa incertezza
giuridica permette un superiore rivendicazionismo da parte delle
associazioni venatorie, che chiedono di poter cacciare nelle "zone
D" dei parchi.
Mi
permetto di ricordare che questa Assemblea regionale, in pieno Governo
Capodicasa, ad esempio nelle "zone D” dei parchi ha permesso
l'apertura delle vecchie cave e perfino di nuove cave, che ritengo abbiano
un impatto ambientale ben superiore a quello che può avere un piccolo
gruppo di cacciatori che va a cercare conigli in giro nelle Madonie.
Mi
permetto anche di ricordare che nel frattempo ‑ senza che nulla sia
passato da quest'Aula, cioè con un'attività di decretazione ‑
qualche assessore al Territorio ed all'Ambiente ha aumentato a dismisura
il territorio siciliano, la quota di territorio siciliano in qualche modo
garantito dalla proclamazione di parco o riserva naturale, oasi orientata
e via discorrendo.
Io credo che siamo molto al di
là del 25 per cento del territorio complessivo provincia per provincia.
Credo che l'Assemblea regionale siciliana, l'Assessorato regionale
all'Agricoltura dovrebbe mettere in movimento un immediato monitoraggio
per vedere qual é la reale condizione di agibilità di un diritto che qui
ci limitiamo a proclamare formalmente: da quante parti ancora, in quanti
terreni praticamente può andare un cacciatore in regola con le tasse?
mi
permetto di ricordare sommessamente che qualche alterazione
dell'equilibrio è stata introdotta ad esempio dall'assessore Federico
Martino, il quale ha detto che in un colpo solo quattrocento ettari in
provincia di Agrigento venivano dichiarati oasi naturale orientata e lì
è vietato il calpestio dell'erba, è vietato il prelievo di terriccio, è
vietato asportare legnetti e tronchi, non si può circolare dalle nove di
sera in poi con i fari accesi nel proprio terreno perché si disturba la
biofauna e in tutto questa ha proliferato qualche cosa di cui in questa
legge non c'è traccia, cioè l'affidamento a privati che da ciò hanno
tratto pubblico beneficio per fare ciò che la Regione avrebbe potuto
benissimo fare da sola.
Nel decreto c'era scritto che
per sette anni noi abbiamo una convenzione col W.W.F. che prendeva
centinaia di milioni ogni anno ed era chiamato ‑ il W.W.F. ‑ a
gestire il rispetto di questa convenzione, ad esempio a garantire che non
si gavazzasse ‑ questo è il termine usato nel decreto ‑
nell'oasi protetta oltre le ventuno di sera.
Cose
che sono francamente ai limiti del ridicolo e che indicano una copiatura
pedissequa di un linguaggio da leguleio degli anni cinquanta e che però
ci vediamo riproposte nel
momento in cui viene da Roma un personaggio, che rappresenta un ente
sostanzialmente privatistico, e se ne va con in tasca una convenzione che
per sette anni gli regala trecento milioni Per fare ciò che dovrebbe fare
il Corpo Forestale della Regione.
Noi,
per stare attenti al nostro territorio, abbiamo il Corpo Forestale della
Regione. E' l'unico settore nel quale incredibilmente ‑ siamo
forniti di un braccio operativo.
In
prima Commissione legislativa alcuni colleghi tedeschi, di un lander
tedesco, ci hanno domandato se la Regione avesse una polizia per la tutela
operativa delle sue leggi e ci hanno anche chiesto se siamo un Consiglio
comunale. Noi abbiamo risposto di no, poi ci hanno chiesto se avevamo una
polizia per imporre il rispetto delle regole emanate ed abbiamo risposto
di no. Allora ci hanno detto che non sono vere leggi perché se non c'è
potere di coazione non c'è possibilità
dì rispetto della legge. La legge indica preventivamente ai cittadini un
comportamento corretto. La fase successiva é quella della repressione di
ciò che si è indicato come un comportamento non consentito.
Pochi
giorni fa, per dirne un altra, il responsabile del Parco delle Favorita
(che è il più bello, il più prestigioso, il più carico di storia del
territorio di Palermo) ci ha detto che una comunità di nomadi per fare
legna da ardere ‑ costoro praticano anche la macellazione a cielo
aperto ‑ si sono mangiati due ettari di riserva storica; allora io
mi chiedo perché là ci stanno un gruppo di agenti privati, di pistoleros,
privatamente congiunti in ibrido connubio con il Comune di Palermo, e non
c'è invece il Corpo forestale della Regione?
Molto
giustamente qualche collega in relazione a questa legge, mette in campo
anche le specifiche competenze venatorie del Corpo forestale. Io credo che
sempre di più e sempre meglio noi dobbiamo attrezzare il Corpo forestale
per la tutela del nostro ambiente: dobbiamo affrancarlo nel migliore dei
modi. Pertanto, mi permetto di eccepire che quando parliamo, ad esempio in
questo tentativo di correzione dell'impugnativa del Commissario dello
Stato, parliamo di vigilanza venatoria e quindi di guardie venatorie, io
sul piano del principio mi permetto di eccepire che è inconcepibile
mettere sullo stesso piano il pompiere e il piromane (che non è un uomo
maniaco seguace dell'onorevole Piro) il piromane è un uomo che ama gli
incendi; le seguaci femmine si chiamano pirofile.
In
termini di vigilanza venatoria, noi non equipariamo i cacciatori agli
anticacciatori, abbiamo imposto ai cacciatori di variare i loro statuti
per adeguarsi alla funzione di vigilanza venatoria, adesso vogliamo
delegiferare in materia perché la stessa cosa non è stata fatta dalle
associazioni ambientaliste; quindi persone che culturalmente militano, per
carità con
legittimità,
dall'altro lato, vengono esentate dall'obbligo di adeguare i propri
statuti nel momento in cui debbono operare nel
delicatissimo
settore della vigilanza venatoria, ed è un indebito vantaggio. Ci sono
alcune cose che vanno bene e abbiamo obbedito nella buona sostanza alle
grandi linee della legge nazionale. Ma, assessore Cuffaro, io mi permetto
un sommesso rilievo che non è un rimprovero, cerchiamo di ricordarci che
abbiamo ulteriormente delimitato geograficamente gli spazi in cui si può
muovere il cacciatore siciliano.
lo
credo che, nel momento in cui diminuisce il servizio che offre la Regione
siciliana, nel momento in cui limitiamo lo spazio del diritto del
cacciatore, a me pare ingiusto che lo facciamo pagare quanto ieri, quando
sostanzialmente poteva andare a cacciare in mezza Sicilia: diminuiscono
gli spazi e la tassa rimane uguale?
Se
c'è un minimo di giustizia, un minimo di criterio distributivo nel fare
le leggi nel momento in cui ci troviamo di fronte a persone che sono le
uniche che chiedono di esercitare un diritto e lo pagano e non chiedono
nulla alla Regione Siciliana, anzi ci troviamo di fronte a una categoria
di contribuenti, noi dimezziamo loro i diritti lasciando intatto tutto lo
spazio dei doveri; io credo che ‑ la vogliamo chiamare una carezza
sarebbe un atto di grande giustizia, non credo che sia materia
costituzionale, credo che è nostra assoluta discrezione perché nel
momento in cui correggiamo alcune visibile storture riportando ad esempio
negli ambiti provinciali ì territori delle Isole, creda che non ci costi
nulla addivenire anche a questo atto di elementare giustizia.
Io
voglio sperare che non insorgano anche problemi di natura finanziaria,
voglio sperare che alla fine dell'iter di questo nostro dibattito non
cadiamo nella trappola, forse anche per volerli aiutare, di andare
incontro ad un’altra impugnativa da parte del Commissario dello Stato,
perché i miei personali convincimenti e sentimenti di amicizia nei
confronti del mondo venatorio, che rappresenta nonostante tutto una nobile
e antica tradizione della nostra terra, non mi portano al punto di volere
ottenere un effetto "boomerang".
Io
temo che se noi mettiamo che alcuni servizi sono assolutamente gratuiti e
che alcuni diritti non si pagano per eccesso di cortesia e di simpatia,
rischiamo di ottenere l'effetto boomerang per una nuova impegnativa da
parte del Commissario dello Stato, e dopo un iter che è durato oltre
quattro anni, io credo che questa sarebbe l'ultima beffa. Grazie.
-
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole
Oddo. Ne ha facoltà.
-
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
penso che sia arrivato il momento, non tanto perché evidentemente si
tratta di un fatto eccezionale, stiamo evidentemente dando corso ad una
discussione che per giunta è nata dall'esigenza di dare ulteriore
risposta alla legislazione in materia di caccia, visto e considerato anche
la nota sentenza della Corte Costituzionale. Però io credo che è
arrivato il momento di fare una riflessione.
E
credo che possa essere una riflessione utile nel senso che dobbiamo porci
non solo il problema di fare una buona legge che, comunque, fa i conti con
quanto evidentemente sancito nella sentenza dell'Alta Corte. Ma dovremmo
per un attimo soffermarci sul fatto che nessuna, in questa fase, forzatura
o meno é ammessa perché è ovvio che ci copriamo di ridicolo. Parchi?
Voi sapete meglio di me che da anni in Sicilia esercitare l'attività
venatoria è stato molto difficile e molto complesso. Sono evidentemente
molti gli anni in cui si è dovuta interrompere l'attività perché sono
intervenute sentenze specifiche da parte dei TAR Siciliani, in special
modo del TAR di Catania, e evidentemente questo ha creato, anche una
situazione particolarissima , dove l'esercizio dell'attività venatoria
sancito dalla nostra Costituzione e dalle legge vigenti, sia nazionali,
sia regionali, è stato evidentemente arduo.
Molto
difficile da concepire anche in una nuova, secondo me, possibilità di
aprire una fase dove anche dal punto dì vista culturale noi dobbiamo
discutere; e dobbiamo vedere in che modo stimoliamo una nuova cultura in
coloro che esercitano l'attività venatoria.
Sembrerà una cosa
possibilmente fuori delle righe, però io penso che noi dobbiamo discutere
di come inquadriamo il discorso che riguarda l'esercizio dell'attività
venatoria nella nostra Isola e, soprattutto, che segnali dobbiamo mandare
ai cittadini che esercitano questa attività. E debbono, sicuramente,
essere segnali: uno di certezza della norma; due, di serietà
nell'affrontare le questioni; tre, di sfuggire assolutamente a forme che
evidentemente fanno sicuramente non giustizia di ciò che ruota attorno
anche al mondo della caccia, nel senso che non è vero che, può sembrare
una cosa ovvia, che il cacciatore cioè il cittadino che esercita
l'attività venatoria la esercita con l'ottica di colui che opera contro
l'ambiente. Questo non è vero. Non è vero perché io credo che sia
invece utile cominciare a pensare in che modo l'opera di chi dovrà
operare all'interno di un ambito territoriale di caccia che è
un’assoluta novità per quanto concerne la nostra realtà, ma che è
stato sperimentato bene in alcune regioni d'Italia, è l'opera di chi
sostanzialmente deve preoccuparsi ancora di più rispetto di come ha fatto
fino ad oggi di come quell'ambito abbia tutti i requisiti possibili e
immaginabili affinché non si commetta appunto alcun danno dal punto di
vista ecologico‑ambientale.
Io
credo che nella maggior parte dei cittadini che esercitano questa attività
c'è questa consapevolezza e c'è oltre tutto la consapevolezza in buona
parte di questi nella stragrande maggioranza che chi la esercita
commettendo veri e propri reati, mi riferisco, per esempio al
bracconaggio, deve necessariamente essere perseguito con controlli seri.
Io
credo che su questo dobbiamo vedere in che misura seri controlli è
possibile effettuarli per come si deve.
Perché
spesso nell'immaginario collettivo l'esercizio di un’attività rispetto
a un reato a tutti gli effetti che si commette evidentemente con il
bracconaggio viene molto più confuso di quanto noi pensiamo.
Basta
citare per esempio le note tristi vicende che riguardano lo Stretto di
Messina e l'abbattimento dei rapaci che evidentemente ha interessato
moltissimo anche organi di stampa e su cui è evidente che dobbiamo anche
in questo senso riflettere.
Noi
non abbiamo In Sicilia casi particolari rispetto anche a ciò che è stato
osservato, all'esperienza che abbiamo, non credo che abbiamo, dal punto di
vista della nostra osservazione, dell'osservatorio che sino ad oggi è
l'assessorato agricoltura e foreste, il corpo forestale, dipartimenti
faunistico venatori e cosi via.
Noi
non abbiamo fenomeni in Sicilia esasperati o fuori da qualsiasi logica del
rispetto delle norme per cui qui dentro possiamo, in maniera ansiosa,
affrontare l'argomento; Io credo che lo potremo affrontare rispetto anche
al lavoro che ha fatto la terza commissione in maniera, come sa fare
questo Parlamento, serena, dando risposte ai cittadini, evitando peraltro
che parti di loro si convincano che siano semplicemente, più o meno,
interessati solo rispetto alle scadenze elettorali, che è un altro punto
su cui, secondo me, dobbiamo assolutamente evitare di dare questa
impressione.
Poi
vedremo se c'è da limitare o meno la caccia ad una specie rispetto a
quello che accade nel resto d’Italia, se, per quanto concerne gli
istituti che operano in materia, ci sarà o meno rispetto a dati
scientifici, a dati che evidentemente si rifanno su certezza delle
indagini che si fanno In tal campo, si vedrà se, eventualmente, limitare
o meno rispetto anche a queste disposizioni, la caccia o meno a qualsiasi
specie, non solo alla coturnice.
Io
credo che dobbiamo essere, come siciliani, rispetto anche alla specificità
delle nostra isola, agganciati comunque a ciò che il mondo scientifico da
questo punto di vista in materia è in grado di consigliarci, e quindi se
le questioni relative alla coturnice saranno questioni che ci
convinceranno, benissimo, si assumerà una decisione o una norma di
carattere generale che vieta o meno la caccia ad una determinata specie
rispetto anche a ciò che è stato deciso o che verrà deciso in sede
nazionale.
Io credo che il lavoro fatto
in terza commissione sia un lavoro buono, nel senso che fa i conti non
solo con quanto contenuto nella nota sentenza, ma fa anche i conti con un
altro punto che secondo me è essenziale da parte di un Parlamento che si
accinge a varare un'ulteriore legge di modifica alla 33, mi riferisco alla
gestione degli ambiti territoriali di caccia e a sperimentare in maniera
seria il funzionamento degli stessi, perché finora sappiamo che gli
ambiti ci sono solo come momento di limite per quanto concerne anche la
libertà del cittadino di operare l'esercizio dell'attività venatoria,
dobbiamo pensare a come questi ambiti territoriali, debbono organizzarsi e
funzionare per come si deve, e, soprattutto, dobbiamo pensare come gli
ambiti territoriali di caccia concepiti in questa nuova forma siano
effettivamente ambiti dove si discute di recupero ambientale, dove c'è
bisogno, e dove si discute, effettivamente, di come il patrimonio
faunistico viene a tutti gli effetti anche gestito.
Certo,
sembrerà una forzatura parlare di gestione del patrimonio faunistico, ma
io dico che c'è la necessità anche di entrare in questi argomenti con
“buoni governi" e meno degli ambiti territoriali di caccia.
Cosa
voglio dire? Noi dobbiamo pensare a forme di finanziamento degli ambiti
territoriali di caccia agganciati a quanto noi richiediamo al cittadino
siciliano di pagare per esercitare l'attività venatoria sul nostro
territorio.
Mi
pare che sia assolutamente serio e abbia una correlazione il fatto di
chiedere al cittadino si di pagare le tasse per esercitare quella attività,
ma, nel contempo , di destinare quelle somme, gli introiti, anche se è
una forzatura, le entrate derivanti dalle tasse per quanto concerne la
possibilità di esercitare l'esercizio venatorio in Sicilia, né in un
apposito capitolo per fare in modo che gli ambiti territoriali di caccia
siano realmente gli ambiti dove si può discutere di come realmente
agricoltori, cacciatori, ambientalisti e quante altre figure utili ad un
buon governo degli ambiti stessi, si mettano assieme e cercano di porsi i
problemi che ognuno si auspica che possono affrontare. Allora, il punto
della gestione finanziaria è importante, come è importante la gestione
democratica degli ambiti territoriali di caccia.
Non
è possibile pensare, oppure indicare anche nel modo come é stato posto
in quest'Aula all'attenzione del colleghi, la questione riguardante il
come alcuni Ambiti sono stati finora, nell'esperienza che abbiamo corta sì,
ma comunque significativa, ambiti in cui esercitano l'attività poche
persone.
Da
gestione democratica degli ambiti è un fattore fondamentale, non possiamo
pensare ad ambiti, io capisco che apro un capitolo su cui sicuramente si
discuterà, m non sono assolutamente d'accordo che per quanto concerne le
isole ‑ ed ecco perché nell’ambito del disegno di legge secondo
me è stata individuata una soluzione che io condivido ‑ si possa
avere una gestione pseudo‑familiare degli ambiti dei territori di
caccia.
Poche
persone, pochi intimi, pochi amici io credo che questo tipo di
impostazione sia assolutamente dannosa. Noi dobbiamo assicurare la
gestione democratica vera degli ambiti territoriali di caccia, dobbiamo
assicurare la presenza anche di specialisti in termini di qualità, quindi
la presenza nella gestione degli ambiti deve essere valutata, non e
assolutamente possibile pensare ai quattro amici al bar che poi sì
trasferiscono su una zona per esercitare l'attività venatoria. Non è
possibile, si tratta di patrimonio faunistico, si tratta di territorio, di
ambiente, di cose serie e quindi dobbiamo essere conseguenti. Dobbiamo
concepire, senza alcuna forzatura, io sono d'accordo con tanti colleghi
anche se evidentemente ho un modo diverso di guardare a questa realtà, la
discussione.
lo
vorrei tranquillizzare l'onorevole Zanna tra di noi non c'è nessuno che
può pensare a forme che fanno tutto in una volta a pugni con le questioni
indicate nella sentenza della Corte.
Dobbiamo
darci, con queste modifiche, finalmente una legislazione che funzioni,
attuabile, seria che non tenti di fare forzature, sia dalla parte di
coloro che ancora oggi, richiamandosi a una certa storia, ad un certo
fascino, ad una certa cultura del cacciatore siciliano, sia da chi guarda
ancora con diffidenza deve, secondo me, trovare un buono, sano, produttivo
e serio punto di equilibrio. Io mi batterò per questo.
-
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole
Piro. Ne ha facoltà.
-
PIRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
la discussione sulla caccia e sulla regolamentazione della caccia in
Sicilia ha un andamento ciclico. Credo che nel momento In cui dovesse
trascorrere un anno senza che in questa Assemblea si potesse trattare
l'argomento caccia saremo colti da una sindrome di astinenza.
Bisogna
però chiedersi perché avviene questo: se avviene cioè per la necessità
di corrispondere in termini legislativi alla evoluzione del quadro
normativo complessivo, anche europeo e nazionale, per il mutarsi delle
condizioni sociali, geografiche, o se questo avviene anche a causa di un
modo che si è purtroppo consolidato nella nostra Assemblea, di guardare a
questa questione minimizzando la portata della prescrittività delle norme
che vengono sia dall'Unione Europea ‑ si tratti essi di direttive,
di accordi ‑ e dalle norme della legge quadro nazionale.
Questo
è stato argomento di discussione e di confronto anche aspro, di scontro
anche in occasione della ultima legge che regolamenta la caccia, che
l'Assemblea regionale siciliana ha emanato. Questo ha portato
all'impugnativa di alcune partì e non piccole di quella delibera
legislativa e poi alla pronuncia della Corte Costituzionale che, a sua
volta, costituisce l'origine, anche se sicuramente in parte, di questa
nuova iniziativa legislativa.
Dico
in parte perché se l'iniziativa legislativa avesse guardato alla necessità
di colmare i vuoti determinati dalla sentenza della Corte Costituzionale
nella nostra legislazione e avesse proposto un adeguamento formale e
sostanziale e indirizzi dettati dalla stessa Corte Costituzionale,
certamente non ci sarebbe stata alcuna questione; questo stesso disegno di
legge avrebbe potuto essere stato trasformato in legge dalla nostra
Assemblea in pochissimo tempo.
La
realtà non è questa. Il disegno di legge è diventato una nuova
regolamentazione della caccia; rivede profondamente, e in alcuni casi in
maniera estremamente incidente, la precedente legislazione; per alcuni
versi si adegua alla sentenza della Corte costituzionale, per altri
ripropone questioni che sono già state, in maniera ultimativa, definite
dalla stessa Corte, o li pone in termini che ‑ a nostro avviso
‑ ponendosi, ancora una volta, in netto contrasto con le direttive
comunitarie e con la legge quadro numero 157/92, non possono che portare
ad un'altra impugnativa da parte del Commissario dello Stato e ad un'altra
sentenza negativa.
So
apprezzato, a questo proposito, il richiamo che ha fatto l'onorevole Virzi
nel suo intervento ‑ com'è noto le posizioni mie sul tema della
caccia differiscono anche abbastanza sostanzialmente da quelle
dell'onorevole Virzi ‑ ma ho apprezzato il richiamo che egli ha
fatto ad un’attenzione vera a questo tema . Perché, tra l'altro, non
credo che né chi sì è intestato il disegno di legge, né chi riveste la
carica di governo, possa trarre alcun beneficio dal fatto che, pur di dare
conto a posizioni francamente estreme o inaccettabili che provengono da
alcuni settori del mondo della caccia, alla fine si faccia un cattivo
servizio a tutti i cacciatori.
Come
è noto io non sono un cacciatore; vorrei che la caccia non ci fosse,
questo non mi ha impedito e non mi impedisce di pensare in termini
positivi, cioè, dì pensare a una regolamentazione della caccia che
consenta di cacciare, ma dentro un quadro abbastanza certo e definito di
regole da una parte, e nel rispetto dell’ambiente e della natura
dall'altra. E quindi quanto mi opportuno, io credo, porre attenzione alle
norme che sono state qui presentate, proprio per evitare di andare
incontro ad un ennesimo naufragio facendo un cattivo servizio allo stesso
mondo della caccia.
Vi
sono, poi, previsioni del tutto nuove, se non proprio formalmente, almeno
sostanzialmente, che meritano un dibattito, che meritano un confronto, su
alcune delle quali non siamo per niente d'accordo e sulle quali abbiamo
presentato degli emendamenti sui quali richiamiamo ancora una volta
l'attenzione dell'Aula, della Commissione e del Governo.
Per
quanto riguarda il merito del disegno di legge premesso lo sforzo che andrà
fatto di osservare in maniera pedissequa gli indirizzi dettati dalla Corte
Costituzionale ‑ noi pensiamo che alcune questioni non siano
accettabili.
mi
riferisco, in particolare alla previsione contenuta nell'articolo 4
relativo all'apertura della caccia nei demani forestali. Va ricordato che,
in Sicilia in particolare, il demanio forestale, soprattutto quello
realizzato, è stato pensato in funzione squisitamente protettiva
dell’ambiente, di recupero del dissesto idro‑geologico e che
questi stessi demani sono soggetti ad aggressioni quasi tutte, per non
dire tutte, da parte degli uomini e che ogni anno porzioni consistenti del
demanio forestale se ne vanno in fumo, sono aggredite da fatti legati
anche ad attività criminose. Questo non vuol dire ovviamente lungi da me
anche solo pensare a questo ‑ che vi sia una connessione stretta .
Perché non c'è dubbio che sorge più di una perplessità nel considerare
che un’iniziativa, che nasce, avente come finalità squisitamente la
protezione dell’ambiente, possa invece essere volta ad un'attività che
sicuramente ha un impatto non secondario con l’ambiente stesso.
Andrebbe,
in ogni caso, invertito l'onere. Perché, essendo il demanio proprietà
della Regione ed essendoci un ente, che in questo caso è l'Azienda delle
foreste che gestisce il demanio, dovrebbe essere invertito l'onere. Cioè
dovrebbe essere non sentita l'Azienda, ma dovrebbe essere l'Azienda, caso
mai, a proporre quelle zone, per quelle specie e per quel periodo limitato
in cui si potrebbe eventualmente cacciare.
Cosi
come non siamo assolutamente d'accordo ‑ mi dispiace qui dissentire
dall'onorevole Oddo ‑ con il fatto che le isole minori siciliane
vengano inserite nel contesto degli ambiti territoriali di caccia delle
rispettive province.
Mi
chiedo a cosa possa servire. Alcune dì queste isole sono piccolissime o
comunque molto piccole, tranne che non si pensi di poter trasferire tutti
i cacciatori di una provincia (che so? Tutti i cacciatori della provincia
di Trapani), nell'isola di Marettimo, nell'Isola di Levanzo, tutti quanti,
tutti insieme. Perché non si comprende, a questo punto, quale
regolamentazione possa esserci.
E,
siccome non penso che l'obiettivo finale sia questo alcune di queste
isole, ripeto, sono molto piccole, in altre difficilmente io credo si
possano rintracciare specie cacciabili, molte di queste però sono o
contengono riserve naturali, nelle quali l'attività di caccia é vietata,
immagino che l'unico scopo per cui è inserita questa previsione sia
quello di far si che si abbassi, con l'inserimento del territorio delle
isole, la quota delle rispettive province che concorre, in qualità di
zona protetta, alla formazione di quel 25 per cento di territorio nel
quale non si pu6 cacciare perché individuato, appunto, come area
destinata alla protezione della fauna. Un escamotage, ma un escamotage non
praticabile, a nostro avviso, non solo sotto il profilo del merito, ma
anche sotto il profilo del contrasto che si determinerebbe con la
previsione contenuta nella legge‑quadro, la legge n. 157, che, a
questo proposito, è estremamente chiara e non controvertibile, laddove
afferma che il territorio delle Isole va considerato a parte e
separatamente dalla restante quota del territorio provinciale che concorre
alla determinazione del 25 per cento.
Non
credo che ci possano essere altre discussioni su questo. Vi sono altre
questioni, quali, ad esempio, la riproposizione, formulata all’articolo
9, con la quale sì ripropone la cacciabilità della coturnice in Sicilia.
Ricordo
per l'ennesima volta, che la coturnice è specie dichiarata protetta dalla
direttiva comunitaria n. 79409.
Non
siamo d'accordo con la previsione secondo cui si possono individuare
sub‑ambiti provinciali e, in questo caso, si prevede addirittura la
possibilità di poter cacciare in quattro ambiti: quello proprio di
residenza più altri tre.
E'
graziosa ‑ devo dire ‑ la previsione per cui i parenti di un
cacciatore che risiede in un ambito possono avere precedenza rispetto ad
altri. Non si comprende, però, se debbono essere residenti in Sicilia o
possono essere residenti anche in Nuova Zelanda. Per la semplice
circostanza di essere parenti, peraltro non si specifica entro quale
grado, del cacciatore possono avere precedenza rispetto anche a residenti
in Sicilia.
Previsioni
molto forzate in questo disegno di legge ce ne sono parecchie, come quella
‑ ed il punto che per quanto ci riguarda più devastante dal punto
di vista della concezione soprattutto che prevede di individuare per legge
le zone C e D dei parchi regionali come aree contigue. Evidentemente
facendo una voluta confusione tra la tipologia di area contigua definita
dall'articolo 32 della legge‑quadro nazionale in materia di
ambiente, la legge numero 394, e la nostra legislazione sui parchi.
Qui
è opportuno ancora una volta richiamare che la nostra legislazione sui
parchi individua quali territori interni al parco, le zone A. le zone B,
le zone C e le zone D. Come è noto le zone A sono quelle ad integrale
riserva, le zone B sono quelle a riserva graduata, le zone C sono quelle
nelle quali si possono realizzare le iniziative previste dalla legge e dai
regolamenti del parco. In particolare, si distinguono tra zone C estese e
zone C puntuali, per esempio nel territorio delle Madonie ci sono alcune
zone C estese ed alcune zone C puntuali, dove è prevista la realizzazione
‑ ed in alcune di esse già sono state realizzate ‑ di
strutture ricettivo‑turistiche.
Immagino
che cosa possa essere previsto se passasse questa legge per il fatto che
nelle zone C si può utilizzare la caccia. Per cui, all'improvviso in una
notte in un campeggio arrivano dei cacciatori che pretendono dì cacciare
In quella zona C perché la legge consente di cacciare nelle zone C.
Ripeto
a me sembra un’estremizzazione notevole, proprio un errore concettuale e
comunque una posizione estremamente sbagliata. Ma certamente la previsione
che si possa cacciare nelle Zone C è fuori dalla grazia di Dio perché
chi l'ha scritta non sa cosa sono le zone C, non c'è mai stato in una
zona C di parco. Chi va sulle Madonie, chi conosce le Madonie, ad esempio,
sa esattamente cosa sono le zone C. ma ripeto la nostra legge prevede le
zone C e le zone D, in cui è consentito l'esercizio dì tutta l'attività
umana, purché compatibili con le finalità di protezione dell'ambiente.
La
nostra legge non prevede altre zone. Non prevede zone esterne. Le aree
contigue sono quelle invece previste dalla legge nazionale, in
particolare, dall'articolo 32 della legge n. 394. E’ opportuno in questa
fase richiamare cosa dice l'articolo 32:
Le
regioni d’intesa con gli organismi di gestione delle aree naturali
protette e con gli enti locali interessati stabiliscono piani e programmi
e le eventuali misure di disciplina della caccia, la pesca, l'attività
estrattiva e per la tutela dell'ambiente, relative alle aree Contigue
della aree protette, ove occorre intervenire per assicurare la
conservazione dei valori delle aree protetto stesse".
C'è qui un primo elemento
perché la legge quadro nazionale richiede che l'eventuale previsione di
apertura dì caccia debba essere stabilita attraverso piani e programmi
d'intesa tra la Regione, gli enti parco e gli enti locali interessati. Qui
non c'è nulla di tutto questo. Qui c'è una previsione per legge che non
tiene conto né della necessità del parere degli enti parco e degli enti
gestori delle riserve, eventualmente, e neanche degli enti locali.
Dice
il comma 2 che i confini delle aree contigue sono determinati dalle
regioni d'intesa con l'organi di gestione delle aree protette.
Anche
qui un altro contrasto con la legge‑quadro perché i confini vengono
definiti per legge stabilendo che tutte le zone C e le Zone D debbono
essere definite aree contigue.
Prevede
il comma 3 dell'articolo 32 che la caccia possa essere autorizzata
soltanto per i residenti, mentre qui le aree contigue diventano come tutte
le altre zone, in cui è possibile quindi che, non solo dall'interno della
Sicilia, ma addirittura da
fuori della Sicilia, possano venire, sia pure a determinate condizioni,
cacciatori a cacciare.
Non
proseguo su questa elencazione perché il contrasto é così radicale,
netto e assoluto che questa previsione non può che a nostra avviso, anche
per questi aspetti, essere assolutamente censurata sotto il profilo della
sua proponibilità costituzionale, che viene accentuata, credo, dalla
presa di posizione degli Enti Parco, in particolare, espressasi attraverso
un documento formulato dal coordinamento regionale della Sicilia della
Federazione italiana di Parchi e delle riserve naturali che, in data 16
novembre, ha formulato ed inviata a vari soggetti istituzionali un
documento nel quale si ribadisce il nettissimo no degli Enti Parco a
questa previsione contenuta nel disegno di legge in esame, che prevede
appunto le configurazione delle zone C e D come aree contigue, con alcune
motivazioni, che io condivido assolutamente, tra le quali, per esempio,
rilevano che per costante giurisprudenza costituzionale all'interno dei
parchi e delle riserve è vietato l'esercizio dell'attività venatoria,
all'interno dei parchi e delle riserve ‑ ripeto ‑ le zone C e
D non considerate zone interne dalla legge sui parchi e una
modifica della legge sui parchi non può essere portata surrettiziamente
all'interno di una legge che è gestita da un'altra commissione che
riguarda un altre argomento, che è appunto la caccia. Peraltro un tema
che sicuramente presenta problemi di impatto e di possibile contrasto con
la legislazione di protezione ambientale tale da richiedere quanto meno un
coordinamento.
Che
nel 1989 il Tar Sicilia ritenne illegittimo l'esercizio venatorio al
coniglio selvatico all'interno della zona D del Parco dell'Etna, attività
originariamente consentita dal Regolamento dei Parco, solo in funzione del
calendario venatorio e non sulla base di specifiche valutazione
tecnico‑scientifiche dell'Ente Parco. La circostanza che parti
significative delle attuali zone C e D dei Parchi ricadono all'Interno di
zone di protezione speciale e siti di interesse comunitario di cui la
direttiva CEE 79409 e 9342 determina il contrasto della previsione
dell'attività venatoria in zona C e D con le disposizioni comunitarie in
materia di conservazione della natura e protezione della fauna.
In realtà non è questo a
nostro avviso il modo di individuare, di risolvere il problema se non
quello di prevedere, d'intesa con gli Enti Parco, con gli Enti locali,
delle zone limitrofe, contigue agli attuali confini dei Parchi in cui
potere disciplinare In maniere specifica questa attività.
Concludo
richiamando l'attenzione anche sulla previsione contenuta nell'articolo 17
che trasferisce le competenze delle ripartizioni faunistico venatorie
dall'Agricoltura alle Foreste.
E'
un tema su cui a nostro avviso si può discutere, che merita attenzione
anche, però, con riferimento a due carichi: la legge n. 10 del 2000 che
ha riformato la pubblica Amministrazione regionale ed il possibile
contrasto tra controllori e controllati che Si potrebbe determinare nel
caso in cui, appunto, le ripartizioni faunistiche entrassero a far parte
della Direzione delle Foreste che, com'è noto, è per legge preposta
all'attività venatoria, alla repressione dei fenomeni di attività
incontrollata ed abusiva.
-
CINTOLA. Chiedo di Parlare.
-
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
-
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, Intervengo solo per esprimere la soddisfazione che il disegno di
legge sia pervenuto In Aula anche, mi auguro, per l'iniziativa assunta
nella Conferenza dei Capigruppo , quando ho avuto modo, a nome mio
personale e del Gruppo del CDU, di ribadire la necessità che questa legge
pervenisse velocemente in Assemblea, avesse il suo corso con gli
aggiustamenti, le proposizioni costruttive che l'Assemblea ed i colleghi
vorranno dare, e daranno, nella certezza che anche questo punto che
riteniamo nodale della vita amministrativa della Regione, abbia una sua
conclusione positiva, nel rispetto delle leggi e degli interessi
sacrosanti dei lavoratori.
-
PRES1DENTE. E' iscritto a Parlare l'onorevole
Pantuso.
Dopo
il suo intervento non ci sono altri iscritti a parlare, per cui pongo in
votazione la chiusura delle iscrizioni a parlare.
Chi
é favorevole resti seduto, Chi é contrario si alzi.
(E’
approvata)
Ha
facoltà di intervenire l'Onorevole Pantuso
-
PANTUSO. Signor Presidente, Onorevoli
colleghi, affronto questo argomento con assoluta pacatezza, anche perché
su questo argomento, negli anni. si sono sviluppate problematiche,
contrapposizioni, crediamo strumentali, che certamente non hanno giovato né
al mondo ambientalistico né al mondo che ruota attorno alla questione
venatoria.
Un
falso culturale, in fondo, che ha visto l'ambientalismo contrapporsi al
mondo venatorio come se fossero due mondi in contrapposizione, in
contrasto; addirittura su posizioni di guerra di religione in verità su
questi due elementi importanti della vita moderna del nostro territorio si
è voluto introdurre un elemento, direi di carattere ideologico, quasi,
che ha spezzato, ha rimarcato, una diversità, una contrapposizione,
addirittura un conflitto tra due mondi che, invece, culturalmente non
possono che camminare insieme. E quindi é necessario che l’opportunità
che ci viene offerta da questo disegno di legge vada colta al volo e
tempestivamente, é necessario che su questo argomento ci possa essere un
certo equilibrio, una certa moderazione, nell'interesse complessivo del
mondo della natura, al di li delle differenze tra ambientalisti e
cacciatori.
Ora
questa posizione che assumo é fortemente personale, però che anche altri
componenti del Gruppo dei Democratici condividono, e, poc’anzi ho
ascoltato con molto piacere l'intervento dell'onorevole Piro, che su
questo argomento ha usato toni riconosciutamene equilibrati ed aperti a
soluzioni che siano moderate e utili a sanare un contrasto che, ripeto,
non giova assolutamente a nessuno, soprattutto alla tutela dell'ambiente
in Sicilia.
Il
mondo venatorio indubbiamente, appunto perché fortemente interessato alla
tutela e alla Salute dell'ambiente, non
nemici dell'ambiente stesso, anzi; e quindi paradossalmente,
rispetto a una cultura che, soprattutto nella nostra Regione é diventata
quasi imperante, il mondo venatorio appare ‑ a vedere la questione
con equilibrio e moderazione ‑ semmai un elemento di deterrenza
rispetto ad atti di vandalismo e addirittura dì danneggiamento feroce
della natura e, anzi, elemento di protezione e di tutela stessa della
natura in Sicilia.
A
queste va aggiunta un’ulteriore, importante argomentazione, che é
quella riguardante l'aspetto economico, che pure é rilevante in questo
settore.
Bene,
il mondo venatorio rappresenta una possibilità dì occupazione, di
sviluppo, di lavoro, per una fetta, per un segmento importante
dell'economia siciliana e dell'economia nazionale. migliaia di famiglie
vivono grazie appunto a ciò che produce il mondo venatorio e chiaramente
questo argomento ‑ l'argomento dello sviluppo dell'economia, del
lavoro, dell'occupazione certamente non é da sottovalutare e da posporre
ad altri pur legittimi argomenti ed esigenze.
Quindi
equilibrio e moderazione su un argomento che non può essere affrontato
con l'accetta ma va ben coordinato nello sforzo complessivo dì tutela di
ciò che nella natura va tutelato, ma certamente di tutela, di garanzia di
un mondo che, è importante, per quanto riguarda l'aspetto umano, dal
punto di vista hobbistico, ma e ancor più importante dal punto di vista
economico ed occupazionale.
Questa
contrapposizione, la difficoltà che ha incontrato una legiferazione, che
in questi anni si è susseguita, è stata ancor più resa difficile da
posizioni devo dire assolutamente unilaterali ‑ assunte dal TAR
Sicilia di Catania che singolarmente si è visto contrapposto, in maniera
totale, alle istanze che vengono dal mondo venatorio.
Certamente
qualcosa che non funziona c'è e quel qualcosa che non funziona nel campo
dell'amministrazione della giustizia certamente poi scatena reazioni anche
di natura sociale che non giovano ad un assetto culturale, ad una gestione
del rapporto tra categorie sociali, che pure è fondamentale.
Questo
disegno di legge mi vede complessivamente favorevole e sostanzialmente
d'accordo anche se nell'esame dell'articolato dovrò prendere delle
differenziazioni.
La mia - ripeto - è una
scelta fondamentalmente personale sia pure condivisa anche da altri
rappresentanti del Gruppo dei Democratici - e in ogni caso va chiarito che
- appunto lo diceva prima l'onorevole Piro, notoriamente punto di
riferimento dell'ambientalismo siciliano - su questo argomento noi
assumeremo una posizione moderata, equilibrata che
tenda a rimarginare ferite, a sanare incomprensioni e a dare una
regolamentazione del settore che sia equilibrata e giusta.
-
FLERES, Presidente della Commissione e
relatore. Chiedo di parlare.
-
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
-
FLERES, Presidente della Commissione e
relatore. Signor presidente, a conclusione di questo dibattito sicuramente
interessante ed altrettanto importante, anche perché spiana la strada
verso l'individuazione di soluzioni possibili, io desideravo fare
brevissime considerazioni.
Il
testo esitato dalla terza Commissione è un testo che naturalmente risente
delle opinioni dei suoi componenti - nel caso specifico dell’opinione
unanime del componenti della terza Commissione - che hanno valutato
positivamente questo tipo di impostazione.
Questo
non significa che la Commissione intende attestarsi in maniera rigida alle
scelte che sono state compiute, tant'è che già ha predisposto alcuni
emendamenti che vanno in di direzione delle osservazioni che io ho
ascoltato dall'onorevole Oddo, dall'onorevole Piro, dall'onorevole Zanna e
dall'onorevole Pantuso.
Devo
dirle, a margine di questo intervento, che ogni qualvolta si affronta il
tema della riforma delle attività venatorie, che mi avvicino alla
discussione di questi argomenti con entusiasmo e le spiego il perché.
Ci
sono pochissimi argomenti in Aula che determinano discriminanti di natura
ideale. Uno di questi è certamente l'attività venatoria. E' un argomento
che determina discriminanti di natura ideale. Uno di questi è certamente
l'attività venatoria; è un argomento che determina discriminanti di
natura ideale e in quanto tale nobili da qualunque parte essi provengano,
sia da parte di chi desidera esprimere posizioni spiccatamente
ambientaliste, sia da parte di chi mantiene posizioni più vicine a
quelle che sono le attese del mondo venatorio, sia da parte di chi si deve
trovare per la funzione che esercita nella posizione di dovere mediare le
istanze di alcuni rispetto alle istanze di altri.
In
qualunque caso infatti le argomentazioni fornite sono argomentazioni
nobili, al di là del loro riferimento normativo, delle loro motivazioni
giuridiche, giurisprudenziali e amministrative. Ecco, credo che questo
aspetto nella discussione del disegno di legge non sia da sottovalutare. E
credo che questo sforzo l'Aula debba fare, dato che certamente
maggioritaria è la presenza di coloro ì quali vogliono regolare questo
mondo sapendo che l'esercizio venatorio è un diritto costituzionalmente
sancito e statutariamente demandato alla Regione siciliana.
Ciò
non significa però che non sì debba procedere con un certo equilibrio,
con una certa moderazione ‑ come opportunamente diceva poc'anzi un
collega.
Allora
ha valore, ha dignità di considerazione sia la posizione di chi ritiene
di dovere mummificare il territorio ritenendo che questo rappresenti il
modo per contribuire alla sua salvaguardia, Così come e dignitosa la
posizione di chi ritiene che i cacciatori siano i veri tutori del
territorio, in quanto in assenza di un’opportuna salvaguardia dello
stesso non potrebbero esercitare la loro attività, perché altrimenti
verrebbe meno la materia prima.
Dunque,
onorevoli colleghi, con la conclusione della discussione generale su
questo disegno di legge e con la scadenza del termine per la presentazione
degli emendamenti, approfittando anche del fatto che l'Aula ha già deciso
di procedere con la discussione dì altri disegni di legge, mi permetto di
chiedere alla Presidenza dell’Assemblea l’eventualità di poter
svolgere informalmente attività di commissione cosi da trovare in quella
sede le soluzioni più adeguate per pervenire poi in Aula con una proposta
che sia una proposta che tenga conto delle osservazioni teste formulate.
Per
carità, poi ci sarà sempre chi è a favore e chi contro, però se sì ha
già una proposta che tenga conto della necessità di un equilibrio da
realizzare all'interno di un testo che certamente proprio per le
caratteristiche a cui facevo riferimento merita una notevole attenzione
proprio per non esasperare le posizioni né in un senso né in un altro.
Gli
spazi possono esserci; sicuramente le soluzioni possono essere ricercate e
trovate. Un dato però è oggettivo signor Presidente: non possiamo
spingerci a considerare in maniera emotiva una scelta, a valutare le
soluzioni sul piano esclusivamente motivo. lo non sto dalla parte di chi
considera il coniglietto un animale indifeso, io lo considero un roditore
che talvolta devasta le produzioni agricole; io non considero i volatili
soltanto una specie da proteggere ‑ e lo sono sicuramente; li
considero anche una specie fortemente sanguinaria capace di devastare gli
altri volatili: Mi riferisco ai rapaci e talvolta capaci di devastare le
produzioni agricole.
lo
non sono molto d'accordo, e non lo è la Commissione che in tal senso ha
sviluppato un lungo ragionamento, con quelli che ritengono che parte delle
risorse finanziarie della Regione debbano essere sprecate per compensare
gli agricoltori danneggiati dalle attività dei conigli nelle zone
mummificate di territorio. Sono convinto che le risorse della Regione
debbano essere utilizzate per salvaguardare il territorio, per consentirne
lo sviluppo non certo per ottenere un risultato che potrebbe essere
ottenuto come, per esempio, con il contributo di coloro i quali desiderano
svolgere attività venatoria sia pure regolamentata, circoscritta,
delimitata, eccetera.
Onorevoli
colleghi, credo che tutti questi aspetti vadano ponderati, vadano
studiati, vadano affrontati con il massimo della serenità e della
consapevolezza dei vincoli che derivano dalla normativa comunitaria, che
non si intende violare, che derivano dalla normativa nazionale, che non si
intende violare, m rispetto alle quali non sì intende neanche andare
indietro poiché tutta una serie di disposizioni di carattere nazionale
possono essere mutuate anche nella realtà siciliana.
Tuttavia,
non si può non tenere conto che la realtà siciliana, come diceva credo
l'onorevole Virzi, è caratterizzata da una presenza di aree protette, di
parchi e di riserve in percentuali molto superiori rispetto ad altre zone
d'Italia. Penso, ad esempio, alla provincia di Catania, laddove il 60 per
cento del territorio è sottoposto a vincoli di natura ambientale in
quanto sono presenti in quel territorio parchi e riserve in cospicua
quantità.
Tutti
questi aspetti quindi devono far parte di un medesimo ragionamento che non
può essere sbilanciato né in un senso né in un altro, altrimenti noi
non avremo risolto il problema della regolamentazione dell'attività
venatoria, avremo soltanto finto di aver risolto questo problema
aggiungendo elementi che sono tutt'altro che risolutori e decisivi nel
momento in cui, appunto, non teniamo conto di quella che è la realtà
oggettiva.
Signor
Presidente, in conclusione, mi permetto di ribadire la mia richiesta,
utilizzando i tempi morti del lavoro parlamentare, di riunire la
Commissione informalmente in modo che possa svolgere questo compito di
mediazione complessiva per giungere finalmente in Aula con un testo o
comunque con delle soluzioni che siano di facile approccio e di facile
confronto. Grazie.
-
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, da questo
momento si chiude la discussione generale. Pongo in votazione il passaggio
all'esame degli articoli.
Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'
approvato)
Sono
stati presentati numerosi emendamenti al disegno di legge in discussione,
per cui il nostro Regolamento interno impone una sospensione di 24 ore per
poter passare alla trattazione degli stessi.
La
Presidenza accoglie la richiesta dell'onorevole relatore e quindi nella
giornata di oggi potrà svolgersi tranquillamente la Commissione con il
compito di fare una mediazione delle varie posizioni.
Onorevoli
colleghi, l'Assemblea terrà seduta giovedì 1 febbraio 2001, alle ore
10.30, con il seguente ordine del giorno:
I
- COMUNICAZIONI.
Il
- DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1)
--Norme per l'elezione del Presidente della Regione e dell'Assemblea
regionale siciliana". (no.1111-2-3-21-2728-65-276-634-708-839-860-876-10a5/A)
seguito)
Relatore:
on.le Aulicino
2)
Integrazioni e modifiche alla legge regionale 1 settembre 1997, n. 33,
concernente 'Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della fauna
selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni
per il settore agricolo e forestale".
(nn.
1075-775-832-1D38 1054-1055-1087-1097-1131/A) (seguito)
Relatore:
On.le Fleres.
La
seduta è tolta alle ore 13.06.
(Licenziato
dal Servizio Resoconti alla Ore 14.50)

PRINCIPALI
MODIFICHE ALLA LEGGE 33/97 APPROVATE DALL'A.R.S. NELLA SEDUTA DI GIOVEDI
1° MARZO
-
Possibile
richiesta d'indennizzo alla Ripartizione Faunistico Venatoria entro
sette giorni per danni subiti dagli agricoltori da parte della fauna
selvatica
-
Individuare
entro il 28 febbraio di ogni anno, da parte della Ripartizione
Faunistico Venatoria e previo parere dell'Azienda delle foreste
demaniali che s'intende acquisito dopo 30 giorni, le zone del demanio
forestale ove consentire l'esercizio venatorio (IMPUGNATO
DAL COMMISSARIO DELLO STATO)
-
Nei
centri privati di riproduzione di fauna selvatica è consentito il
prelievo di animali vivi allevati, da parte del titolare, di
dipendenti e di persone nominativamente indicate
-
L'Assessore
emana il Calendario Venatorio, sentito il Comitato regionale
faunistico-venatorio, dopo aver acquisito il parere dell'Istituto
nazionale per la fauna selvatica
-
Specie
cacciabili dal 1° ottobre al 30 novembre: coturnice siciliana
-
Specie
cacciabili dal 1° novembre al 31 gennaio: cinghiale
-
Gli
ambiti territoriali di caccia hanno dimensione sub-provinciale e
possono composti da porzioni di territorio appartenenti a più
province
-
Nel
caso in cui una provincia abbia una superficie destinata a protezione
della fauna superiore al 25% del territorio agro-silvo-pastorale può
essere costituito un unico ambito (IMPUGNATO
DAL COMMISSARIO DELLO STATO)
-
Il
cacciatore ha diritto di accesso a tre ambiti oltre quello di
residenza nel caso che non sia raggiunta in essi la densità massima
-
L'Assessore
può consentire al cacciatore di usufruire di un numero di giornate di
caccia tra venti e trenta in due ambiti, limitatamente alla selvaggina
migratoria, con una partecipazione economica di L.10.000 ad ambito
-
Entro
il 31 dicembre di ciascun anno il cacciatore presenta istanza per un massimo di tre ambiti oltre quello di residenza, a
parità di condizione cronologica avranno la preferenza i parenti fino
al secondo grado del cacciatore ammesso
-
Il
cacciatore che consegue la licenza di caccia nel corso della stagione
venatoria, su richiesta, viene iscritto in soprannumero negli ambiti
già scelti e assegnati al cacciatore che lo accompagnerà nei dodici
mesi successivi (IMPUGNATO
DAL COMMISSARIO DELLO STATO)
-
Le
isole Eolie, Pelagie, Egadi, Pantelleria ed Ustica fanno parte di uno
degli ambiti della provincia di appartenenza (IMPUGNATO
DAL COMMISSARIO DELLO STATO)
-
L'importo
della tassa per ogni ambito è il 17% della tassa regionale
-
I
capi di selvaggina stanziali devono essere registrati subito dopo
l'abbattimento, i capi di selvaggina migratoria alla fine della
battuta di caccia
-
Al
cacciatore che non consegna il tesserino entro i sessanta giorni dalla
chiusura della caccia si applica una sanzione da L.50.000 a L.300.000
-
Colui
che eserciti l'allenamento e/o l'addestramento di cani da caccia di
qualsiasi razza, in difformità a quanto disposto dall'art. 41 viene
punito con una sanzione da L.50.000 a L.300.000
-
I
Cittadini in possesso della qualifica di guardia volontaria venatoria
e ambientalista nel 1997 non devono sostenere l'esame di
abilitazione
-
L'Assessore,
d'intesa con l'Ente parco, individua le zone contigue che potranno
comprendere porzioni delle attuali zone D di parco (IMPUGNATO
DAL COMMISSARIO DELLO STATO)

XII
LEGISLATURA
XXVII
SESSIONE ORDINARIA
____________
364ª
SEDUTA PUBBLICA
Martedì
13 marzo 2001 - ore 10.30
____________
ORDINE
DEL GIORNO
I - COMUNICAZIONI.
II - DISCUSSIONE DEI
DISEGNI DI LEGGE:
1)
"Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2001 e bilancio pluriennale per il triennio 2001-2003".
(n. 1167)
2) "Disposizioni
programmatiche e finanziarie per l'anno 2001". (n. 1168)
3)
"Nota di variazioni al bilancio di previsione per l'esercizio
finanziario 2001 e per il triennio 2001-2003". (n. 1195)
4)
"II nota di variazioni al bilancio di previsione per l'esercizio
finanziario 2001 e per il triennio 2001-2003". (n. 1200)
5) "III nota di
variazioni al bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2001 e
per il triennio 2001-2003". (n. 1202).
III -
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
-
"Integrazione e modifiche alla legge regionale 1 settembre 1997, n.
33, concernente 'Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della
fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio'.
Disposizioni per il settore agricolo e
forestale". nn.1075-775-832-1038-1054-1055-1087-1097-1131/A)
(seguito)
Relatore:
on. Fleres.